Spazio

L’Agenzia Spaziale Europea si mette al lavoro per ripulire lo spazio

11 dicembre 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Il problema della spazzatura spaziale è sempre più pressante, per questo l’ESA ha avviato un programma per ripulire l’orbita terrestre

Oltre 50 anni di presenza umana nello spazio fanno sentire il proprio peso: attorno al nostro pianeta orbitano più di 500mila fra frammenti di razzi, satelliti in disuso e pezzi di razzo. Si tratta di spazzatura spaziale, un problema su cui si sta discutendo da tempo e che, se non gestito, potrebbe portare a conseguenze disastrose per la nostra civiltà tecnologica. L’Agenzia Spaziale Europea non ha intenzione di perdere altro tempo e ha dato il via a un programma per recuperare questi detriti.

 

La sindrome di Kessler è uno scenario descritto nel 1978 dal consulente NASA Donald J. Kessler: con l’aumentare di oggetti in orbita attorno alla Terra, in particolare quelli senza controllo come i detriti, aumenta la possibilità che due di questi oggetti si scontrino e quindi generino una nube di detriti che darebbe il via a una reazione a catena. Il risultato potrebbe essere quello di riempire lo spazio attorno al nostro pianeta di rottami a tal punto da rendere impossibile non solo il lancio di ulteriori razzi e satelliti ma che distruggerebbe ogni satellite attualmente in orbita, annullando di fatto buona parte dei nostri sistemi di telecomunicazione e molti altri servizi che funzionano grazie a satelliti. Con l’aumentare esponenziale dei lanci spaziali aumenta anche il numero di detriti in orbita e le probabilità che questo scenario diventi reale sono sempre di più. Per questo sempre più agenzie spaziali stanno lavorando a modi per risolvere il problema.

 

ClearSpace-1 è la prima missione del programma voluto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per tentare di risolvere questo problema. Il programma prevede il lancio di piccoli satelliti dotati di un artiglio estendibile che una volta agganciati al detrito procederanno a svolgere delle manovre che porteranno entrambi a bruciare nell’atmosfera. Un sistema semplice che però ha un limite: per ogni detrito servirà un satellite. Chiaramente si tratta di una soluzione non sostenibile. il programma, infatti, prevede lo sviluppo di un sistema per “catapultare” i detriti raccolti, mantenendo in orbita lo “spazzino spaziale”, che potrà essere riutilizzato per distruggere altri detriti. Il primo lancio è previsto per il 2025 e il primo satellite, che dimostrerà le capacità del sistema, avrà come obiettivo un pezzo di un razzo Vega lanciato nel 2013.

Con l’arrivo di mega costellazioni di satelliti come gli Starlink di Elon Musk il numero di oggetti in orbita è in crescita esponenziale. è fondamentale, quindi, trovare modi di fare spazio e liberarci di questa spazzatura prima che un incidente dia il via a una valanga che potrebbe costare molto caro all’intera umanità.

 

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

leggi tutto