Città e Trasporti

Previsioni dal passato: città verticali, dirigibili e ritorno alle periferie

23 agosto 2019 | Scritto da La redazione

Spesso e volentieri i pensatori del passato hanno lasciato ai posteri intuizioni sul nostro presente: alcune incredibilmente precise, altre del tutto sbagliate. In questo nuovo approfondimento analizzeremo alcune previsioni legate alle città del futuro

Dubai

Le città di domani sono spesso protagoniste di film e letteratura di fantascienza: enormi palazzi iper-tecnologici, mezzi di trasporto volanti e futuristici, abitazioni intelligenti e attrazioni di ogni genere per il tempo libero. Anche alcuni architetti e pensatori del passato hanno provato a immaginare le città del domani, partendo dai segnali del loro presente: alcuni di loro hanno prodotto visioni che si sono rivelate, almeno in parte, corrette, altri invece hanno decisamente sbagliato. Quarz, nell’ambito del suo progetto What Happens Next, ne raccolto alcune di queste previsioni. Noi ne abbiamo esaminate da vicino tre.

Città verticali. Già nel 1925 c’era che si immaginava città sviluppate in verticale: non solo grattacieli con abitazioni e uffici, ma anche giardini verticali, campi sportivi a diversi metri di altezza e piste di atterraggio per veicoli volanti sui tetti degli edifici. Nel sottosuolo, invece, quattro livelli diversi per il trasporto, collegati da lunghe scale mobili, realizzati per evitare problemi di traffico in superficie.
Questa visione è riportata, con tanto di illustrazione, della rivista Popular Science dell’agosto 1925: uno scenario che, stando agli autori, avrebbe dovuto concretizzarsi già 25 anni più tardi come evidenziato dal titolo della pubblicazione “How you may live and travel in the city of 1950″. Una visione sicuramente audace che però oggi, a quasi un secolo di distanza trova alcune conferme: l’agricoltura verticale sta iniziando a farsi largo, i “boschi” sui palazzi sono sempre più frequenti nelle città povere di spazi verdi, numerose aziende lavorano a servizi di taxi volanti e la metropolitana è un mezzo che tutti noi conosciamo e utilizziamo. Una filosofia, quella di svilupparsi in verticale, sposata da diverse città, tra cui Dubai e Singapore. Forse ci abbiamo messo qualche anno in più rispetto a quanto previsto e la visione del 1925 è senza dubbio estrema, ma non possiamo considerarla completamente sbagliata.

Spazio ai dirigibili. Francis Keally, l’architetto della Biblioteca pubblica di Brooklyn, la pensava in modo completamente diverso: nel 1931 sostenne che nel giro di 100 anni, tutti i grattacieli sarebbero stati rasa al suolo. Questo per favorire gli spostamenti dei dirigibili, che sarebbero stati il mezzo di trasporto del domani. Due terzi degli edifici bassi delle città, secondo Keally, sarebbero stati utilizzati come aree di atterraggio mentre i pochi grattacieli rimasti sarebbero serviti da alberi di ormeggio per i giganteschi dirigibili. Non ci volle molto per comprendere che questa previsione non si sarebbe rivelata corretta: appena sei anni dopo, nel 1937, il dirigibile Hindenburg, il più grande oggetto volante mai costruito, andò in fiamme, compromettendo per sempre la fiducia dei cittadini nelle aeronavi e segnando, di fatto, la fine dell’era dei dirigibili.

Periferia VS città. L’architetto Frank Lloyd Wright pensava che il futuro delle città sarebbe stato rappresentato da una periferia ampia, con una densità di popolazione di appena 2,5 persone per ogni acro, pari a 4046,86 metri quadrati. È un esempio di questa concezione il suo progetto Broadacre City, una specie di anti-città, in cui le persone coesistevano il più lontano possibile fisicamente. Questa previsione del 1932, in futuro potrebbe scontrarsi con alcuni dei maggiori problemi del pianeta: sovrappopolamento e cambiamenti climatici. Nel 2050, infatti, si prevede che il 75% della popolazione vivrà nei grandi centri urbani, mentre solo il 25% nelle aree rurali. Una fetta importante della popolazione, inoltre, sarà concentrata nelle cosiddette megacity, città con più di 10 milioni di abitanti. Una prospettiva ben distante da quella auspicata da Wright, secondo cui le persone necessiterebbero di ampi spazi per esprimersi come individui.

 

La redazione
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