Future Society

Il vero costo della nostra tecnologia

18 dicembre 2019 | Scritto da Alberto Laratro

Il segreto del funzionamento dei nostri smartphone, computer e dispostivi elettronici è nelle terre rare e nelle mani di chi estrae questi materiali

Apple, Alphabet, l’azienda a cui fa capo Google, Microsoft, Tesla e Dell, tutte realtà legate al mondo tecnologico, sono state denunciate per favoreggiamento del lavoro minorile da parte di International Rights Advocates, (IRA, un’organizzazione che si occupa di difendere i diritti di chi non ha i mezzi per farlo da sé. L’organizzazione, infatti, rappresenta quattordici genitori di bambini costretti a lavorare in miniere della Repubblica Democratica del Congo, RDC per estrarre il cobalto, una delle materie prime che alimentano l’industria tecnologica mondiale.

 

Il cobalto è un elemento fondamentale nella produzione dei moderni dispositivi elettronici. I suoi due usi principali, infatti, sono nella creazione di circuiti integrati e nell’essere usati come catodi nelle batterie al litio. Il problema di questo elemento è la sua estrazione: i giacimenti più grandi si trovano nella Repubblica Democratica del Congo, che forniscono il 60% del cobalto necessario all’industria elettronica mondiale, e secondo una stima dell’UNICEF in una delle maggiori miniere, quella di Katanga, lavorano più di 40mila bambini. E le situazioni nelle altre aree estrattive non sarebbero troppo differenti.

 

L’accusa. I cinque gigante del mondo tech non sono accusati di far lavorare minorenni ma di trarre consapevolmente vantaggio da questo sistema di estrazione artigianale nella RDC. Le estrazioni, infatti, verrebbero compiute in maniera primitiva scavando strette gallerie con mezzi rudimentali e senza sicurezze, cosa che porta a molti incidenti e alla morte o al ferimento di diversi bambini, oltre chiaramente a defraudarli della possibilità di andare a scuola e garantirsi un’educazione.

 

La risposta della Apple. Fra le aziende accusate per ora solo Dell e Apple hanno rilasciato dichiarazioni: un portavoce del colosso di Cupertino ha dichiarato a Futurism che la società è impegnata a reperire in modo responsabile le materie prime per i suoi prodotti e che ha stabilito standard rigorosi per i fornitori. “Nel 2014 – ha sottolineato – siamo stati i primi a iniziare a mappare la nostra catena di approvvigionamento di cobalto fino alle miniere e dal 2016 abbiamo pubblicato un elenco completo dei nostri raffinatori di cobalto, il 100% dei quali partecipa ad audit indipendenti di terze parti. Se un raffinatore non è in grado o non è disposto a soddisfare i nostri standard – ha concluso il portavoce – verrà rimosso dalla nostra catena di fornitura. Nel 2019 abbiamo rimosso 6 raffinerie di cobalto”.

Secondo gli avvocati dell’IRA, però, le cose non stanno proprio così: “Tutto è fatto per confondere la catena di approvvigionamento – ha ribadito Roger-Claude Liwanga, uno degli avvocati dietro le accuse – Le aziende stanno cercando di nascondersi dietro numerosi intermediari”. A tal proposito gli avvocati dell’organizzazione avrebbero raccolto prove sufficienti, tra cui testimonianze personali, foto e video per chiedere riparazioni e giustizia.

 

Il vero costo della tecnologia. Le problematiche legate all’estrazione delle materie prime necessarie a far funzionare la nostra tecnologia non è limitata solo alla Repubblica Democratica del Congo: l’estrazione di terre rare, tutti quei minerali indispensabili per costruire schermi, batterie, circuiti e quant’altro i nostri dispositivi necessitino, è una ambito spinoso da diversi punti di vista.

È una questione geopolitica, dato che il 90% di queste materie arriva dalla Cina, che quindi ha il potere di aprire e chiudere gli approvvigionamenti globali delle terre rare. Inoltre, è una questione ambientale, l’estrazione e la raffinazione di questi materiali è altamente inquinante e soprattutto sono operazioni che vengono svolte in maniera poco attenta all’impatto ambientale. È, ovviamente, anche una questione economica, che smuove circa quattro triliardi di dollari all’anno e infine, ma non ultimo, è una questione umanitaria, come in Congo, moltissime miniere svolgono operazioni estrattive al limite della schiavitù, con condizioni di lavoro pessime e spesso sfruttando il lavoro minorile.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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