Spazio

Missioni Apollo: ciò che resta

24 luglio 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Oggi, 50 anni fa, si concludeva il viaggio dell’Apollo 11 che tornava sano e salvo a terra. Com’è stato tornare sulla Terra e cosa si sono lasciati dietro gli astronauti?

Tre giganteschi fiori arancioni e bianchi sbocciati nel cielo sopra l’Oceano Pacifico hanno segalato al mondo la fine della missione Apollo 11, quella che per prima, 50 anni fa, portò l’uomo sulla Luna. Erano i paracadute della capsula Columbia con a bordo Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins di ritorno da una delle più grandi avventure del mondo moderno. La missione potrebbe ritenersi conclusa lì ma in realtà durò per molti altri giorni.


Virus Lunari.
Oggi potrebbe suonarci un po’ ridicolo ma nel 1969 non si aveva alcuna conoscenza concreta sull’ambiente lunare. All’epoca l’ipotesi più diffusa, rivelatasi poi corretta, era che la Luna avesse una superficie sterile, di grandissimo interesse geologico ma di nessun valore dal punto di vista della biologia. Il dubbio però che alcune forme di vita primordiali aliene, virus e batteri lunari, potessero esistere serpeggiava nell’equipe medica del programma Apollo. Andavano prese precauzioni. Alcune di queste peccavano di troppa cautela, altre, come vedremo, di poca cura nei dettagli.


Uomini rana.
Appena la capsula ammarava ad aspettarla c’erano dei sommozzatori specializzati, detti uomini-rana, che avevano due compiti: assicurare e stabilizzare i galleggianti che non facevano affondare la capsula e fornire all’equipaggio delle speciali tute da isolamento biologico che i tre avrebbero dovuto indossare all’interno della capsula così da non disperdere nell’ambiente eventuali microbi extraterrestri. Il problema era che per fornire agli astronauti le tute andava aperto il portellone e quindi c’era un rischio di contaminazione. In quel caso si era semplicemente sperato che gli uomini-rana fossero abbastanza veloci ad aprire e richiudere lo sportello.


Tre settimane in
roulotte. Se da un lato le procedure per evitare contaminazioni biologiche erano, a essere generosi, poco serie, dall’altro per essere certi che non ci fosse stata alcuna forma di infezione negli astronauti venne avviata una procedura di quarantena che durò 21 giorni. Appena saliti a bordo della nave di supporto per il recupero della capsula, la USS Hornet, i tre vennero rinchiusi all’interno di una speciale roulotte chiamata Mobile Quarantine Facility e poi trasportati via aereo al Lunar Receiving Laboratory, una struttura costruita apposta per ospitare gli astronauti in quarantena e i campioni portati dalla Luna.

 

Cosa ci siamo lasciati dietro. Per poter tornare in orbita dalla superficie lunare il modulo di ascesa del LEM doveva essere il più leggero possibile. Considerando le decine di kg di rocce bisognava fare spazio: per questo motivo gli astronauti hanno lasciato sulla Luna praticamente tutta l’attrezzatura utilizzata durante la permanenza sulla superficie, da guanti e scarponi a speciali sacche usate per andare di corpo, passando ovviamente per il rover lunare (nelle ultime 3 missioni del programma) e una grande quantità di strumenti scientifici chiamati collettivamente Apollo Lunar Surface Experiments Package. Tra questi strumenti anche degli speciali retro-riflettori capaci di riflettere in maniera precisa la luce inviata dalla Terra e che ancora oggi vengono usati per misurare con enorme precisione, tramite laser, la distanza del nostro satellite.

Se la maggior parte di ciò che abbiamo dovuto lasciare sulla Luna era per motivi tecnici o scientifici, gli astronauti hanno lasciato anche qualcosa di più umano. Durante l’Apollo 12 sulla superficie venne posto il più piccolo museo del mondo (e della Luna): un piccolo rettangolo di ceramica grande quanto un scheda SD con sopra delle piccole opere originali di sei grandi artisti degli anni ’60 fra cui John Chamberlain, Forrest Myers e Andy Warhol che dipinse la sua sigla stilizzata che poteva essere intesa anche come un razzo o come un organo sessuale maschile. Questa micro galleria d’arte non è l’unica opera artistica sulla Luna: durante la missione Apollo 15 venne lasciata sulla superficie una piccola scultura d’alluminio raffigurante un astronauta stilizzato. Affianco a questa una piccola targa commemora tutti gli astronauti e i cosmonauti sovietici morti durante la corsa allo spazio. L’astronauta Charlie Duke dell’Apollo 16 lasciò qualcosa di più personale: una fotografia della sua famiglia.


Cosa abbiamo portato via dalla Luna.
I tre astronauti hanno portato indietro un tesoro inestimabile, inizialmente tenuto con loro in quarantena. 22 kg di rocce lunari, attentamente scelte su indicazioni dei geologi (gli astronauti seguirono, durante l’addestramento, lunghe e approfondite lezioni di geologia, teoriche e pratiche, in modo da essere in grado riconoscere le rocce di interesse scientifico). In totale le diverse missioni Apollo hanno riportato dalla Luna 382 kg di rocce lunari, compresa la famosa Genesis Rock, una roccia magmatica intrusiva detta anortosite, trovata dall’equipaggio dell’Apollo 15 che risale a un periodo poco successivo alla formazione della crosta lunare, 4,4 miliardi di anni fa. La Genesis Rock ci ha fornito informazioni su quel periodo, in cui la Luna si era da poco separata dalla Terra, secondo le più accettate teorie, a seguito di un impatto con un planetoide grande quanto Marte chiamato Theia.

C’è un’ultima cosa, molto importante che abbiamo portato via dalla Luna: la conoscenza. Le missioni Apollo hanno portato all’umanità una quantità enorme di sapere, sotto forma di competenze tecniche e tecnologiche, che hanno avuto ricadute anche sulla nostra vita di tutti i giorni, e sotto forma di conoscenze teoriche sulla Luna, sulla sua formazione e sul suo rapporto con la Terra, permettendoci di svelare parte della storia del nostro pianeta e quindi anche della nostra.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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