Future Society

Il leader del futuro e il desiderio di cambiare il mondo

5 settembre 2018 | Scritto da Alessandra De Carlo

La rivoluzione tecnologica in atto cambierà profondamente il mondo del lavoro e i suoi protagonisti: come saranno i leader di domani?

Tra i cambiamenti sociali più profondi attivati da questa quarta rivoluzione industriale c’è senza dubbio quello del mondo del lavoro: molto si è detto e scritto su quanto le competenze più richieste ieri siano, almeno in parte, obsolete oggi e lo saranno ancora di più domani. Uno degli osservatori più interessanti e completi al riguardo è quello del World Economic Forum che, nel suo “The Future of Jobs”, delinea i profondi cambiamenti generati dalla “disruption” degli attuali modelli di business digitali e dalle nuove tecnologie e l’evoluzione delle skills ricercate dal mondo del lavoro.

Non cambierà solo il contesto, cambieremo anche noi. Entro il 2020 robotica, smart vehicles, macchine ad apprendimento autonomo e intelligenza artificiale saranno parte della nostra quotidianità. La struttura “sensoriale” stessa del nostro contesto fisico di riferimento cambierà grazie a biotecnologia, nanotecnologia e nuovi materiali. Tutto questo contribuirà a modificare non solo il contesto ma, nel corso degli anni, anche noi stessi: a cambiare sarà la nostra stessa “fisionomia” e questo ci renderà psicologicamente e fisicamente più tolleranti verso ambiguità, varietà e mutabilità del contesto stesso.

 Il mondo del lavoro e le nuove soft skills. Questi cambiamenti trasformeranno il nostro modo di vivere, consumare, lavorare. Esisteranno nuovi lavori e ne spariranno altri, con un rapporto tra il primo ed il secondo insieme ancora non completamente chiaro ed oggetto di molto dibattito.

Creatività, capacità di generare nuove idee e stimoli, di connettere i punti di mondi diversi diventeranno attitudini preziose, le basi su cui l’intelligenza artificiale potrà dare il proprio contributo incrementale ed esponenziale.

L’essere creativi sarà anche la condizione necessaria per poter trarre il maggior beneficio possibile da tutto ciò che la tecnologia ci consentirà di fare, superando con l’immaginazione la realtà e la capacità di ragionare solo per scenari incrementali alla quale avremo educato le nostre macchine. Almeno in una prima fase, i robot ci aiuteranno a essere molto più veloci e precisi nell’analizzare e selezionare dati e scenari ma non saranno più creativi e prolifici di noi nell’immaginarne di nuovi.

Creatività, empatia e desiderio: le chiavi del successo. Per questo le buone vecchie tecniche di negoziazione e di decision making, apprese e celebrate dai più prestigiosi percorsi universitari e di management dello scorso millennio, perderanno rapidamente il loro appeal rispetto ad attitudini quali la capacità di creare da zero fantasie e scenari, ma soprattutto di empatizzare con l’altro, intuire e sviluppare velocemente network e sinergie tra le persone, connettersi emotivamente e profondamente con i nostri interlocutori.

Quindi, la risorsa più preziosa, accanto alla creatività, sarà il desiderio: desiderio di imparare, scoprire, migliorare, conoscere ma anche desiderio di bello, buono, vero e giusto.

Lo stesso desiderio che ha mosso i grandi conquistatori e i grandi inventori, e ha quindi originato tutto ciò che ci circonda in termini di progresso.

Il primato della leadership individuale basata sulla superiorità intellettuale, sull’asimmetria informativa tra leaders e followers (e sulla supremazia dei primi sui secondi) diventa, in questo nuovo scenario, totalmente inadeguata e addirittura grottesca. Lascia il posto, seguendo il processo di democratizzazione abilitato da internet e dalla tecnologia, ad una realtà nuova dove il vero leader è chi desidera più forte degli altri un futuro migliore, per sè e per gli altri, e ne intravede la visione. A partire da questo desiderio che diventa visione il nuovo leader sa “creare contesti” e abilitare un clima di collaborazione, sinergia, pensiero collettivo, valorizzazione dei talenti di ciascuno, come ben descrive Linda Hill della Harvard Business School nel suo “Collective Genius”.

Per supportare e preparare questi leader, allora, serve una rivoluzione copernicana, analoga a quella industriale, economica e sociale, che investa anche le cosiddette “scuole” di leadership e, più in generale, tutto il mondo dell’educazione.

Questo porta con sé una provocazione che è anche una domanda per ciascuno di noi, che proietta se stesso e la propria professionalità in questo scenario: e se davvero l’unica competenza da allenare senza sosta fosse il desiderio di cambiare e la voglia di continuare ad imparare?

Alessandra De Carlo
Alessandra De Carlo

Alessandra De Carlo si occupa di coaching e sviluppo della leadership e del talento di individui e team all’interno di aziende e organizzazioni nazionali e multinazionali, profit e non profit, in Italia e all’estero.

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