Future Society

Trasformare la quarta rivoluzione industriale nel nuovo Rinascimento Italiano

12 marzo 2017 | Scritto da Cristina Pozzi

Il futuro del lavoro e dell’educazione in Italia

L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul LAVORO.” Inizia così la Costituzione Italiana. Oggi viviamo in un mondo in cui il paradigma del lavoro è cambiato e sta cambiando in modo drammatico.
I miei nonni, generazione del primo Novecento, hanno studiato fino a circa i 25 anni di età, fortunati abbastanza entrambi per andare all’università, hanno poi fatto tutta la vita il lavoro per cui avevano studiato, cambiando raramente il datore di lavoro.
Mio papà, generazione dei primi anni Cinquanta, ha studiato anche lui fino ai 25 anni e ha cambiato datore di lavoro qualche volta in più, ma sempre facendo lo stesso lavoro per il quale aveva studiato.
Io ho 35 anni, ho studiato Economia in Bocconi e ho iniziato lavorando come consulente direzionale in Arthur D. Little. Dopo circa 2 anni sono diventata imprenditrice e ho creato insieme al mio socio Wish Days, un’azienda diventata famosa per i cofanetti regalo Emozione3 e per la vendita al concorrente irlandese Smartbox, 10 anni dopo, nel 2016. Oggi ho reinventato ancora una volta il mio lavoro creando un’organizzazione, Impactscool, che porta formazione gratuita e dibattito agli studenti e più in generale ai cittadini sulle nuove tecnologie e sugli impatti che hanno nella società, e sono tornata sui libri iscrivendomi a Filosofia e alla Scuola Holden, scuola di scrittura e storytelling. Non solo ho cambiato datori di lavoro ma anche settore, ogni volta e inizio ogni volta a fare lavori sempre nuovi. E cambierò ancora, volente o nolente, chissà quante volte. Le prossime generazioni, ancora di più: si troveranno non solo a cambiare lavoro e in continuazione, ma anche ad avere più fonti di reddito contemporaneamente per via degli enormi cambiamenti che sta portando la sharing economy.
In questi anni, ho lavorato con decine di persone arrivando a contare fino a 100 colleghi, ho servito migliaia di clienti ogni giorno e lavorato con decine di aziende piccole, medie e multinazionali, ed ho riscontrato le stesse tendenze e le stesse necessità in termini di flessibilità sul lavoro e formazione in tutti i casi.

Come far fronte a una realtà di questo tipo e seguire, ancora una volta, le indicazioni della nostra Costituzione che ci invitano a riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro promuovendo le condizioni che lo permettano (art. 4) e a tutelare il lavoro e le sue forme, a curare la formazione e l’elevazione dei cittadini (art. 35)? Quali sono gli strumenti che permettono ai cittadini di esercitare il diritto al lavoro in questo nuovo contesto? Che tipo di formazione dobbiamo mettere a disposizione di tutti?

Wi-fi diffuso, accesso a internet veloce, remote working, flessibilità sul lavoro, regolamentazione che permetta di muoversi in sicurezza nei confini della sharing economy, e soprattutto formazione, CONTINUA.

Pur avendo fatto molto siamo ancora indietro in Italia rispetto a queste tendenze e dobbiamo fare di più, anche perchè, la situazione è molto più complicata di così. Oltre a queste tendenze, già di per sé dirompenti, stiamo, infatti, per assistere a un cambiamento dettato dall’avvento delle nuove tecnologie, che non ha pari nella storia: siamo di fronte alla quarta rivoluzione industriale.

L’automazione derivante dall’applicazione di Robot e Algoritmi sempre più intelligenti al mondo del lavoro cambierà le regole del gioco in pochissimi anni, e lo farà senza risparmiare nessuna mansione e nessun settore. Se non cambierà lo scenario sostituendo lavoratori umani, lo farà in ogni caso affiancandoli e richiedendo quindi nuove competenze oggi inesistenti. Un recente studio di McKinsey, famosa società di consulenza internazionale, ha evidenziato l’Italia tra i paese che più saranno impattati dall’automazione.

Fonte: McKinsey

Non significa che restermo tutti senza lavoro, ma certamente che le competenze richieste ai lavoratori cambieranno drammaticamente e questo costituirà un problema sia per i lavoratori, che si troveranno a faticare nel ricollocarsi se dovessero perdere il lavoro, sia per le aziende, che non riusciranno a trovare sul mercato le risorse di cui avranno bisogno per restare competitive in questo scenario.

I tempi con cui queste tecnologie arriveranno sul mercato in modo massivo sono talmente veloci che non permettono alla società di adattarsi creando nuove competenze attraverso il sistema scolastico tradizionale e dando il tempo a una nuova generazione di arrivare formata e pronta alla nuova realtà. Non è un problema solo legato a come formare i giovani per prepararli a lavori che non esistono ancora, è un problema anche legato agli adulti che si troveranno impreparati al cambiamento e senza la flessibilità e l’abitudine alla formazione continua e allo studio perché ancora legati ai vecchi paradigmi dell’educazione.

Di fronte a questo scenario Bill Gates propone una tassa sul lavoro dei Robot, come fossero dipendenti, Elon Musk (insieme a molti altri) sostiene l’idea di un reddito di cittadinanza per chi restasse senza lavoro, e il dibattito si accende tra positivisti che credono che l’automazione possa liberare gli uomini dal lavoro e permettere loro di dedicarsi ad attività intellettuali e creative come mai nella storia, e chi, invece, vede in questo futuro una catastrofe di proporzioni enormi per l’umanità. E le proporzioni sono enormi, perché gli impatti delle tecnologie come l’intelligenza artificiale, la stampa 3D, la nanotecnologia, la robotica etc, sono trasversali e permeano tutti gli ambiti della nostra vita.

Ma questi impatti, per quanto importanti, non saranno né catastrofici, né utopistici. Dobbiamo, però, prenderne coscienza per prepararci.

Siamo di fronte a quello che mi piace chiamare il Dilemma di Superman: immaginate di essere Superman nel 2016. Rispetto a qualche decina di anni fa il mondo è cambiato molto. Tra le altre cose, si sono diffusi i telefoni cellulari, e voi non avete più un luogo sicuro in cui cambiarvi per salvare i cittadini in difficoltà. Eh sì, un impatto inaspettato di una tecnologia che pensavate non vi avrebbe minimamente toccati, vi impedisce oggi di svolgere il vostro lavoro. Vi trovate ora di fronte a un dilemma: usare anche voi un cellulare, magari uno smartphone, e scoprire che potete scaricare un’app di car sharing per individuare un’auto lì vicino e cambiarvi al suo interno; oppure smettere di salvare il mondo e perdere il lavoro. Potete cioè scegliere di convivere con il cambiamento e capire come reagire alla nuova realtà, oppure subirlo. Questo vale per tantissimi settori: i trasporti cargo sono minacciati dalla stampa 3D che promette di produrre tutto localmente, i produttori di cartelli sono minacciati dalle auto a guida autonoma che non hanno bisogno di un cartello per conoscere la direzione. E così via.

Serve coscienza del cambiamento.
Serve conoscenza di queste tecnologie e comprensione dei loro impatti.
Servono nuove competenze che ci permettano di non restare schiacciati dal cambiamento.

Da un lato capacità che vadano ad abbracciare la dimensione olistica come l’empatia, lo scambio interpersonale, le capacità di esprimere le proprie emozioni; caratteristiche tipicamente umane e che non potranno, almeno per un po’, essere sostituite da una macchina. Dall’altro pensiero critico, filosofia, storytelling, materie umanistiche; per interagire al meglio con le macchine e con gli altri esseri umani.

L’Italia si trova davanti non una minaccia, bensì una delle occasioni più grandi che le siano mai capitate nella storia. Si trova davanti a un futuro dove saranno premiati caratteri tipici di noi italiani, che fanno parte del nostro DNA: curiosità, creatività, spirito imprenditoriale, flessibilità e capacità di adattamento, cultura; si trova davanti un futuro in cui possiamo ripartire dalle nostre eccellenze come design, robotica, industria, alimentazione, moda e molte altre e dare vita ad un vero e proprio Rinascimento Italiano.

Cristina Pozzi
Cristina Pozzi

Contributor

Cristina Pozzi si definisce una Future Maker, un’attivista che mira alla divulgazione del futuro e della riflessione etica sulle nuove tecnologie emergenti. È Co-fondatrice e Amministratore Delegato di Impactscool.

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