Spazio

L’evento di Carrington: una lezione per il futuro

1 settembre 2020 | Scritto da Alberto Laratro

Una tempesta geomagnetica potrebbe colpire il nostro pianeta, come accadde 160 anni fa, in ogni momento con conseguenze devastanti

La mattina del primo settembre 1859 il giovane astronomo Richard Carrington stava osservando il Sole con il suo telescopio. La sua attenzione era stata catturata da un gruppo di macchie solari. Improvvisamente, alle 11.18, un fortissimo lampo di luce quasi lo accecò. Qualcosa di straordinario era appena successo e Carrington documentò la sua osservazione con un preciso diagramma. Il giorno successivo una serie di eventi eccezionali colpì tutto il pianeta: da Roma fino alla latitudine di Cuba fu possibile vedere un’intensa aurora boreale rosso sangue, i cavi in rame delle linee telegrafiche fusero, e alcuni incendi vennero appiccati dalle scintille che schizzarono dalle apparecchiature degli operatori del telegrafo.

A causare questi fenomeni fu la tempesta geomagnetica generata dall’espulsione di massa coronale osservata da Carrington, la più potente mai registrata. All’epoca questa storia passo quasi come una curiosità ma un evento simile, oggi, potrebbe causare danni incommensurabili su scala planetaria.

 

Il diagramma disegnato da Carrington che mostra la macchia solare e i punti luminosi (segnati con A e B).

 

Tempesta geomagnetica. Nella complessa danza che tiene in vita il nostro Sole che vede avvicendarsi gravità, flussi di plasma e campi elettromagnetici, alle volte del materiale viene espulso dalla corona, ovvero la parte più esterna e calda dell’atmosfera del Sole: guidati dalle curve del potente campo magnetico, elettroni e protoni, particelle cariche, vengono lanciati nello spazio in quelle che vengono chiamate CME (espulsioni di massa coronale). Se queste nubi di particelle raggiungono il nostro pianeta, queste vengono catturate dal nostro campo magnetico e generano perturbazioni geomagnetiche che, nell’atmosfera ionizzano i gas e generano le famose e splendide aurore boreali, in circuiti elettrici vengono generate correnti potentissime che rischiano di danneggiarli.

 

Impatti potenzialmente devastanti. Cosa succederebbe se un fenomeno simile si dovesse abbattere sul nostro pianeta oggi? Nel 1859 l’elettricità era un fenomeno le cui applicazioni iniziavano appena a prendere piede e quindi le conseguenze dell’evento di Carrington furono contenute a qualche incendio nei pressi di impianti telegrafici e alla sospensione del servizio per 14 ore. Oggi la situazione sarebbe ben diversa. La nostra intera civiltà dipende dall’energia elettrica. I circuiti sono un’estensione del nostro vivere. Dagli smartphone ai computer che gestiscono i nostri conti in banca, da sistemi d’alimentazione degli ospedali ai frigoriferi e alle camere refrigerate che conservano i nostri alimenti. Un mondo colpito da una tempesta geomagnetica di elevata intensità sarebbe un mondo senza elettricità per giorni, se non addirittura settimane, in alcune zone mesi.

I trasformatori delle centrali elettriche, infatti, sottoposti a flussi di corrente molto al di sopra della loro capacità, verrebbero danneggiati irreparabilmente. La loro fusione porterebbe al black-out. Un intero Paese che restasse senza elettricità per un periodo prolungato andrebbe incontro a gravissimi problemi. Dall’approvvigionamento dell’acqua potabile (senza elettricità le pompe non funzionano) al cibo non refrigerato, dal sistema di trasporti fermo alle industrie e alle aziende incapacitate a svolgere il loro lavoro. Una società colpita da una tempesta geomagnetica andrebbe incontro a danni enormi. Ma qual è la probabilità che accada un evento del genere e cosa possiamo fare per ridurre i danni?

 

Come scongiurare la catastrofe. Un’espulsione di massa coronale che ci colpisca in pieno è un evento molto raro. Rispetto al Sole, la Terra è un puntino lontano. Nonostante il basso rischio, monitorare costantemente la nostra stella è il primo passo per prepararsi. Fortunatamente abbiamo costantemente gli occhi aperti e potremmo avere un preavviso nel caso di CME (che comunque impiega diverse ore per raggiungere il nostro pianeta). Questo è fondamentale perché permetterebbe alle centrali elettriche di mettere in pratica diverse misure preventive che scongiurerebbero la distruzione (o almeno diminuirebbero i danni) di trasformatori e linee elettriche.

Così come gli impatti meteorici, anche per le tempeste geomagnetiche non si tratta di se ma di quando. Prima o poi in futuro una catastrofe di questo tipo potrebbe accadere. Sta a noi farci trovare preparati in modo tale da ridurre al minimo i danni.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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