Editoriali

La competenza chiave per il XXI secolo? Sviluppare il proprio senso del futuro

5 novembre 2019 | Scritto da Cristina Pozzi

L’editoriale di Cristina Pozzi, CEO and co-founder Impactscool, Young Global Leader of the World Economic Forum 2019

Cosa vuoi fare da grande? Che programmi hai per la prossima estate? Che tempo farà domani? Come voteranno gli elettori al referendum? Domande di questo genere si susseguono continuamente nelle nostre vite e le risposte che ci diamo diventano una guida per il nostro agire. È insito in noi il fatto di usare il futuro e i suoi possibili accadimenti come strumento per prendere decisioni sia per i nostri grandi progetti sia per le piccole attività quotidiane. Uno strumento potente a nostra disposizione per pianificare, progettare, costruire artefatti, interagire: una caratteristica fondamentale per essere umani.

La capacità di pensare il futuro è infatti una delle chiavi della nostra evoluzione: non saremmo mai stati in grado di cacciare animali feroci molto più grandi di noi, non avremmo mai investito del tempo a seminare in vista di un raccolto domani, non saremmo in grado di interagire con gli altri se non proiettassimo costantemente le nostre aspettative rispetto al loro possibile comportamento.

Almeno in un certo senso tutti gli esseri umani sono futuristi: lo siamo in un modo che potremmo definire ingenuo, del senso comune. Jake Dunagan ha espresso questo concetto così: «We all think about the future, we just don’t do it very well» (Tutti pensiamo al futuro, il fatto è che non lo facciamo molto bene t.d.r.).

C’è dunque un futurismo del senso comune che tutti noi abbiamo a disposizione e c’è, però, anche un futurismo scientifico che si differenzia dal primo per l’approccio e le metodologie utilizzate. La prima forma segue un istinto, una credenza diffusa; la seconda basa le proprie affermazioni su metodi, misurazioni, analisi strutturate, rigorose e condivise da una comunità di studiosi della materia. Convenzionalmente si colloca la nascita di questa scienza agli inizi del XX secolo con la pubblicazione di una serie di saggi di H.G. Wells intitolata Anticipations che invita a individuare una scienza che studia il futuro in modo rigoroso.

Oggi siamo in un periodo storico in cui la riflessione sul futuro è sempre più centrale e ci pone di fronte a dilemmi che riguardano non solo il successo di un’impresa o la strategia di un paese, ma anche sfide globali per l’umanità come l’emergenza climatica, la crisi del capitalismo e della democrazia, le crescenti diseguaglianze economiche e sociali. Più che mai è necessario acquisire la capacità di prendere decisioni ponderate considerano le infinite possibilità che il futuro ci offre; una capacità fondamentale per il XXI secolo che potremmo chiamare il senso del futuro.

 

Cos’è il senso del futuro? Secondo l’UNESCO, che chiama questa capacità Futures Literacy (FL), si tratta di quell’abilità che “consente alle persone di comprendere meglio il ruolo che il futuro avrà in ciò che vedono e fanno”, mettendole nella condizione di usare il futuro nel migliore dei modi. Una vera e propria consapevolezza individuale e sociale che ci permette di comprendere quali siano gli elementi che possiamo influenzare e quali invece siano scenari utili da anticipare al fine di reagire nel miglior modo possibile.

Conoscere i meccanismi di qualcosa che consideravamo ignoto ci aiuta a sviluppare una maggior sicurezza e a pianificare meglio le nostre azioni riportando alcuni elementi sotto il nostro controllo e dandoci le giuste lenti con cui osservare il mondo attorno a noi e i suoi continui cambiamenti.

Ecco perché, in un contesto in cui il pessimismo e un atteggiamento di rinuncia nei confronti del futuro sono diffusi tra le giovani generazioni, un contesto in cui la speranza è un sentimento in crisi, sviluppare un senso del futuro può essere la chiave per riequilibrare il nostro rapporto con il mondo e con la realtà attuale e, di conseguenza, usare il futuro stesso per costruire scenari positivi da agire e realizzare. Dopotutto, “il futuro che immaginiamo guida le nostre aspettative, delusioni e disponibilità a investire o a cambiare.” (UNESCO): senza visioni ottimiste non faremmo altro che dirigere il futuro verso le sue peggiori versioni.

 

Portare il futuro a scuola. Ecco perché Impactscool sta promuovendo in diversi modi l’ingresso della materia futuro nei programmi scolastici italiani. Stiamo portando metodi di futuro applicati alla didattica nella formazione ai docenti, in hackathon dedicati agli studenti delle scuole superiori di secondo grado e delle università, in eventi ricorrenti aperti ai giovani, nonché in veri e propri camp estivi che prendono il nome di Future Camp e che vedranno la prima edizione nell’estate del 2020.

Studiare il futuro a scuola significa imparare come scovare nel presente le tracce di possibili scenari futuri, a raccogliere informazioni e dati. Significa imparare ad analizzarli in modo rigoroso, a condividere punti di vista, a comunicare e a coinvolgere altri nelle proprie visioni di futuro. Significa usare l’immaginazione a partire da ragionamenti logico-deduttivi e affrontare la risoluzione di problemi in modo creativo. Infine, significa sottoporre a ragionamento critico e riflessione etica i possibili scenari e pianificare azioni in modo responsabile e flessibile per realizzare il migliore tra i futuri possibili.

Ci sono quattro grandi motivi per portare questa materia a scuola al fin di un impatto positivo in termini didattici individuali:

Tra i vantaggi di una mentalità futurista c’è innanzitutto lo sviluppo di competenze trasversali e attitudini individuali quali spirito critico, capacità di astrazione e creatività, problem solving, capacità di comunicazione e di collaborazione, ragionamento analitico, ragionamento logico-deduttivo.

Inoltre, grazie a una riflessione guidata sul futuro i ragazzi e le ragazze sono aiutati a comprendere il proprio senso del futuro e a orientarlo diventando consapevoli del proprio ruolo nell’influenzare la società e il presente.

E, infine, imparare a riflettere su possibili scenari futuri e sulle loro implicazioni è una competenza che trascende le specifiche materie e che vive al di là della classe creando cittadini responsabili e più liberi.

Ma c’è anche un motivo che ha risvolti sulla collettività: è importante ricordare che la nostra immaginazione potrebbe ispirarci a migliorare il mondo in modi altrimenti impossibili da immaginare pensando in modo incrementale, e lo sviluppo e l’esercizio di questo tipo di una nuova mentalità potrebbero essere proprio la risposta per affrontare e risolvere le grandi sfide che il nostro tempo ci pone.

Cristina Pozzi
Cristina Pozzi

Contributor

Cristina Pozzi si definisce una Future Maker, un’attivista che mira alla divulgazione del futuro e della riflessione etica sulle nuove tecnologie emergenti. È Co-fondatrice e Amministratore Delegato di Impactscool.

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