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Cripto riciclaggio, verità o fantasia

2 agosto 2019 | Scritto da Tommaso Spezzacatena

Le cripto valute possono essere usate come strumento per riciclare denaro? I pareri sono contrastanti

Secondo uno studio di CipherTrace, svolto sui 20 principali exchange fra il 2009 e il 2018 sono stati riciclati 2,3 miliardi di dollari attraverso le criptovalute. Bitcoin, Ethereum, Litecoin e altri sono strumenti teoricamente perfetti per trasformare denaro proveniente da traffici illeciti in moneta pulita. Perché queste nuove monete digitale potrebbero fare la felicità di narcotrafficanti e criminali e quali metodi si possono usare per evitare che vengano sfruttate in questo modo?

Prima di tutto bisogna chiedersi perché sia interessante approfondire la relazione tra riciclaggio di denaro e criptovalute. Infatti, le cripto currencies non hanno le caratteristiche fondamentali per essere definite monete, denaro. In accordo con Campbell-Verduyn Malcolm della Balsillie School però va sottolineato che possiedono due caratteristiche specifiche che possono rendere vantaggioso utilizzarle per il riciclaggio di denaro.

 

Caratteristiche perfette. Queste due fondamentali caratteristiche sono il semi-anonimato e la loro facilità di movimenti internazionali.
Le criptovalute (per definizione) si basano su un sistema decentralizzato e quindi senza un ente gestore che autorizzi e controlli i traffici di denaro. Gli scambi sono gestiti in autonomia dalla rete di nodi con un sistema peer to peer. Questo rende più difficile per gli enti antiriciclaggio risalire ai proprietari dei conti. Se da un lato, infatti, tutte le transazioni sono registrate tramite blockchain e vengono conservate le tracce di tutti gli scambi avvenuti, dall’altra parte non è però possibile sapere chi c’è fisicamente dietro un determinato conto corrente (perché non c’è nessun ente centrale ad attestarlo). Ciò significa che si può sapere che è avvenuto una transazione tra A e B, quando questa transazione è avvenuta e quanto capitale è stato spostato ma non chi siano A e B. Inoltre la mancanza di ente centrale rende anche impossibile poter bloccare una transazione laddove ci sia il sospetto di riciclaggio.

Le cripto valute, inoltre, possono facilmente essere spostate da una parte all’altra del pianeta, senza controlli o complessi mezzi a disposizione, sono sufficienti un computer e una connessione. Questo facilita tutti coloro che realizzano proventi da attività illecite che vogliono poi rinvestirli in un paese diverso dal loro. Ad oggi invece il trasferimento liquido di denaro da uno Stato a un altro necessita l’intervento di grandi istituti bancari, che hanno accordi con gli enti antiriciclaggio che possono chiedere di eseguire una verifica su transazioni e conti sospetti.

Ad oggi gli enti antiriciclaggio non sono attrezzati ad affrontare una tale tecnologia. Infatti, gli sforzi degli ultimi anni sono stati indirizzati nel creare accordi con Stati ed istituti finanziari dediti al movimento di denaro, con le criptovalute, di colpo, le transazioni verrebbero fatte in autonomia. Bisogna ripensare completamente a tutte le strategie di contrasto.

 

Le criptovalute sono usate per il riciclaggio? Nel 2015, secondo la British National Risk Assessment no. La BNRA fece notare che all’epoca la maggior parte degli studi fatti in merito sulle possibili implicazioni tra criptovalute e riciclaggio mostravano che nella realtà ci fossero stati pochissimi casi appurati di trasferimento di denaro sporco tramite questa tecnologia. D’altro canto, sia il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) continuano a sostenere che ci siano forti possibilità d’utilizzo delle criptovalute per il riciclaggio, con particolare riferimento all’utilizzo che ne potrebbero fare i trafficanti di droga, i quali hanno necessità di spostare velocemente grandi quantità di denaro da un paese all’altro, in poco tempo e in anonimato.

Quindi, nel 2017, sempre secondo quanto riportato da Campbell-Verduyn Malcolm, il rischio del riciclaggio con le criptovalute era più potenziale che effettivo, con pochissime evidenze empiriche a dimostrazione di ciò.

 

La situazione oggi. Nel 2019 la situazione pare cambiata, infatti, ci sono stati diversi arresti in merito. Come riportato dal giornale spagnolo La Verdad il 14 Giugno 2019 sono stati arrestati 35 individui colpevoli di essere riusciti a riciclare circa 1 milione di euro trasformando gli introiti degli illeciti in criptovalute, al fine di poterle spostare velocemente e superare i controlli. Sempre in Spagna, inoltre, sembrano esserci problemi anche con i distributori automatici di Bitcoin (che sono una sorta di bancomat dove è possibile acquistare, inviare e convertire comodamente le proprie monete in Bitcoin). Secondo quanto riportato da Bloomberg, a inizio Luglio sono stati arrestati alcuni individui per avere inviato 9 milioni di euro a narcotrafficanti colombiani. Dati gli utilizzi illeciti che ne vengono fatti, recentemente anche la città di Vancouver ha annunciato di volere mettere al bando i distributori di Bitcoin per paura che questi possano essere usati per il riciclaggio.

Infine, sempre nel 2019, Simon Riondet, capo della sezione dell’Europol dedicata ai reati finanziari, rilasciando un’intervista al giornale Reuters ha affermato che il pagamento con criptovalute sul Dark web è in continuo aumento e, forse anche per questo motivo che il Financial Action Task Force (FATF), ente internazionale antiriciclaggio fondato nel 1989, ha pianificato di rafforzare il proprio controllo sugli exchange di criptovalute imponendogli di identificare i clienti e i mittenti delle transazioni e controllare che le transazioni siano legate ad attività lecite.

In conclusione, sembrerebbe che sulla carta le cripto valute siano lo strumento perfetto per il riciclaggio di denaro, ma dall’altra parte le linee guida offerte della FATF, e recepite da numerosi exchange e dalle piattaforme, sembrano essere molto efficaci per tenere il fenomeno sotto controllo. Almeno finora.

Tommaso Spezzacatena
Tommaso Spezzacatena

Tommaso Spezzacatena è attualmente iscritto al 3 anno della facoltà di Economia e Commercio a Torino. Da sempre appassionato di innovazione e futuro e in particolar modo al campo della robotica, Tommaso collabora con un giornale che parla di startup e nuove tecnologie. Da maggio 2018 è diventato ufficialmente Future Activist.

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