Future Society

Donne e STEM: per colmare il gender gap la strada è ancora lunga

27 giugno 2019 | Scritto da La redazione

Uno studio indica che raggiungeremo la parità di genere in ambito informatico nel 2137

Solo il 28% dei ricercatori del mondo è donna, dato che scende ulteriormente quando ci spostiamo nel settore delle materie scientifiche. Queste cifre, diffuse dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella Scienza, trovano oggi una triste conferma: secondo uno studio, coordinato dall’Allen Institute for Artificial Intelligence di Seattle, nell’ambito specifico della computer science potremo raggiungere la parità di genere solo tra 118 anni, nel 2137. E se è vero che questo settore vedrà un vero e proprio boom nei prossimi anni il problema potrebbe diventare sempre più significativo.

La ricerca. Lo studio, pubblicato in preprint su arXiv, ha preso in considerazione milioni di paper prodotti dal 1970 al 2018. ricercatori hanno considerato quasi 3 milioni di articoli di riviste prestigiose che si occupano di informatica e più di 11 milioni di pubblicazioni del settore biomedico. A oggi il livello di autrici donne si attesta al 30%, contro il 70% di studi firmati da uomini, e seguendo l’attuale trend di crescita – secondo la ricerca – arriveremo a colmare questo gender gap nel settore informatico nel 2137, tra 118 anni. Meno preoccupante la situazione del settore biomedico, dove la crescita dei lavori firmati da donne è maggiore e si stima si possa arrivare alla parità di pubblicazioni entro il 2050.

Un problema che inizia già con l’orientamento universitario. Secondo le Nazioni Unite, nonostante le donne ottengano il 57% dei diplomi universitari in tutto il mondo, solo il 35% di queste si laurea nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Un fenomeno preoccupante, soprattutto se consideriamo che queste discipline saranno tra quelle maggiormente abilitanti per i lavori di domani. Nel biennio 2014-2016, secondo stime dell’Unesco, il 30% delle studentesse universitarie ha scelto un percorso nelle materie scientifiche. Per alcune specializzazioni, come per esempio l’informatica, la loro percentuale cola a picco, fino a raggiungere il 3%.

La situazione italiana. In Italia, secondo l’Osservatorio Talents venture, solo il 17,71% delle donne iscritte all’università frequenta un corso STEM. Nonostante possa sembrare un valore basso, la cifra, che si riferisce all’anno accademico 2017/2018, rappresenta il tasso più alto degli ultimi 10 anni e risulta migliore della media europea, ferma al 16%.
Ma chi parla di predisposizione maschile in questi settori si sbaglia: l’ultimo rapporto Almalaurea, che fotografa il profilo dei laureati italiani, dice che le donne STEM hanno un voto medio di laurea lievemente più alto (103,6 contro 101,6 degli uomini) e una maggiore regolarità negli studi. Nonostante ciò il tasso di occupazione delle donne che hanno svolto un percorso di studi nelle materie scientifiche è più basso di oltre 7 punti percentuali rispetto a quello dei loro colleghi maschi, l’85% contro il 92,5%. Anche a livello di retribuzione a cinque anni dalla laurea, il divario uomini-donne rimane elevato: +23,6% a favore dei primi.

Invertire la tendenza. Se consideriamo il cambiamento in atto, la rapida evoluzione tecnologica e il ruolo che stanno assumendo alcune innovazioni nelle nostre vite, è facile intuire come sia necessario invertire il trend per scongiurare il rischio che questa disparità si sposti rapidamente sull’ambito socio-economico. Le azioni di sensibilizzazione per avvicinare le donne alle carriere STEM sono molte e anche noi di Impactscool, con il format WoMEST ci siamo impegnati in tal senso. È necessario invertire la tendenza e le iscrizioni al prossimo anno accademico, ormai imminente, ci diranno se questa attività di sensibilizzazione sta già dando dei frutti.

Il 2137 è ancora molto lontano e non possiamo permetterci di aspettare oltre 100 anni per colmare questo gender gap.

La redazione
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