Cambiamento climatico e ambiente

Cosa sta succedendo in Australia

8 gennaio 2020 | Scritto da Alberto Laratro

Da mesi l’Australia è avvolta dalle fiamme, fra temperature record, incendi terribili, crisi climatica e immagini controverse

I peggiori roghi degli ultimi anni stanno devastando l’Australia da settembre, con un aumento vertiginoso dei focolari nell’ultimo mese. La terra dei canguri, dove ora è estate, sta affrontando quello che la Siberia e il Brasile hanno passato negli scorsi mesi, fra decine di morti, città evacuate e oltre 250 milioni di tonnellate di CO2 e fuliggine emesse in atmosfera, una quantità tale da tingere di rosso e giallo i cieli di Melbourne e Canberra e rendendone l’aria irrespirabile.

Secondo le più recenti stime sono andati in fumo più di 5 milioni di ettari di foresta, più o meno la dimensione della Pianura Padana (altre stime parlano di 10 milioni di ettari, praticamente l’Islanda) e mezzo miliardo di animali sarebbero morti o colpiti dalla perdita dell’habitat in cui vivono, “una perdita straziante – secondo il WWF Australia – che comprende migliaia di preziosi koala della costa centro-nord del New South Wales, insieme ad altre specie iconiche come canguri, wallaby, petauri, cacatua, potoroo e uccelli melifagi”.

I roghi estivi non sono una novità ma quelli di quest’anno sono particolarmente feroci, complice una siccità elevata e le temperature più alte registrate negli ultimi anni, temibili segni di un clima che cambia e le cui conseguenze sono visibili addirittura dallo spazio.

 

Il ruolo del clima. I cambiamenti climatici giocano un ruolo importante negli incendi che stanno straziando le zone verdi del nostro pianeta: il clima secco e le temperature elevate favoriscono la creazione di sterpaglia e di vegetazione secca, in particolare nelle zone del New South Wales, a sud est del continente. A questo punto basta una scintilla, come per esempio un fulmine, per scatenare l’inferno. La cosa peggiore è che i fenomeni di questo tipo sono soggetti a cosiddetti “feedback loop” ovvero cicli di rafforzo per cui una conseguenze diventa causa in un ciclo continuo, per fare un esempio, questi roghi sono così massicci che il fumo generato forma delle tempeste i cui fulmini appiccano altri roghi, aumentandone la portata.

Un altro di questi cicli, che agisce rafforzando gli effetti della crisi climatica, è il tanto curioso quanto terrificante fenomeno della neve marrone in Nuova Zelanda. La fuliggine, che trasportata dal vento per oltre 2500 km arriva sui ghiacciai Neozelandesi, ricopre la neve e, scurendola ha due effetti principali: riscalda la neve, accelerandone la fusione, e diminuisce la quantità di luce che viene riflessa verso lo spazio, contribuendo a riscaldare ulteriormente il pianeta.

È importante sottolineare però che se l’accensione dei roghi in sé, in parte, non è direttamente attribuibile ai cambiamenti climatici, le condizioni che permettono la diffusione incontrollata degli incendi e che gli permette quindi di raggiungere queste proporzioni catastrofiche sono frutto delle temperature più calde dovute al riscaldamento globale causato dall’uomo.

 

L’origine dei roghi. Si sta diffondendo in queste ore la notizia per cui la maggior parte dei roghi non sia d’origine naturale ma che sia opera di diversi piromani e che questi, oltre 180, siano stati arrestati. La notizia è vera solo in parte: 187 persone sono indagate per eventi legati all’accensione di fuochi ma di questi solo 24, da novembre, hanno dato deliberatamente inizio a roghi, i restanti sono accusati di non aver rispettato regole per la prevenzione degli incendi o hanno gettato mozziconi di sigaretta accesi in zone a rischio.

La narrativa che passa con queste notizie, quando affrontate senza le dovute precisazioni, sembra sminuire il ruolo della crisi climatica in questi incendi. In effetti, molti roghi sono causati direttamente dalle attività umane, come fuochi da campo lasciati incustoditi o armi da fuoco usate in maniera irresponsabile, passando per malfunzionamenti dei treni che, frenando, generano molte scintille e quindi danno fuoco alle zone vicino i binari. È fondamentale evidenziare, però, che questi incendi sono quelli meno pericolosi e più facili da estinguere: i luoghi in cui le fiamme stanno consumando la maggior parte della foresta sono quelli remoti e irraggiungibili. Si tratta di luoghi in cui l’uomo non ha accesso né per dare avvio a roghi né per intervenire. Secondo Ross Bradstock, dell’Università di Wollongong, l’incendio più grande mai registrato in Australia, quello che sta consumando il Gosper Mountain, si sarebbe generano da un singolo fulmine, in questo caso la mano dell’uomo si trova molto più a monte, con un processo che parte dalle emissioni di CO2.

 

L’immagine della discordia. Parlare di clima non è mai facile, si tratta di un fenomeno complesso che spesso, se trattato in maniera superficiale, offre il destro a negazionismi o, dal lato opposto, ad allarmismi. A tal riguardo sta diventando virale, in questi giorni, l’immagine mostrata in apertura dell’articolo. Si legge in giro che sarebbe uno scatto della NASA che mostra gli incendi australiani e, il sistema che Facebook ha introdotto per segnalare le notizie false, avrebbe indicato l’immagine come una Fake News. Ma le cose non stanno proprio così: l’immagine, come dichiarato dall’autore, è un’elaborazione grafica, a cura di Anthony Hearsey, realizzata a partire da dati della NASA che mostra in rosso i luoghi dove si sono scatenati gli incendi nell’ultimo mese. L’immagine, quindi, non è una foto dallo spazio ma non è nemmeno una bufala: come spesso accade la realtà è più complessa di un semplice vero o falso. Il rischio peggiore di questa situazione è che il discorso pubblico si sposti dalla gravità dei fuochi australiani alla discussione sull’immagine in sé, cosa che ricorda molto il famoso dito che indica la Luna.

Mentre stiamo scrivendo, un temporale sta dando sollievo, anche se solo temporaneamente,  alle foreste di eucalipto martoriate e ai pompieri sfiniti: resta però la certezza che eventi di questo tipo, se non interveniamo al più presto e in maniera concreta, saranno destinati a ripetersi.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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