Big Data

L’informazione è il nuovo capitale

9 marzo 2017 | Scritto da Andrea Geremicca

Nel corso della storia a noi conosciuta, la produttività di una qualsiasi comunità dipendeva dalla forza umana, uomini e donne che cacciavano, coltivavano e costruivano. Raddoppiando la forza lavoro impegnata nella raccolta o nella caccia, la comunità raddoppiava la produzione.

Andando avanti con gli anni l’uomo ha iniziato ad addomesticare gli animali aumentando la produttività, ma anche in quel caso era facile prevedere una crescita lineare, il doppio degli animali, il doppio della produzione.

Con l’arrivo dell’era industriale questo paradigma cambiò (in parte) per la prima volta, un singolo lavoratore poteva sfruttare macchinari in grado di compiere il lavoro di 10 buoi o cento operai, la velocità dei trasporti raddoppiò e successivamente triplicò. Nonostante questa accelerazione, abbastanza recente, la crescita rimase prevedibile e lineare, il limite della crescita produttiva si spostò dal numero di uomini\animali al numero di macchinari, raddoppiando la quantità di fabbriche raddoppiava la produzione. Le società iniziarono a crescere a livello globale, conseguirono un successo duraturo e redditizio, per entrare in un qualsiasi settore o in una qualsiasi area geografica, bastava comprare fabbriche o intere aziende.

Tuttavia una crescita simile richiede sempre tempi lunghi e/o investimenti di capitali ingenti, ma soprattutto è una strategia che non permette molti errori. Sebbene la globalizzazione abbia funzionato in passato come modello di crescita, la mia idea è che non funzionerà in futuro, dove servono aziende agili, veloci ed informate. I cambiamenti sostanziali dei mercati e le vere innovazioni arrivano dalle startup e non dalle multinazionali, l’informazione è il nuovo denaro.

Small is the new Big

Prima di tornare al discorso della globalizzazione vorrei raccontarvi una storia recente, una storia di molti capitali e poca informazione. Due anni dopo il lancio dell’iPhone, avvenuto nel 2007, Nokia sborsava l’incredibile somma di 8,1 Miliardi di dollari per acquisire Navteq, una compagnia di navigazione e mappatura stradale. L’interesse di Nokia per Navteq nasceva dal fatto che quest’ultima era leader nel settore dei sensori di traffico automobilistico e l’azienda finlandese era convinta che controllando quei sensori avrebbe dominato i settori di mappatura online, un asset che l’avrebbe messa al sicuro dal continuo avanzare di Apple e Google. Il prezzo stratosferico era dovuto al fatto che Navteq aveva un monopolio del settore di sensori stradali, non esisteva nessuno che potesse insidiare la sua posizione di leader di mercato. Purtroppo per Nokia, proprio in quei giorni veniva fondata una piccola azienda israeliana di nome Waze. Invece di investire in hardware e sensori stradali, i fondatori di Waze pensarono di sfruttare i sensori GPS integrati nei telefoni degli utenti, in modo da avere notizie sul traffico in tempo reale. Nel giro di due anni le informazioni che riceveva Waze erano superiori a quelle che ricevevano i sensori stradali di Navteq, in quattro anni erano decuplicate. Nel giugno 2012 la valutazione di mercato di Nokia era precipitata da 140 Miliardi ad 8,2, più o meno la stessa cifra che avevano spero per acquisire Navteq. Per un’impresa moderna è fondamentale guardare continuamente a ciò che avviene fuori, rendersi conto di una minaccia tecnologica o di un competitor in rapida ascesa, i soldi non vi salveranno.

Quando pensiamo al futuro delle nostre aziende, pensiamo e speriamo di incontrare progresso e crescita, bene, questa crescita può assumere due diverse forme:

Crescita lineare, che significa continuare a fare le cose come le abbiamo sempre fatte, copiare e/o migliorare le cose che funzionano espandendo il nostro business.

Crescita Esponenziale, che significa fare cose nuove, cambiare modo di produrre e di investire.

La parola che meglio descrive la crescita lineare è globalizzazione, ovvero, prendere le cose che funzionano in un posto e farle funzionare ovunque nel mondo. La Cina è l’esempio più semplice, i cinesi hanno tranquillamente copiato tutto quello che ha funzionato nel mondo civile, magari alcune volte saltando persino i passaggi intermedi, direttamente al wireless senza passare per le linee terrestri.

La parola che meglio descrive invece la crescita esponenziale è tecnologia. Globalizzazione e Tecnologia sono come detto due diverse modalità di crescita, ma nonostante questo possono coesistere, possiamo averne solo un tipo o nessuno dei due. Dal 1815 al 1914 ci fu ad esempio un periodo di contemporanea globalizzazione e sviluppo tecnologico, tra la prima e la seconda guerra mondiale ci fu un rapido sviluppo tecnologico, ma non molta globalizzazione. In molti sostengono che il futuro del mondo sarà definito dalla globalizzazione. Come accennavo prima, non sono d’accordo, la mia personale riflessione su globalizzazione & tecnologia è che solo una delle due ha un limite, e di sicuro non è la tecnologia. Visto che abbiamo parlato della Cina, continuiamo ad usarla come esempio, se la Cina nei prossimi venti anni raddoppierà la sua produzione, raddoppierà anche l’inquinamento della sua aria, rendendo le sue città invivibili per un essere umano. Pensate all’India, se le famiglie indiane vivessero nel modo in cui vivono le famiglie americane, la conseguenza sarebbe un disastro ambientale senza precedenti. Continuare ad usare i vecchi sistemi per creare ricchezza avrebbe come unico risultato possibile una catastrofe, altro che il benessere.

Il nostro passato è caratterizzato da business e società a somma 0, il successo aveva un unico significato, impadronirsi di beni appartenenti ad altri, solo raramente si creavano nuove fonti di ricchezza. Tutto questo fino al XVI secolo, dal 1760 fino al 1970 il mondo ha incontrato un progresso inarrestabile, come risultato abbiamo ereditato una società che diveniva più ricca di generazione in generazione, fino ai nostri nonni o genitori (che fortuna eh).

Alla fine degli anni settanta tutti si aspettavano di guadagnare tanto, lavorare poco, vacanze sulla luna, auto volanti ed energia gratis, purtroppo non è successo, non perchè la tecnologia si sia fermata, semplicemente perchè abbiamo puntato tutto sulla globalizzazione pensando che la crescita ed il progresso della nostra società fossero automatiche e coordinate, ma così non è. Negli ultimi cinquanta anni abbiamo visto computer e comunicazioni crescere ad una velocità inimmaginabile, mentre tutto il resto è rimasto vecchio. Gli sviluppatori di SIRI raccontano che mentre progettavano l’intelligenza artificiale alla base del software Apple, hanno dovuto immaginare tools che non esistevano, con cui SIRI, da li a cinque anni, avrebbe dovuto interagire. Oggi la nostra sfida è quella di conoscere le tecnologie emergenti ed investire su di esse, bisogna comprendere l’impatto che avranno nei nostri mercati e nel nostro mondo, non c’è altro modo di crescere.

Andrea Geremicca
Andrea Geremicca

Contributor

Andrea Geremicca è uno dei fondatori di Impactscool e ricopre il ruolo di Chief Marketing Officer. Dal 2014 fa parte dell’Organizing team del TEDx Roma ed è visiting professor e Mentor presso la John Cabot University. Andrea studia e racconta nei suoi articoli gli impatti delle tecnologie esponenziali sulla nostra società.

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