Scienza e Medicina

La genetica agraria e il futuro dell’agricoltura sostenibile

2 ottobre 2018 | Scritto da La redazione

L’ultimo Congresso della Società Italiana di Genetica Agraria ha avuto come tema centrale quello dell’agricoltura sostenibile: quali sono le innovazioni che possono fare la differenza nello sviluppo di piante più resistenti e produttive?

Genetica agraria

Piante più resistenti ai cambiamenti climatici, in grado di fare fronte a diverse condizioni ambientali e agli attacchi dei comuni parassiti: la genetica agraria promette di migliorare la qualità della vita delle piante e, di conseguenza, anche la nostra. Ad occuparsi della disciplina è la Società Italiana di Genetica Agraria, nata nel 1954, che conta oggi oltre 300 soci: dal 25 al 28 settembre, nel Palazzo della Gran Guardia a Verona, la Società ha organizzato il suo 62° Congresso nazionale: articolato in sette sessioni, una tavola rotonda e un workshop, il Congresso ha avuto come tema centrale “Lo sviluppo e la produttività delle piante per un’agricoltura sostenibile”.

“I genetisti italiani sono all’avanguardia per quanto riguarda lo studio dei genomi, dei vegetali, delle piante di interesse agrario.” – ci spiega Mario Pezzotti, presidente della Società Italiana di Genetica Agraria e professore di questa disciplina all’Università di Verona – “In particolare, nel nostro Paese sono stati fatti molti passi avanti nello studio dei genomi che possono essere d’interesse per l’agricoltura, ovvero quelli che possono migliorare le piante dal punto di vista qualitativo e quantitativo, e che possono rendere le piante più sostenibili.”

Il Congresso è servito anche per approfondire i meccanismi che le piante hanno messo in atto per interagire con l’ambiente in cui crescono, sviluppando sistemi per monitorare e rispondere alle variabili ambientali. Nei vari interventi si è parlato, per esempio, degli studi finalizzati al miglioramento genetico delle piante agrarie per la produttività, la qualità e l’interazione pianta-ambiente, ma anche delle nuove frontiere delle biotecnologie, come l’utilizzo delle tecniche di trasformazione genetica e di superamento delle barriere del differenziamento in colture in vitro.

Un aiuto concreto anche per quanto riguarda la sostenibilità ambientale: come ha ribadito Mario Pezzotti, piante più resistenti sono anche potenzialmente più produttive: “La produttività in campo agricolo è dovuta principalmente a tre fattori: l’uso della chimica, l’uso delle macchine agricole e l’uso di nuove specie vegetali. La genetica agraria ha contribuito a quest’ultimo fattore per il 50%, ovvero proprio grazie all’uso della genetica, la produttività è aumentata notevolmente” – continua il prof. Pezzotti – Sono infatti nate nuove varietà di piante, sviluppate grazie alla genetica agraria, che hanno portato all’incremento della produttività e questo incremento, a sua volta, ha portato a una riduzione delle terre coltivabili necessarie per produrre una quantità di cibo maggiore.”

Il Congresso è stata anche l’occasione per discutere della sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso 25 luglio che regola le nuove tecniche di editing genetico in ambito agricolo: questa decisione, infatti, rischia di equiparare gli organismi ottenuti tramite la tecnica di mutagenesi, più conosciuta come CRISPR-Cas9, agli OGM ottenuti attraverso la transgenesi, considerata meno sicura dal punto di vista genetico. La sentenza è stata accolta da molte critiche da parte della comunità scientifica e dal mondo agricolo, che avevano sperato di trovare nelle tecniche di editing genetico un nuovo impulso per la ricerca nel settore: “In questo modo si blocca una formula del tutto sicura, obbligandola a sottostare a una legge vecchia di 17 anni, nonostante nel frattempo la ricerca abbia fatto passi da gigante”, ha spiegato Pezzotti.

La redazione
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