Città e Trasporti

L’automazione delle consegne è ancora lontana

7 febbraio 2019 | Scritto da Tommaso Spezzacatena

Molte sono le aziende che si sono lanciate nella realizzazione di un robot in grado di consegnare autonomamente merci e cibo all’interno delle nostre città. Il percorso però è ancora lungo

Com’è ormai evidente, il settore del last mile delivery, ovvero della consegna cittadina urbana, è in continua espansione sia in Italia che all’estero (Amazon ha ormai più di 100 milioni di utenti prime).
All’interno di questo settore moltissime imprese sono convinte che sarà l’automazione a fare la differenza. Tra queste possiamo citare alcuni colossi come Piaggio con la sua GITA, Amazon, Pepsi e Segway con Loomo, presentato al Ces 2019 a Las Vegas.

Drone o robot, volante o terrestre è indifferente: l’importante è che sia UV, Unmanned vehicle, ossia un veicolo autonomo ed automatizzato.
Ma è davvero la soluzione più conveniente? Nel breve periodo sicuramente no.

I fattorini in bicicletta (i riders di Foodora o Glovo, per citare alcuni dei grandi marchi del delivery) infatti ad oggi sono molto meno costosi, e lo saranno ancora per diversi anni.

R&S – research and study. Partiamo dal fatto che la ricerca per ottenere un prodotto innovativo come un robot dotato d’Intelligenza artificiale in grado di spostarsi nel traffico cittadino è molto costosa. Ad esempio, secondo un report del centro studi FactSet, Amazon nel 2017 ha speso ben 23 miliardi di dollari in R&S risultando una delle aziende che spende più al mondo in questo settore. Sicuramente l’intero budget non è stato destinato all’automazione della consegna (anzi una buona fetta è andata ad Alexa) ma tutti conosciamo l’interesse di Amazon, almeno sulla carta, nella realizzazione di un sistema di consegna dronica.

Dall’altra parte invece l’utilizzo di un fattorino non ha costi d’implementazione iniziali (l’Intelligenza artificiale è già inclusa).

Hardware. Poi bisogna considerare l’hardware. Per fare un esempio, l’Aibotix X6 V2, un drone con un’autonomia di 30 minuti e in grado di sollevare un carico di 3kg (caratteristiche comparabili a quelle di un drone per le consegne urbane) costa all’incirca 30.000 euro, comprendendo però la telecamera. Un costo davvero importante per prestazioni modeste in fatto di sollevamento carico. Inoltre, sappiamo che i droni ad oggi sono molto delicati in caso di urti.

Un robot, invece, è sicuramente più robusto ma lo stato dell’arte è ancora molto indietro e i costi ancora troppo alti, soprattutto a causa della difficoltà di realizzazione di un’Intelligenza artificiale affidabile, per pensare di applicarlo sistematicamente.

Per quanto riguarda i fattorini, una bicicletta costa circa 50/80 € ed è comunque a carico del lavoratore, così come eventuali riparazioni e danni al mezzo.

Aspetto giuridico. A livello giuridico, droni e robot non hanno ancora il via libera a procedere con il trasporto merci.
Per quanto riguarda i veicoli terrestri, invece, non esistono leggi specifiche, e di solito sono dati solo permessi per realizzare test e prove.
Esiste però qualche eccezione per quanto riguarda i droni: per esempio, in Cina i voli per la consegna commerciale sono già attivi e autorizzati (si veda il caso della JD.com). Negli USA il Dipartimento dei Trasporti propone che i droni usati da civili possano librarsi e volare sopra la folla e in alcuni casi anche di notte.  Poi c’è il caso europeo: sta per essere pubblicato il  Regolamento Droni OPEN CATEGORY che liberalizzerà l’utilizzo dei droni per attività non pericolose (in base al peso del veicolo), mentre per consegne o scopi professionali bisogna chiedere delle autorizzazioni a procedere analizzate di volta in volta.

I fattorini umani invece non hanno problemi ad operare.

Assicurazioni. Un altro problema si pone a livello assicurativo. Nel caso d’utilizzo di veicoli altamente tecnologici e automatizzati, le aziende si doteranno sicuramente di diverse assicurazioni, sia nel caso di danni causati al veicolo (non sono da escludere atti vandalici come nel caso del bike sharing a flusso libero, ossia senza stazioni) sia per danni che il veicolo può provocare a passanti e cose.

Questo problema ovviamente non si pone in caso le aziende decidano di affidarsi a un fattorino umano.

Ai riders infatti non è fornita un’assicurazione che copre malattie o infortuni e, in caso di urti di persone o cose, la responsabilità (altro tema controverso per droni e robot) è chiaramente a carico del lavoratore e non della piattaforma.

La ricarica. Rimane il grosso problema della ricarica, soprattutto per i robot terrestri, perché anche se l’autonomia dei droni è più bassa questi però possono coprire una distanza maggiore in meno tempo. Per esempio, ipotizzando una velocità (ottimistica) media di 20 km/h per coprire 5km (distanza che alcuni fattorini bolognesi hanno dichiarato di dover, talvolta, percorre in un unico viaggio) avremo un tempo tra andata e ritorno di circa 30min, il che richiede batterie di un certo livello e di un certo ingombro. Se si considera che questo sarebbe solo 1 dei tanti viaggi ci si potrebbe chiedere se un rover terrestre sia in grado di resistere ad una serata di consegne.

Il fattorino ovviamente non ha problemi di ricarica J

Le strade. Rimanendo focalizzati sul funzionamento dei robot a guida autonoma, non si può fare a meno di considerare che questi sono spesso pensati e realizzati in America o comunque non in Europa, dove l’urbanistica e la pavimentazione è completamente diversa.
Ci si potrebbe chiedere se un rover sia in grado di realizzare consegne in una zona con sanpietrini, buche o con forti dislivelli.Nuovamente i riders hanno molti meno problemi legati a pavimentazione e pendenze.

Il costo. Ad oggi un riders è pagato 4€ lordi a consegna, questo comporta che i sistemi robotici dovranno garantire un prezzo al massimo pari a questo per poter essere competitivi, il che non è scontato. Sempre a livello di costi con dei robot nascerebbero dei costi fissi di gestione (energia di ricarica e costi di riparazione) che invece oggi le piattaforme non hanno.

Purtroppo, quindi sembra che in questo caso la tecnologia sia ancora lontana da risolvere una situazione di lavoro precaria come quella dei fattorini in bicicletta.

Tommaso Spezzacatena
Tommaso Spezzacatena

Tommaso Spezzacatena è attualmente iscritto al 3 anno della facoltà di Economia e Commercio a Torino. Da sempre appassionato di innovazione e futuro e in particolar modo al campo della robotica, Tommaso collabora con un giornale che parla di startup e nuove tecnologie. Da maggio 2018 è diventato ufficialmente Future Activist.

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