Future Society

Previsioni dal passato: quando Arthur C. Clarke predisse il lavoro da remoto

12 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

Spesso e volentieri i pensatori del passato hanno lasciato ai posteri intuizioni sul nostro presente: alcune incredibilmente precise, altre del tutto sbagliate. Oggi ve ne raccontiamo una di quelle che si sono rivelate azzeccate.

Quando, negli anni Sessanta, lo scrittore e futurista Arthur C. Clarke affermò che in futuro avremmo potuto lavorare comodamente da una splendida spiaggia a Tahiti, i più la presero come un’affermazione senza senso.

Ma, come molte altre cose uscite dalla mente geniale di Clarke (lo scrittore inglese, per esempio, è stato tra i primi a ipotizzare il concetto dei satelliti geostazionari) anche questa previsione si è rivelata corretta: secondo il New York Times, oltre il 40% gli americani negli ultimi anni ha lavorato da remoto.

A confermarlo è un sondaggio presentato dalla società Gallup, che ha coinvolto oltre 15.000 persone in totale: il 43% degli impiegati americani afferma di aver trascorso almeno una parte del proprio tempo lavorando in sedi diverse da quelle tradizionali. Una percentuale in crescita rispetto ai dati del 2012, segno che il mondo del lavoro è pronto per il cambiamento.

Non solo, il report di Gallup ha evidenziato anche come una maggiore flessibilità dell’orario lavorativo e la possibilità di lavorare da remoto incidano sulla scelta dei lavoratori di accettare o lasciare un lavoro, e anzi “I dipendenti stanno spingendo le aziende a stravolgere le strutture e le politiche che hanno tradizionalmente scandito i loro giorni lavorativi”.

Molti dipendenti, così come i datori di lavoro stessi, hanno riconosciuto che le pratiche connesse al “lavoro flessibile” possono rendere i lavoratori più motivati, con l’ulteriore beneficio di aiutare concretamente a colmare il gap di genere.

Certo, non tutte le professioni possono permettersi lo stesso grado di flessibilità: per il momento, le aziende che permettono ai propri lavoratori di passare più tempo lontani dall’ufficio sono quelle che si occupano di informatica, design o media, mentre agli ultimi posti ci sono la vendita al dettaglio, l’educazione e l’assistenza sanitaria.

D’altra parte, il mondo del lavoro è in costante cambiamento: come dimostra anche lo studio che Impactscool ha realizzato lo scorso novembre in occasione di Futureland, evento dedicato alle tecnologie emergenti e all’innovazione organizzato da Talent Garden a Milano. Quello che è emerso da questo studio, a cui hanno partecipato 75 persone presenti all’evento, fa eco alle parole pronunciate da Clarke cinquant’anni fa: in futuro lavoreremo ovunque, i leader saranno sempre più attenti ai rapporti umani, avremo sempre più bisogno di qualità legate all’intelletto come la creatività e potremmo avere lavori che oggi ancora non esistono.

Chissà se Arthur C. Clarke si troverebbe d’accordo con le nostre intuizioni.

La redazione
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