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Cinque prototipi tech che vale la pena conoscere

11 giugno 2020 | Scritto da La redazione

Scopriamo cinque prototipi degli ultimi anni che hanno attirato l’attenzione di molti e che potrebbero rivoluzionare il nostro mondo, o rimanere citati in questo articolo per poi sparire per sempre

L’epoca in cui stiamo vivendo è caratterizzata da una costante: il cambiamento, sempre più rapido e incalzante. L’innovazione tecnologica è uno dei motori che nel giro di mesi trasforma in maniera sostanziale la nostra società e la normalità a cui siamo abituati. Questa folle corsa non intende fermarsi, anzi, accelera sempre di più, in maniera esponenziale, sfornando costantemente nuovi dispositivi, app e tecnologie.

La parola chiave è prototipazione: la creazione di un prodotto che deve essere in grado di mostrare a tutti come sarà una volta diffuso sul mercato, un test praticamente, ma anche un assaggio e un teaser di ciò ciascuna tecnologia potrebbe diventare. Alcuni di questi prototipi sono destinati ad affermarsi e a diventare prodotti di largo consumo, altri a rimanere nelle pagine delle riviste di settore e a perdersi in magazzini polverosi.

Scopriamo cinque prototipi degli ultimi anni che hanno attirato l’attenzione di molti e che potrebbero rivoluzionare il nostro mondo, o rimanere citati in questo articolo per poi sparire per sempre.

 

L’auto volante. Uno dei simboli del futuro è sempre stata l’auto volante, da anni sono innumerevoli i tentativi di creare un veicolo volante, con più o meno successo. Uno dei più promettenti è Volocopter, una sorta di drone troppo cresciuto, un veicolo a due posti dotato di 18 rotori elettrici che bazzica sotto forma di prototipo sempre più sviluppato le fiere tech più grandi del mondo da quasi 7 anni. Per quanto la tecnologia sia praticamente pronta e il prodotto finito, non ha ancora trovato il favore di pubblico e investitori, probabilmente anche per una questione di sicurezza e per i dubbi sulla gestione di un traffico aereo a bassa quota troppo congestionato.

 

Pulire gli oceani. The Ocean Cleanup è un’azienda olandese che sviluppa tecnologie per ripulire gli oceani. Una di queste, la North Sea, ha fatto il suo debutto nel 2016 e si è rivelata molto promettente. Si tratta di una sorta di barriera galleggiante capace di raccogliere i rifiuti plastici superficiali. Dispositivi di questo tipo hanno visto diverse varianti e applicazioni in varie parti degli oceani, riuscendo a ripulire alcune aree. La comunità scientifica ha sollevato alcuni dubbi sull’utilità di questi dispositivi: raccogliere plastica è decisamente utile e giusto, ma la maggior parte dell’inquinamento, quello più pericoloso, è dovuto alle microplastiche che non si trovano solo in superficie e che è molto più difficile raccogliere.

 

Vento, mare, sole.  La ricerca di nuovi modi di raccogliere energie rinnovabili procede a passi da gigante. Un prototipo interessante in questo senso si chiama PH4S, sviluppato da Geps Techno, si tratta di una piattaforma galleggiante capace di generare energia dal sole, dal vento e dalle correnti marine contemporaneamente. Altri dispositivi simili stanno venendo testati. La produzione di energia rinnovabile troverà una nuova dimensione?

 

Il robo-spazzino. La pulizia in città è importante, specialmente nelle zone pedonali. Nel 2018, in Germania, a Darmstadt, è stata testata, per la prima volta a livello nazionale, una spazzatrice autonoma, grazie al prototipo sviluppato dalla startup berlinese Enway. Alimentata da un motore elettrico, è dotata di sensori laser e fotocamere che scansionano l’ambiente circostante per identificare la spazzatura e aspirarla.

 

Google glass. Finiamo questo viaggio nel mondo dei prototipi con una menzione d’onore: i Google Glass. Lanciati nel 2013 questi occhiali con un microcomputer e schermo integrato promettevano una rivoluzione come quella degli smartphone. I primi modelli disponibili al pubblico andarono a ruba ma erano poco più di prototipi. I Google Glass hanno visto una lenta ma costante evoluzione con nuovi modelli rilasciati in maniera costante ma con un riscontro da parte del grande pubblico sempre molto freddo una volta superato l’hype iniziale.

Oggi i Google Glass trovano alcuni usi in ambiti specifici come la medicina o come sistemi di supporto per persone affette da autismo. Nonostante il grande interesse iniziale, le forti critiche sull’usabilità e sui rischi per la privacy che una fotocamera montata su degli occhiali solleva, i Google Glass nonostante siano ormai un prodotto finito sono rimasti degli eterni prototipi. Rimane però il loro ruolo nello sdoganare la realtà aumentata che ha aperto la strada a molti dispositivi AR che trovano sempre più applicazioni.

La redazione
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