Spazio

Uno sguardo nell’infinito

31 ottobre 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Con l’avanzare della tecnologia troviamo sempre più spesso nuovi modi per scrutare nell’abisso del cosmo alla ricerca di oggetti distanti e, volendo, anche di noi stessi

Sono passati 410 anni da quando Galileo Galilei puntò una nuova invenzione,  il telescopio, verso la Luna e si rese conto che era cosparsa da valli e monti. Quella fredda giornata di dicembre è la data d’inizio dell’astronomia come la conosciamo oggi, cioè quella fatta usando strumenti d’osservazione. Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante, che ci hanno sempre più avvicinato alle stelle e  permesso di scrutare i confini dell’Universo visibile. A che punto siamo arrivati e quali sono state le tappe fondamentali della storia dell’astronomia?

 

Dal telescopio alle onde radio. Il telescopio usato da Galileo, una versione modificata da lui stesso del telescopio inventato per scopi navali e ricreativi da alcuni ottici olandesi, fu il primo oggetto che, attraverso l’uso delle lenti che sfruttavano la capacità ottiche di ingrandire un’immagine, scrutò il cielo alla ricerca di risposte. Per secoli gli astronomi hanno continuato ad osservare il cielo usando versioni sempre più perfezionate del telescopio, lenti migliori e più precise, sistemi di messa a fuoco, specchi e lenti più grandi.

Per quanto sempre più performanti, questi telescopi si scontravano con un muro invisibile che ne limitava la distanza entro cui poter osservare.

 

Il limite della luce. Per scoprire di quale muro stiamo parlando bisogna introdurre il concetto di universo in espansione. L’idea che il nostro universo non sia statico ma in continuo movimento e crescita è relativamente recente, ma ha delle implicazioni importanti. Gli oggetti distanti, come le galassie, si allontanano l’una dall’altra a causa di questa espansione: ciò significa che la luce che emettono viene stiracchiata e nel fare così cambia la sua lunghezza d’onda. Arriva un certo punto in cui questo cambiamento porta la luce visibile a diventare qualcos’altro, sempre parte della radiazione elettromagnetica ma invisibile agli occhi umani (e quindi ai telescopi ottici): stiamo parlando di onde radio, raggi gamma e altre forme di luce che i nostri occhi non sono in grado di percepire ma i nostri strumenti sì.

 

La radioastronomia. Attorno agli anni ’30 del Novecento nacque la branca della radioastronomia che permetteva di scrutare l’universo usando le onde radio. I risultati non erano quindi immagini, almeno non direttamente, ma segnali che permettono di definire una sorgente radio come può essere una galassia o alcune particolari stelle, segnali che possono poi essere trasformati in immagini. Assieme alla radioastronomia si sono sviluppate altri metodi per osservare il cielo, sfruttando lunghezze d’onda sempre diverse, dall’astronomia ai raggi X agli infrarossi, passando per tecniche che sfruttano altri fenomeni naturali, diversi dalla luce, come nel caso delle onde gravitazionali.

 

Osservare lo spazio dallo spazio. Una delle difficoltà maggiori dell’astronomia sono le interferenze: queste possono essere causate dall’atmosfera o dall’attività umana, in entrambi i casi la soluzione più efficace per eliminarle è quella di mandare i telescopi nello spazio. Ad oggi sono molti i telescopi spaziali, dal famosissimo Hubble al cacciatore di pianeti extrasolari Kepler e presto anche il nuovo telescopio spaziale James Webb, il più complesso e performante mai costruito che verrà lanciato in orbita nel 2021.

 

Nonostante le tecniche e gli strumenti sempre più innovativi ciò che guida l’astronomia è sempre la stessa cosa: la curiosità umana. Quando chiesero al famoso alpinista George Mallory perché volesse scalare la montagna più alta, lui rispose “perché è lì”. Per lo stesso motivo l’uomo è spinto a esplorare l’universo. Perché è lì, e soprattutto perché noi siamo qui.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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