20 minuti dal futuro

Ibernazione: scienza o fantascienza?

8 luglio 2020 | Scritto da La redazione

Grazie a romanzi e saghe cinematografiche l’immaginario collettivo relega l’ibernazione alla sfera della fantascienza: ma c’è chi sta focalizzando le sue attività di ricerca proprio in questo settore, che in futuro potrebbe offrire soluzioni a problemi concreti e reali. Ne abbiamo parlato con Matteo Cerri

L’astronave Avalon sta effettuando un viaggio interstellare verso una colonia spaziale. Il viaggio dura 120 anni e dunque tutti i passeggeri sono stati ibernati: si sveglieranno poco prima dell’arrivo a destinazione. È l’incipit di Passengers, film del 2016, candidato a due premi Oscar, diretto da Morten Tyldum e scritto da Jon Spaihts con Jennifer Lawrence e Chris Pratt come interpreti principali.
È solo uno delle molte storie in cui compare la tecnica dell’ibernazione, che gli amanti della fantascienza hanno imparato a conoscere attraverso i racconti di film e romanzi. In pochi, però, sanno che questa tecnica è anche oggetto di studio da parte del mondo scientifico e che in futuro potrebbe offrire una risposta a diversi problemi reali.
E dunque, ibernazione: scienza o fantascienza? Lo abbiamo chiesto a Matteo Cerri, Medico chirurgo e ricercatore di Fisiologia Università di Bologna, ospite della puntata del 30 giugno di “20 minuti dal futuro”.

 

Il limite tra scienza e fantascienza. “La fantascienza – ci ha spiegato Matteo Cerri – in realtà guida e ispira anche chi si occupa di ibernazione dal punto di vista scientifico. Ma non è quello di cui stiamo lavorando oggi. Dal punto di vista scientifico quello su cui ci stiamo concentrando è quello che gergalmente chiamiamo con la parola letargo. Cerchiamo di copiare le caratteristiche di alcuni animali, che hanno questa straordinaria capacità e questo potrebbe in futuro portarci a trovare diverse applicazioni, dall’ambito dell’esplorazione spaziale a quello medico e sanitario”. Sono proprio questi due i settori su cui si sono concentrate maggiormente le ricerche di Matteo Cerri e il tema dei suoi ultimi lavori, “A mente fredda” e “La cura del freddo”.

 

L’ibernazione per l’esplorazione spaziale. “Faccio parte di un gruppo di ricerca dell’Agenzia spaziale europea il cui obiettivo è quello di costruire, mattoncino dopo mattoncino, un sistema che ci consenta di utilizzare quella che oggi chiamiamo ibernazione sintetica per missioni interplanetarie di lunghissima durata. Questo, potrebbe permettere di risolvere diversi limiti che coinvolgono l’esplorazione spaziale da parte dell’uomo”. Tra questi la necessità di alimentarsi, il benessere psicologico, le radiazioni a cui sono esposti gli astronauti e molto altro ancora.

 

La cura del freddo. L’ibernazione, però, potrebbe risultare una tecnica preziosa anche nel settore salute per affrontare diverse patologie. “In condizioni in cui noi siamo freddi, quasi morti, non possiamo morire. – ci ha detto Cerri – Ci sono molti casi in cui persone sono sopravvissute in condizioni estreme attivando alcuni meccanismi di conservazione cellulare. Le applicazioni cliniche sono moltissime: si tratta di uno stato in cui il nostro metabolismo si abbassa moltissimo, consumiamo il minimo necessario per esistere, e questo ci consente in qualche modo di rallentare il tempo”.

 

Guarda l’intervista completa a Matteo Cerri qui:

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