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Contact Tracing App: tracciare gli spostamenti per la salute pubblica

23 aprile 2020 | Scritto da Gaetano Fabiano

Quali domande porsi affinché questa tecnologia necessaria venga sviluppata in modo etico?

Le autorità sanitarie di tutto il pianeta, comprese quelle italiane, stanno unendo le forze per trovare soluzioni alla pandemia derivata dal nuovo Coronavirus al fine di consentire il ritorno a un normale stile di vita. Tenere traccia degli spostamenti, insieme al contenimento sociale, rappresenta al momento una delle poche armi di cui l’umanità dispone per vincere la sfida. Come molti sanno, trascorre del tempo prima che il virus manifesti i primi sintomi. È quindi necessario, a diagnosi avvenuta, ricostruire gli spostamenti che il paziente ha effettuato da infetto asintomatico. L’obiettivo è tenere traccia dei contatti (contact tracing) ed intervenire quindi tempestivamente su tutti coloro con i quali il paziente infettato è venuto a contatto.

La condivisione dei dati nella lotta alla pandemia in corso pone dei quesiti etici su quanto sia giusto condividere informazioni personali per un bene superiore che può essere quello della salute. La questione non riguarda semplicemente se sia bene farlo, ma soprattutto chi dovrebbe farlo, come dovrebbe essere fatto e cosa fare con i dati raccolti una volta finita l’emergenza.

 

Big-Tech companies rivali che uniscono le forze. In una nota rilasciata il 3 Aprile, i due colossi tecnologici statunitensi Apple e Google, aziende concorrenti tra loro, hanno annunciato che lavoreranno insieme per rilasciare a stretto giro una tecnologia utile a tenere traccia degli spostamenti per il contenimento della pandemia legata al Covid-19. Certamente aziende di questo calibro possiedono infrastrutture tecnologiche e conoscenze necessarie ma gli Stati, o comunque le autorità sanitarie, dovranno attrezzarsi perché sarebbe preoccupante se restasse una tecnologia ad appannaggio esclusivo di compagnie private. L’obiettivo è permettere l’utilizzo della tecnologia Bluetooth per aiutare governi e autorità sanitarie a contenere i contagi, nel pieno rispetto della sicurezza e della privacy degli utenti.

Privacy e protezione dei dati personali sono due cose strettamente collegate tra loro ma da non confondere: in questo contesto entrambe giocano un ruolo importante

Precisa Paolo Benanti, docente di Teologia Morale ed Etica delle Tecnologie.

Il fatto che, in cosi poco tempo, le due aziende riescono ad arrivare ad una soluzione utilizzabile dice in maniera chiara che la tecnologia di base abilitante per questo tipo di analisi esiste ed è già nelle nostre tasche ma è necessario legittimarne un fine.

 

Utilizzo e riutilizzo dei Dati. Negli ultimi anni si è discusso molto sul fatto che i dati sono il petrolio del futuro. Ma c’è una differenza profonda: il petrolio non può essere bruciato due volte, viene usato una ed una sola volta. I dati, invece possono essere riutilizzati un’infinità di volte per estrarre enormi quantità di informazioni utili a costruire conoscenza o addestrare sistemi automatici.

Cosa fare con i dati sui contatti dei pazienti positivi una volta finita l’emergenza?

Una scelta in tale direzione è un dilemma tra diversi valori. Da un lato potremmo pretendere la totale cancellazione di tali dati, dall’altro il rischio è quello di un massiccio utilizzo per altre finalità. A metà strada potremmo intravedere un approccio che riutilizzerà i dati, laddove possibile, in modo aggregato e sempre e comunque in forma anonimizzata. Un riutilizzo necessario per la ricerca e lo studio, che potrebbe permettere di creare modelli utili a prevenire prossime emergenze future.

 

Il consorzio PEPP-PT, DP-3T e ROBERT. Il virus si è diffuso rapidamente e non conosce confini politici, per tenerlo sotto controllo è necessario agire allo stesso modo: con rapidità. Velocità delle decisioni e cooperazione internazionale sono essenziali per proteggere l’intera umanità. Per tali ragioni nasce il Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing, consorzio no profit basato in Svizzera nato per fornire supporto tecnico alla crisi sanitaria in pieno rispetto delle leggi e dei principi europei in materia di privacy e protezione dei dati. L’obiettivo dell’organizzazione è rendere disponibile gli standard tecnologici necessari agli sviluppatori di tutto il mondo nel modo più rapido e semplice possibile.

Il team PEPP-PT, che al 31 marzo contava oltre 130 membri in otto Paesi europei, comprende scienziati, tecnologi, aziende, sviluppatori ed esperti di noti istituti e società di ricerca nazionali ed internazionali. I soci vantano esperienza nei campi dell’ingegneria delle telecomunicazioni, informatica, epidemiologia, tracciamento di prossimità, sicurezza, privacy, crittografia, protezione dei dati, sviluppo di applicazioni software, big data, sistemi scalabili, infrastrutture di super calcolo ed intelligenza artificiale. Il PEPP-PT è stato creato per dare supporto alle iniziative nazionali, fornendo meccanismi e standard pronti all’uso, ben collaudati e adeguatamente valutati, nonché il supporto per l’interoperabilità, la sensibilizzazione e il funzionamento quando necessario.

Vi è anche un’altra proposta, avanzata da un gruppo di ricercatori, che suggerisce di usare un’infrastruttura server federata e identificatori anonimi temporanei per garantire sicurezza e privacy: si tratta del progetto collaborativo ROBERT (ROBust and privacy-presERving proximity Tracing protocol) del quale però, come anche per il consorzio PEPP-PT, non sono ancora visibili codici sorgenti.

Ultimo, ma non per importanza, la professoressa Carmela Troncoso (École polytechnique fédérale de Lausanne) guida un altro progetto, unico finora, del quale sono visibili i codici sorgenti (open source) che ha nell’essere decentralizzato la sua caratteristica cardine. Il progetto noto come DP-3T, Decentralized Privacy-Preserving Proximity Tracing ha portato implicazioni anche in Italia dove una comunità di sviluppatori autonomi e indipendenti, non legati ad aziende o consorzi, sta sviluppando una tecnologia opensource basata proprio sul progetto DP-3T.

 

L’approccio che il contact tracing può usare per garantire la privacy e proteggere i dati. Tutti i meccanismi proposti prevedono l’uso del bluetooth ma non quello del GPS, non utilizzano l’identità o i dati dell’utente ma solo codici anonimi in conformità alle leggi sulla privacy.

Il funzionamento del meccanismo proposto è il seguente: la tecnologia è in grado di comunicare con i dispositivi con i quali siamo in prossimità e memorizza in forma anonima tutte le persone con le quali siamo stati in contatto negli ultimi 14 giorni. Se ci viene diagnosticato il nuovo coronavirus, aggiornando lo stato dell’applicazione, la tecnologia avvisa in automatico tutte le persone con le quali siamo stati in contatto e vengono invitate a mettersi in auto isolamento.

L’individuazione dei contatti dei contagiati si può fare però in due modi, uno centralizzato e uno decentralizzato. In un sistema centralizzato tutti i dati (anonimizzati sotto forma di codice) vengono caricati in un unico punto (server o federazione di server) per poi essere analizzati: è qui che il sistema capirà se ci sono stati contatti con un paziente positivo. In un sistema decentralizzato vengono caricati solo i dati dalle persone positive mentre tutti gli altri dati restano sul dispositivo dell’utente. Sarà poi il singolo dispositivo a cercare sul server se il possessore ha incontrato, nei giorni precedenti, un utente positivo, avvisandolo.

C’è anche una profonda differenza etica tra i due approcci: in un sistema centralizzato le autorità sanitarie disporranno non solo dei dati dei contagiati ma anche i dati dei contatti tra persone sane e contagiate. In un sistema decentralizzato solo il possessore del dispositivo, e non l’intero sistema, saprà se è stato a contatto con persona positiva e potrà quindi comunicarlo a chi di dovere. In un sistema centralizzato ci sarebbe più controllo ma saranno possibili più riusi dei dati e più analisi a posteriori.

L’approccio decentralizzato è quello proposto da Apple-Google e da DP-3T, mentre su quello centralizzato pare stiano ricadendo le indicazioni del consorzio PEPP-PT e del progetto ROBERT, nonostante anche il Parlamento Europeo abbia espresso volontà di seguire la via dell’approccio decentralizzato.

Lo sviluppo ufficiale del sistema Italiano è stato affidato alla società Bending Spoons che ha annunciato, ma non ancora fatto, di rilasciare il codice in modalità opensource. Quando avverrà, la pubblicazione del codice sorgente permetterà di vigilare sul corretto funzionamento e soprattutto darà la possibilità di ricevere contributi dalla comunità di sviluppatori accelerandone e migliorandone lo sviluppo.

Anche la Ministra dell’Innovazione Italiana, Paola Pisano, si è espressa sul tema e in una nota ha dichiarato che:

“Il sistema di contact tracing dovrà essere finalizzato tenendo in considerazione l’evoluzione dei sistemi di contact tracing internazionali, oggi ancora non completamente definiti (PEPP-PT, DP-3T, ROBERT), e in particolare l’evoluzione del modello annunciato da Apple e Google. Il codice sorgente del sistema di contact tracing sarà rilasciato con licenza Open Source MPL 2.0 e quindi come software libero e aperto.”

 

L’adozione delle tecnologie di contact tracing se usata in modo corretto sarà in grado di gestire la pandemia e risulterà probabilmente fondamentale per la risoluzione dell’emergenza sanitaria planetaria, per un graduale ritorno alla normalità.

Il suo sviluppo, se fatto in modo etico, potrà incidere inconfutabilmente anche sull’approccio allo sviluppo delle tecnologie pensate esclusivamente per il bene pubblico ed il benessere collettivo.

Affinché questo avvenga sarebbe necessario interrogarsi se ha senso un’adozione a livello nazionale o sarebbe giusto pensare un’adozione unica a livello internazionale: il virus non conosce confini politici. Sarebbe corretto poter pensare anche, fin da ora, altri usi e riusi dei dati per scopi di ricerca diversi da quelli dell’immediata soluzione della pandemia? Possiamo affidarci anche a soluzioni rapide e performanti ma proprietarie o è sempre preferibile, per questo genere di tecnologie, rilasci in modo open, libero e trasparente affinché chiunque ne abbia le capacità possa vigilare e verificarne il corretto funzionamento interno?

È bene pensare che siano solo gli Stati e le autorità sanitarie, senza interessi economici diretti, ad attrezzarsi dal punto di vista tecnico e tecnologico per l’adozione, e chiedere che l’implementazione non diventi appannaggio di compagnie private?

Dalle risposte che l’implementazione di questa tecnologia darà capiremo se questa pandemia influenzerà anche in positivo l’approccio etico allo sviluppo tecnologico e forse dopo questa occasione impareremo a ricostruire anche un mondo tecnologico che metta sempre il bene dell’umanità al suo centro.

Gaetano Fabiano
Gaetano Fabiano

Gaetano Fabiano, esperto di innovazione nella sfera della digital transformation e tecnologie emergenti in ambito Big Data e Intelligenza Artificiale. È docente di informatica, calabrese che vive a Firenze, dove insegna e lavora come formatore e consulente.

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