Scienza e Medicina

Sconfiggere la vecchiaia

2 aprile 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Allungare l’aspettativa di vita migliorandone la qualità e sconfiggere le patologie geriatriche, questi i temi esplorati durante la conferenza “Undoing Aging 2019”, guidata dal biogerontologo Aubrey de Grey, appena conclusa a Berlino.

Nel 1969 nei Paesi occidentali l’aspettativa di vita era di quasi 70 anni. Dopo 50 anni siamo riusciti, grazie agli sforzi della medicina e al miglioramento delle condizioni di vita, a portare questo numero abbondantemente sopra gli 80, ma sarebbe possibile fare di più?

 

Undoing Aging 2019. È quello che si sono chiesti per il secondo anno consecutivo un gruppo di oltre 30 speakers che hanno partecipato alla’”Undoing Aging 2019”, conferenza di carattere internazionale tenutasi a Berlino dal 28 al 30 marzo scorso, una realtà che riunisce esperti, start-up e scienziati da tutto il mondo organizzata dalla SENS Research Foundation e dalla Forever Healthy Foundation. Per affrontare questo problema i partecipanti si sono confrontati sui temi delle cellule staminali, dei processi di senescenza cellulare, delle immunoterapie, delle biotecnologie e sulla produzione di farmaci capaci di contrastare i danni cellulari e molecolari legati all’età avanzata allungando l’aspettativa di vita e migliorandone la qualità.

 

Aubrey de Grey detto “il grigio”. L’organizzatore scientifico dell’evento è Aubrey de Grey, biogerontologo britannico e Chief Science Officer della SENS Research Foundation, che dall’aspetto ricorda il celebre stregone delle opere di Tolkien. Lo scienziato è convinto che entro il 2100 gli umani potranno sconfiggere la vecchiaia e arrivare a vivere centinaia, se non migliaia, d’anni. Sembra fantascienza, e lui stesso ne è consapevole, ma è pronto a difendere le sue parole con fermezza. Durante un suo talk al TEDx di Monaco del 2017, de Gray ha spiegato come può essere possibile migliorare la qualità della vita in età avanzata ed evitare le malattie legate ad essa. Secondo Aubrey de Grey, infatti, quello che chiamiamo invecchiamento non sarebbe altro che un fenomeno fisico, un accumulo di danni che un organismo infligge a sé stesso durante il suo stesso operare e che porta in ultimo luogo all’insorgere di patologie. Un effetto collaterale del metabolismo che può essere evitato.

De Gray ritiene che ad oggi trattiamo le patologie legate all’invecchiamento come fossero malattie causate da fattori esterni, curandone i sintomi e non le cause, ma queste cure non possono contrastare l’accumulo di “danni” e diventano sempre meno efficaci con il passare del tempo. La soluzione? Agire a monte, prevenendo questi danni e gestendoli man mano che si presentano. Una sorta di manutenzione del corpo umano.

Riparare la “macchina uomo”. De Grey suddivide i tipi di danni in sette categorie e suggerisce altrettanti approcci per affrontarli. L’atrofia cellulare, ad esempio, può essere prevenuta sostituendo le cellule danneggiate con cellule nuove attraverso terapie staminali, la divisione incontrollata di cellule cancerose può essere affrontata andando ad agire sui telomeri – la parte finale del DNA che permette una replicazione sicura ma che tende ad esaurirsi, portando le cellule alla senescenza  – , l’accumulo di scorie fra e dentro le cellule può trovare una soluzione negli enzimi capaci di rimuoverle e nel sistema immunitario dell’organismo stesso. Si trattano tutte di tecnologie già disponibili e utilizzate: terapie a base di farmaci senolitici, molecole che contrastano l’azione delle cellule senescenti, ormai vecchie e che hanno difficoltà a svolgere efficacemente il loro compito, sono già disponibili e utilizzate.

A grandi linee quindi siamo in grado di affrontare singolarmente i vari problemi causati dall’invecchiamento, si tratta dell’approccio SNES, Strategies for Engineered Negligible Senescence, che mira a rendere, attraverso l’ingegneria biomedica, la senescenza – la vecchiaia – qualcosa di trascurabile e non il crepuscolo di una vita.

 

Le voci critiche. Il problema è che l’organismo umano e i processi di invecchiamento che subisce sono incredibilmente complessi e legati fra loro e ci vorrà del tempo prima di riuscire a sbrogliare la matassa. Non mancano a tal proposito le voci critiche che bollano le SNES come estremamente ottimistiche e difficilmente applicabili a tutta la popolazione, ammesso che queste possano essere messe in pratica.

Nel 2005 l’MIT Technology Review, in collaborazione con Methuselah Foundation, ha messo in palio un premio di 20.000 $ per chi potesse dimostrare che le SNES fossero “così sbagliate che non varrebbe la pena discuterne”. Eppure di discussioni ce ne sono state molte, delle cinque proposte inviate, tre sono state accettate e discusse lungamente con botta e risposta fra de Grey e i suoi detrattori. Non è stato decretato alcun vincitore ma una delle confutazioni è stata trovata così ben strutturata e ben scritta che ha comunque ricevuto un premio di 10.000 $.

I lavori in questo campo sono comunque appena iniziati, le SNES hanno meno di 30 anni e solo recentemente alcune start-up, e quindi nuovi fondi, si sono interessate all’ambito dell’ingegneria genetica applicata alla cura delle malattie legate all’età.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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