Future Society

Orientamento al lavoro: come prepararsi per le professioni del futuro

26 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

In occasione del Vision Hack organizzato da Impactscool a Cremona abbiamo intervistato Stefano Camerini e Lorenzo Biffi di Adecco Group Italia

Co-working

Secondo uno studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola, una volta diplomati o laureati, svolgeranno dei lavori che, ad oggi, ancora non esistono.
Come fare allora per prepararsi al meglio per le professioni di domani?
Come sottolineato più volte su questo Magazine e come emerso nello studio condotto da Impactscool a Futureland, saranno alcune caratteristiche personali, più che conoscenze tecniche, a fare la differenza: flessibilità, capacità di adattamento ed empatia avranno un ruolo fondamentale, così come la capacità di lavorare in team.

Proprio di questi temi abbiamo parlato, in occasione del Vision Hack organizzato da Impactscool a Cremona, con Stefano Camerini e Lorenzo Biffi, rispettivamente Candidate Manager e Talent Attraction Manager per Adecco Group Italia, entrambi impegnati nella progettazione di iniziative volte a favorire le connessioni tra mondo Education e quello del lavoro.

 

Quali saranno le skills del futuro?

L: Saranno quelle competenze che non subiscono la digital transformation, quindi che sono meno soggette ai cambiamenti tecnologici. Sono competenze proprie dell’uomo, quelle che oggi vengono definite soft skills o competenze trasversali: creatività, curiosità, empatia, capacità di lavorare in team, intelligenza emotiva, flessibilità cognitiva. Credo che queste competenze, con il passare del tempo, saranno sempre più importanti: non possiamo rincorrere la tecnologia, che sta cambiando e crescendo in modo esponenziale. Queste competenze, invece, saranno alla base di tutte le professioni di domani.

Quali sono i lavori che stanno sparendo e quali, invece, quelli in forte crescita?

S: Fare un elenco è difficile, nel territorio che gestisco (Lombardia sud) abbiamo una presenza importante e variegata di settori industriali e aziende. Quindi, in questa area geografica, le professionalità richieste sono sia generiche sia più tecniche e specifiche e, in questo senso, c’è una continuità rispetto al passato.
È evidente però un trend, trasversale ai diversi settori o ai tipi di aziende, per cui c’è una forte attenzione sulle caratteristiche che le persone portano in azienda. Il focus è sull’inserimento di figure che possano garantire flessibilità, disponibilità e voglia di cavalcare il cambiamento, caratteristiche che permettano quindi al lavoratore di adattarsi all’evoluzione della professione.

Un aspetto fondamentale per chi si occupa di inserimento lavorativo è anche l’orientamento. Come è cambiato il sistema di orientamento a livello scolastico e quali previsioni per il futuro?

L: L’orientamento in Italia dovrà mutare notevolmente per dare alle persone gli strumenti per interpretare i cambiamenti del mercato del lavoro. In futuro non parleremo più di un orientamento basato semplicemente sulla capacità di scrivere un curriculum o sostenere un colloquio, ma sarà fondamentale fornire gli strumenti per leggere e interpretare come stanno cambiando il lavoro e il mercato di riferimento. Quello che viene insegnato oggi molto probabilmente non sarà più attuale tra 5 anni: dobbiamo fornire strumenti per permettere alle persone, soprattutto ai giovani ma non solo, di prevedere in anticipo i cambiamenti ed essere in grado così di ricollocarsi e riqualificarsi dal punto di vista professionale. Per questo motivo anche noi di Adecco lavoriamo per supportare, attraverso una piattaforma digitale, i lavoratori e spiegare loro, a partire dalle competenze del presente, quali possono essere le possibilità di crescita e miglioramento.

Come sarà, invece, una realtà come Adecco nel 2050, come cambierà la selezione del personale?

S: Difficile dirlo oggi. Sicuramente uno degli aspetti più importanti sarà quello dell’intelligenza emotiva e quindi sarà cruciale aiutare sia il lavoratore sia l’azienda a scegliere anche sulla base delle emozioni, al di là di sovrastrutture esclusivamente razionali. Inoltre, grazie alla digitalizzazione e all’analisi dei dati, la sfida sarà quella di essere presenti in ogni momento importante per l’azienda e la carriera lavorativa delle persone: l’interazione dovrà essere costante, ovviamente a patto che l’interlocutore sia interessato a questo tipo di rapporto.

La redazione
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