Scienza e Medicina

Un tocco per trasmettere l’empatia

10 dicembre 2019 | Scritto da La redazione

Una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma ha ideato un nuovo metodo per rafforzare l’imitazione automatica delle emozioni aprendo la strada a nuove terapie verso l’autismo e schizofrenia.

Imitare è una delle prime cose che l’uomo fa. Dalla nascita i bambini imitano i comportamenti e, successivamente, il linguaggio dei genitori. Si tratta della forma d’apprendimento più basilare che esista anche nell’apprendere le emozioni, osservando le espressioni facciali. Si chiama “facial mimicry”, ossia l’imitazione automatica dei movimenti facciali di un altro individuo, ed è un meccanismo alla base del riconoscimento e del contagio emotivo, forme basilari di empatia che precedono quelle più complesse. Una ricerca ha esplorato questo fenomeno cercando metodi che rafforzassero questo comportamento e che possano quindi essere usati nell’intervento verso persone nello spettro autistico o con diagnosi di schizofrenia.

 

La ricerca, coordinata da Salvatore Maria Aglioti dell’università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Fondazione Santa Lucia IRCCS, ha testato la possibilità di aumentare l’imitazione automatica delle emozioni facciali attraverso l’enfacement, ovvero una semplice ma efficace illusione corporea che viene indotta dalla stimolazione tattile del volto del partecipante mentre osserva la medesima manipolazione effettuata sul volto di un’altra persona. Diversi studi hanno dimostrato che una sollecitazione di questo tipo, che coinvolge più di un senso, permette una più facile identificazione di sé con l’altro, rafforza l’empatia.

Durante gli esperimenti i ricercatori toccavano la faccia dei partecipanti contemporaneamente alla faccia di un attore che in un secondo momento mostrava specifiche emozioni, mentre venivano registrate le risposte neurofisiologiche facciali dei partecipanti. Questi, in seguito all’enfacement, mostravano una maggiore risposta empatica, imitando di più le emozioni altrui.

 

Nuove possibili terapie. Un’errata percezione di sé e del prossimo viene riscontrata in molte patologie, come la schizofrenia, che coinvolgono il rapporto con gli altri. Riuscire a sviluppare una migliore percezione della propria identità è fondamentale in questi casi, in particolare quando la malattia non è ancora insorta.
“Abbiamo testato la possibilità – spiega Aglioti – di aumentare l’imitazione automatica delle espressioni facciali emotive attraverso la stimolazione visuo-tattile interpersonale del volto, come futura e promettente rotta per aumentare il contagio emotivo e migliorare la comprensione delle emozioni altrui. Crediamo che i nostri risultati possano essere la base per l’ideazione di interventi clinici innovativi volti a ridurre le difficoltà empatiche e di riconoscimento delle emozioni in condizioni del neurosviluppo come l’autismo e la schizofrenia”.

La redazione
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