20 minuti dal futuro

In equilibrio fra privacy ed etica

21 aprile 2020 | Scritto da La redazione

Nona puntata di 20 minuti dal futuro con Paolo Benanti, professore di etica, bioetica ed etica delle tecnologie.

Il governo italiano ha scelto l’app per fare il Contact Tracing, che, in teoria faciliterà la ricostruzione della mappa di contatti di un individuo qualora questo dovesse risultare positivo al nuovo coronavirus. Si chiama “Immuni” e, oltre a permettere, forse, un metodo tecnologico di gestire la fase due, solleva non poche domande sul delicato equilibrio fra privacy, protezione dei dati e sicurezza pubblica. Per capire meglio se esiste una possibile chiave di volta e quale sia, Thomas Ducato, direttore di Impactscool Magazine, ha intervistato in diretta per la serie di webinar “20 minuti dal futuro” il professor Paolo Benanti, Frate francescano del Terzo Ordine Regolare ed esperto di bioetica ed etica delle tecnologie.

 

L’intervista. “Ci sono due cose da non confondere – ha chiarito subito Benanti – privacy e protezione dei dati personali sono connesse fra loro ma sono questioni diverse. Parliamo di qualcosa che ha senso oggi a fronte di un problema come il Covid-19 che si sta diffondendo tramite le relazioni sociali e quindi l’unico modo per frenarlo adesso è il contenimento sociale ma questa cosa non può andare avanti all’infinito, cioè torneremo a incontrarci”.

L’uso di app come quella scelta dal governo solleva domande di carattere etico relative ai dati che sarà in grado di raccogliere a al loro uso: “Chi può detenere la mappa dei contatti delle persone? Chi può autorizzare la trasmissione di questi dati? E cosa si può fare con questi dati? Non è come il petrolio che una volta usato è finito, i dati si possono usare un numero illimitato di volte per estrarre una quantità enorme di informazioni. Ecco il conflitto, di consegna e utilizzo di dati per un bene che va oltre quello personale e un mio diritto, quello alla protezione dei dati personale per evitare di esporre parte della mia vita che va oltre gli scopi di salute. Siamo di fronte a questo dilemma. Insolubile? Dipende, è una scelta morale che dipende da diversi valori e come io scelgo sto dicendo da che parte sto mettendo l’asticella del valore. Chiaro che ci sono utilizzi che sono assolutamente immorali, ci sono altri esiti che sono immorali individualmente, bisognerà trovare un modo per mettere l’asticella in modo che siano etiche e a beneficio della società.

 

I dati come nuova moneta? In un mondo dove produciamo miliardi di gigabyte di dati ogni giorno questi assumono nuovo valore. Come sottolinea Benanti: “Perché due giganti come Apple e Google possono fornire un sistema di tracciamento sicuro e, a loro detta, anche garante della privacy di ciascuno, in una o due settimane? Perché evidentemente già c’è una sensoristica di raccolta di dati che abita nelle tasche di ognuno di noi. Qui si tratta di rendere lecito un fine per quei dati, il mezzo già c’è. D’altronde ci conviene riconoscere che forse parte di questo già accade. Una volta per avere un sistema di navigazione si usava il software TomTom che costava un abbonamento, perché oggi i software di navigazione sono gratuiti? Da dove arrivano i soldi per pagarlo? È evidente che se non c’è un prodotto che ci viene venduto siamo noi il prodotto, sono i nostri dati che rendono soldi. Il pagare in dati un servizio equivale a pagare una moneta. Allora è giusto o sbagliato pagare in soldi? Il sistema di sanita pubblica come il nostro non sopravvive solo con le tasse, ha bisogno di un altro valore, allora se i dati sono l’equivalente in valore per pagare questo servizio, in quest’ottica allora non si tratta più di pagare le tasse e accedere al sistema sanitario, ma nel momento in cui accedo al sistema sanitario io contribuisco con parte dei miei dati in modo che possa organizzarsi meglio e essere più efficiente. Quindi usando un antico adagio etico: il fine non giustifica i mezzi ma un mezzo in quanto mezzo non è giustificato se non in rapporto a un fine adeguato.

 

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