Big Data

Combattere la differenza di genere nelle discipline STEM con WiMLDS

12 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

Abbiamo intervistato Claudia Volpetti, cofondatrice della sezione milanese dell’organizzazione Women in Machine learning and data science

In Italia lo squilibrio di genere nel mondo del lavoro è ancora un fenomeno diffuso e il divario aumenta ulteriormente quando entriamo nelle cosiddette discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). In questi settori, in Italia come nel resto del mondo, la percentuale di laureati di sesso maschile supera quello delle donne, fattore che si riflette inevitabilmente anche nel lavoro. Per avvicinare le giovani studentesse alle materie scientifiche, Impactscool porta in tutta Italia il format woMEST, il primo laboratorio nazionale itinerante per favorire l’orientamento delle ragazze verso le discipline e le carriere STEM.

Con un fine molto simile opera Women in Machine learning and data science, WiMLDS, organizzazione che opera in tutto il mondo per sostenere e promuovere le donne che si occupano a vario titolo di queste tematiche. Nel 2018 a Milano è nata la sezione locale dell’organizzazione grazie all’impegno di Claudia Volpetti e Carlotta Orsenigo, rispettivamente dottoranda e docente del Politecnico di Milano.

In occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che si celebra l’11 febbraio, abbiamo intervistato Claudia Volpetti, con cui abbiamo parlato di WiMLDS e di parità di genere nelle discipline STEM.

 

Partiamo da Women in Machine learning and Data science, di cosa si tratta?

È un’organizzazione internazionale la cui missione è promuovere e supportare ricercatrici, professioniste e studentesse nel mondo aziendale che si occupano di machine learning e data science. Organizziamo eventi in cui si approfondiscono specifiche tematiche, ma si creano anche belle occasioni di network.

Dove nasce WiMLDS?

Dopo le prime esperienze negli Stati Uniti, dall’organizzazione è nata una community internazionale, divisa in chapters, delle sezioni locali. In ogni città chi è interessato ha l’opportunità di organizzare degli incontri ed è esattamente quello che abbiamo fatto noi a Milano a partire dallo scorso anno. Proprio nel 2018 c’è stata una crescita esponenziale del chapters di WiMLDS nel mondo: ne sono nati 25 di nuovi e ora siamo arrivati a 39 in totale, per oltre 21.500 membri.

Come mai questo boom?

Credo sia dovuto in buona parte all’attenzione a livello mondiale attorno a queste tematiche: quello della scarsa presenza femminile in contesti di lavoro e ricerca in materie scientifiche e tecnologiche è un fenomeno molto diffuso, su cui nell’ultimo periodo si è creata una certa sensibilità.

Parliamo del chapter milanese

A Milano siamo presenti, come detto, da inizio 2018. Il nostro Chapter è stato fondato da me e da Carlotta Orsenigo, docente del Politecnico di Milano. Abbiamo organizzato il primo evento nel settembre scorso e abbiamo avuto subito un’ottima risposta di pubblico. Ora a febbraio abbiamo il secondo appuntamento e speriamo che l’interesse dimostrato per il primo incontro venga confermato. La sensazione è che ci sia molto interesse, entusiasmo e partecipazione: ci sono arrivate molte richieste di collaborazione tra cui quella con Google, con cui abbiamo già in programma un evento per maggio.

Come si svolgono gli incontri?

C’è una parte più di “formazione e aggiornamento”, in cui viene approfondito un tema legato al Machine Learning e alla Data Science, attraverso l’intervento di alcune speaker specializzate in un determinato settore. In seguito ci sono dei momenti di confronto e di network tra i partecipanti. Quello che ci tengo a sottolineare è che i nostri incontri sono aperti a tutti, vogliono essere inclusivi e non esclusivi.

Dunque non sono riservati alle donne?

No, al contrario non ci sono limitazioni di alcun tipo per quanto riguarda i partecipanti, sia dal punto di vista del genere sia per quanto riguarda la formazione e il background: cerchiamo di affrontare l’argomento in modo accessibile anche per i non addetti ai lavori. Gli incontri si svolgono in inglese, proprio per poter includere anche un pubblico internazionale: molti ricercatori, esperti, ma anche studenti e appassionati di questi temi, anche a Milano, vengono dall’estero. Il valore aggiunto di questi eventi è avere persone e voci diverse: crediamo che la diversità sia davvero quel quid in più, che spesso manca nel contesto lavorativo.

Chi ha partecipato al primo incontro?

Una delle sorprese più belle è stata proprio la varietà delle persone che hanno partecipato, sia per l’età che per il background. Si è creata un’occasione davvero bella di network e contatto tra mondo accademico e aziende: sono venuti anche molti recruiter, c’è un problema a livello di risorse umane per il tema Machine Learning e Data Science e quindi ci sono molte imprese alla costante ricerca di figure con competenze in questo ambito. E trovare donne è ancora più raro.

Quindi ora siete al lavoro per il secondo appuntamento?

Sì, è in programma il 21 febbraio in Amazon, parleremo di chatbot e, più in generale, di interfacce conversazionali. Ci saranno rappresentati di università, ma anche di importanti aziende: in molti hanno dimostrato interesse per le nostre iniziative, non è un caso che questo appuntamento si terrà in Amazon e il prossimo in Google. Le aziende che ci ospitano finanziano anche l’evento e questo ci permette di rendere la partecipazione gratuita. Oltre a uno spazio ci garantiscono anche la copertura mediatica, che è importante per la nostra mission di sensibilizzazione.

A proposito di sensibilizzazione, qual è la situazione della diversità di genere nelle discipline STEM a livello mondiale?

Il numero di donne che si laureano nelle materie STEM è molto basso a livello mondiale. In questo senso l’Italia non rappresenta un’eccezione. Mi capita spesso di partecipare a conferenze internazionali su questi temi in cui ci sono migliaia di iscritti ma una bassissima percentuale di donne. È nata proprio per questo la necessità di fondare WiMLDS. Non so quale sia la ragione di questo fenomeno, in parte è sicuramente una questione culturale e di sensibilità, che si manifesta già nell’orientamento scolastico: la tecnologia viene spesso vista come una “cosa” da uomini. Io ho studiato ingegneria informatica e nel mio corso le donne erano pochissime e questo ovviamente poi si riflette anche sulla presenza nelle aziende e nella ricerca.

La redazione
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