Scienza e Medicina

Lo stretto legame fra clima e pandemie

18 febbraio 2020 | Scritto da La redazione

Arriva la conferma da uno studio de La Sapienza, la questione climatica e l’insorgenza di nuove pandemie sono fenomeni strettamente legati

Prima del Coronavirus, o meglio, usando il nome ufficiale, Covid-19, c’era la SARS, la MERS, l’Ebola e altre. Malattie terribili con un elemento in comune: si tratta di zoonosi, ovvero malattie la cui origine è da rintracciarsi negli animali selvatici. Un nuovo studio sottolinea il ruolo della crisi climatica nella diffusione di queste malattie infettive.

 

Un contatto troppo stretto. Secondo gli esperti, con buona probabilità, il Covid-19 che sta preoccupando tutto il mondo è una malattia dei pipistrelli che ha fatto il salto di specie, arrivando a contagiare l’uomo. Il termine specifico è zoonosi e indica una qualsiasi malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. Esistono da sempre ma stanno diventando sempre meno rare perché il contatto fra uomo e animali selvatici sta diventando sempre meno raro . La perdita degli habitat, in parte legata anche ai mutamenti climatici, assieme all’espansione delle zone urbanizzate, porta con maggiore frequenza animali selvatici in contatto con gli uomini, aumentando le possibilità che una malattia, in seguito a una mutazione casuale, faccia il salto di specie e infetti l’uomo.

 

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, con il coordinamento di Moreno Di Marco del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, discute il rischio di insorgenza di pandemie nell’ottica dei cambiamenti ambientali causati dall’uomo. Lo studio evidenzia come questo rischio non dipenda di per sé dalla presenza di aree naturali o di animali selvatici, ma piuttosto dal modo in cui le attività antropiche influiscono su queste aree e queste specie.

I ricercatori sostengono che il rischio di insorgenza di malattie infettive rappresenti un punto cieco nei piani di sviluppo sostenibile, cui non vengono dedicate sufficienti misure di prevenzione. Secondo gli studiosi è necessario riconoscere che esistono dei compromessi tra obiettivi di sviluppo socioeconomico (come la produzione di cibo e di energia), l’impatto che questi hanno sull’ambiente e sulla biodiversità e i rischi che tali cambiamenti comportano in termini di insorgenza di pandemie.

“L’interazione tra cambiamento ambientale e rischio di pandemie – afferma Moreno Di Marco – non ha ricevuto sufficiente attenzione. Auspichiamo che tale aspetto diventi una parte integrante e prioritaria dei piani di sviluppo sostenibile – prosegue Di Marco – affinché sia possibile prevenire, piuttosto che reagire a potenziali conseguenze catastrofiche per l’umanità”.

La redazione
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