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Il crowdfunding può aiutare a pagare la parcella dell’avvocato?

25 gennaio 2019 | Scritto da Guido Casavecchia

Le campagne di raccolta fondi online sembrano avere sempre più successo. Anche per finanziarsi le spese legali.

Spesso i tempi e i costi della giustizia si allungano a dismisura, a discapito del principio cardine di ogni ordinamento: il diritto a un equo processo. Per incentivare l’equità si stanno trovando soluzioni nella solidarietà altrui.

Il crowdfunding è una raccolta di fondi online, in cui molte persone contribuiscono con somme di denaro, anche modeste, per favorire lo sviluppo di un progetto o di una iniziativa che ritengono interessante.

Spesso si prescinde da un ritorno economico, anche se le collette più efficaci sono quelle di equity crowdfunding: in questo modo si diventa socio effettivo del progetto, acquistando un titolo di partecipazione e avendo diritto a eventuali dividendi futuri.

I campi delle donazioni sono tantissimi: per sostenere spese mediche, emergenze, beneficienza, commemorazioni, acquistare prodotti culturali, realizzare cd musicali, eventi, fare un viaggio, promuovere il proprio lavoro o il sogno di una vita. È chiaramente un terreno di sperimentazione e di originalità, in cui le idee più innovative possono colpire il pubblico e ottenere grande fiducia mediatica ed economica. Le iniziative partono da singoli soggetti o da organizzazioni, dimostrando che spesso la solidarietà virtuale è più forte di quella reale, dal vivo.

Da ultima, si sta sperimentando la colletta per ripagarsi le spese legali. Basta condividere la propria vicenda processuale sulla piattaforma, aver voglia di raccontare la propria storia, indicare gli obiettivi economici, una data di scadenza e aspettare le donazioni.

Dagli USA è arrivata Plumfund, startup che ha lanciato la categoria di raccolte fondi per i divorzi. Anche l’attore Russel Crowe ha dovuto mettere all’asta oggetti pregiati usati sui suoi set televisivi per sostenere i costi di una causa di separazione.

CrowdJustice, ad esempio, dà spazio a cittadini britannici che hanno presentato ricorso contro la Brexit. La stessa piattaforma sostiene due cause di suoi clienti contro il Presidente USA Trump.

FundRazr raccoglie donazioni per le spese dello staff legale di WikiLeaks e Julian Assange.

Un ex dipendente di Crytek, casa produttrice di videogiochi, invece, si è avvalso del crowdfunding per ottenere stipendi arretrati non pagati.

In Italia è approdata, tra le prime nel 2010, GoFundme, partendo dal settore dei divorzi, quello che più crea solidarietà tra chi dona. Ha anche raccolto fondi per pagare le spese legali della famiglia di Carlo Macro, un ragazzo assassinato a Roma nel 2014, che non ha mai ricevuto alcun risarcimento dallo Stato.

Produzionidalbasso.com, invece, ha aiutato AgoraVox a sostenere le spese processuali di un suo giornalista.

È stata più difficile la campagna di raccolta “Davide contro Golia”, su TakeOff, per sostenere i costi di un contenzioso con una banca. L’imprenditore in questione ha adottato una tecnica innovativa: il crowdfunding reward-based. Chi dona riceve in cambio piccoli omaggi, gadget o incontri di networking, seminari e progetti di team building organizzati dalla società di proprietà del beneficiario delle donazioni.

Ci sono anche avvocati che decidono di usare, in prima persona, la rete per finanziare i propri progetti. È il caso di una protesta a oltranza in Sardegna, nel 2014, contro riforme legislative considerate errate, che ha finanziato così la pubblicazione di manifesti.

L’Associazione Avvocato in Famiglia, ente no profit che vuole fornire un supporto legale gratuito e itinerante, ha cercato nella beneficenza sui social un aiuto per acquistare un camper e informare i cittadini visitando direttamente le principali piazze italiane.

Molto scalpore ha suscitato la raccolta fondi di Raffaele Sollecito per sostenere le parcelle degli avvocati nel caso Meredith. Sono state estremamente diverse le risposte del popolo, della folla (non a caso crowd) di internet. Si è aggiunto, al piano della beneficienza, del sostegno solidale dovuto, di solito, alla bontà del progetto, il piano processuale. I suoi sostenitori (tutti americani connazionali della coimputata Amanda Knox) l’hanno ritenuto innocente, vittima del sistema mediatico italiano, e vi hanno riposto fiducia contribuendo economicamente alla sua causa. In Italia, invece, i più sono stati infastiditi dalla sua richiesta di soldi.

Lo stesso impatto, sul pubblico finanziatore, lo sta creando la campagna per pagare le spese legali degli attivisti NoTap, il gasdotto in costruzione in Puglia.

Il successo di queste raccolte risiede nella facile accessibilità alle piattaforme, nel continuo aggiornamento dello sviluppo dei progetti finanziati, nella mancanza di tasse sui fondi e nell’immedesimazione che si crea tra sostenitori e destinatari.

Ovviamente sono aspetti positivi, il popolo di internet si muove più velocemente di quello reale, anche con più disinvoltura. Il che potrebbe, però, creare qualche distonia proprio circa le cause sostenute.

I processi mediatici, le sentenze già scritte dalla folla prima che dai giudici, si alimentano in questo circolo di sostenitori informatici. Il rischio non è certo di influenzare il corso della giustizia, ma di creare una immedesimazione eccessivamente orientata verso un’unica parte (quella che conduce una migliore campagna sui social). E che fare quando a perdere la causa, e i soldi, non è soltanto la parte in processo ma anche i donanti della rete?

L’impatto del crowdfunding va oltre la mera beneficienza online, mette in moto un intero sistema di sostenitori (o all’occorrenza detrattori) della giustizia.

Guido Casavecchia
Guido Casavecchia

Guido Casavecchia, 22 anni, attualmente iscritto al quarto anno di Giurisprudenza a Torino. Ha preso parte a summer law school e winter law school in storia e filosofia del diritto a Nizza e diritto costituzionale comparato ad Aosta.

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