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Quale futuro per le armi autonome

27 febbraio 2020 | Scritto da La redazione

Sette paesi stanno sviluppando armi autonome, se non lo si può impedire bisogna sviluppare una regolamentazione comune

Le armi autonome incutono timore, sistemi d’arma in grado di riconoscere, ingaggiare e uccidere una persona senza ci sia l’intervento di un uomo nel processo. A oggi ben sette paesi, Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia, Israele e Corea del sud, stanno sviluppando questa tecnologia. Sistemi d’arma simile esistono già ma, come nel caso dei droni militari Statunitensi, richiedono un operatore umano per confermare il riconoscimento e fisicamente premere il grilletto. Con lo svilupparsi dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di riconoscimento facciale non è troppo lontano il giorno in cui anche quell’ultimo passo verrà affidato alle macchine, creando la prima vera macchina per uccidere autonoma. Vogliamo davvero che una tecnologia del genere possa venire sviluppata?

 

Le questioni aperte. I sistemi d’arma autonomi (in inglese AWS) sono una violazione dei diritti umani? E della convenzione di Ginevra? Su chi cade la responsabilità delle loro azioni? Ci troviamo di fronte a questione oltre che tecnologica anche semantica. Le armi sono strumenti, estensioni della volontà, in questo caso volontà di nuocere, dell’uomo. Se gli strumenti da oggetti diventano soggetti cosa cambia non solo nel modo in cui si fa la guerra ma anche come ci si approccia a tutta quella serie di norme e diritti legati alle azioni belliche? Le questioni aperte sono molteplici e vanno affrontate con spirito critico e con dovizia di particolari per evitare che lo sviluppo delle armi autonome, ammesso che debba essere permesso, possa sfuggirci di mano.

Il 24 febbraio il Pentagono, ha avviato un primo, fragile passo verso la creazione di una serie di linee guida per lo sviluppo di sistemi d’arma legati all’intelligenza artificiale in modo che questi sottostiano a dei principi etici. Scopri quali sono nel video qui sotto:

La redazione
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