Future Society

Singolarità tecnologica e cambiamenti epocali: come affrontare un futuro dirompente?

29 maggio 2018 | Scritto da Cristina Pozzi

L’umanità si è spesso trovata a far fronte a cambiamenti radicali. Se oggi viviamo in un momento di passaggio da un’epoca all’altra, quali sono gli strumenti che dovremmo utilizzare per affrontare il cambiamento e indirizzarlo verso il migliore dei futuri possibili?

 

Avete mai sentito parlare di Singolarità Tecnologica? Si tratta di un termine che negli ultimi anni sta andando molto di moda e che è molto pubblicizzato e utilizzato in ambienti come la Silicon Valley.

Ma cosa significa?

Semplificando molto, singolarità è un termine preso a prestito dalla fisica che sta a indicare un accadimento in grado di sconvolgere lo status quo e creare una realtà molto diversa da quella di partenza. Questo passaggio avviene in pochissimo tempo ed è, lo avrete capito, dirompente. Un esempio di singolarità in fisica è il Bing Bang: se dovessimo trovarci a passare da un istante subito prima a uno immediatamente successivo a questo evento, non avremmo di certo le idee chiare sulle leggi che regolano il nuovo universo che ci troveremmo di fronte.

Ebbene, quando si parla di singolarità tecnologica si intende un cambiamento della stessa portata, dettato però dalla tecnologia e in grado di sconvolgere la nostra realtà in pochissimo tempo.
In particolare, chi sostiene questa visione, ritiene che entro qualche decennio, più precisamente nel 2045 secondo la previsione del futurologo e inventore Ray Kurzweil, l’intelligenza artificiale avrà superato di gran lunga l’intelligenza umana e altre tecnologie come la robotica, la realtà virtuale e quella aumentata, avranno plasmato e modificato talmente tanto il nostro modo di vivere da creare un mondo non più paragonabile a quello a cui eravamo abituati.

Questa drastica discontinuità non può che lasciarci confusi e per questo i sostenitori di questa tesi ci avvisano che o saltiamo a bordo del cambiamento abbracciando la possibilità di fonderci con le tecnologie per potenziare le nostre capacità cognitive (sono anche sostenitori del cosiddetto transumanesimo, vale a dire l’idea che l’uomo debba indirizzare e governare la propria evoluzione attraverso la genetica e le nuove tecnologie), oppure resteremo indietro in un mondo che andrà a una velocità per noi inconcepibile.
L’impianto teorico così disegnato non fa una piega: di fronte a questi cambiamenti così grandi, per restare al passo e interagire con intelligenze artificiali più intelligenti di noi in tutto e per tutto, possiamo competere solo utilizzando mezzi innovativi dal momento che il nostro cervello, in termini evolutivi, non sembrerebbe in grado di cambiare così radicalmente in modo naturale di fronte a questa nuova realtà.

Ma proviamo ad affrontare il tema per punti.

Innanzitutto, abbiamo la nostra potenziale incapacità di comprendere il mondo attorno a noi.
Cosa fareste voi di fronte a una realtà che non riuscite a capire? Come vi comportereste se non foste sicuri di quello che avete di fronte? Ad esempio: la parete che ho di fronte è vera o è una proiezione ottenuta con la realtà aumentata? Le persone attorno a me sono umane, cyborg o macchine? Hanno una coscienza? E così via. Nel caso della parete potreste fare una prova toccandola: se fa resistenza dovrebbe essere vera. Nel caso delle possibili coscienze attorno a voi potrebbe diventare più complesso, tanto che da millenni la filosofia si pone questo problema in diverse forme chiedendosi se la realtà esista o sia solo una proiezione della nostra mente.

In ogni caso, la scelta più saggia sarebbe quella di aspettare a sbilanciarsi o, come direbbe un antico Scettico (inteso come corrente filosofica), sospendere il giudizio. Più recentemente, il filosofo novecentesco Edmund Husserl ha ripreso il concetto e ne ha utilizzato  il termine chiave che sta proprio ad indicare la pratica della sospensione del giudizio: ἐποχή (epochè). Secondo il pensatore questa pratica è essenziale per entrare in contatto con la vera essenza della realtà.
Ciò che è interessante notare è che il termine ἐποχή è anche all’origine della parola epoca in italiano, termine che noi utilizziamo per indicare un periodo di tempo definito che si differenzia dagli altri per il carattere di novità.

Singolarità tecnologica e cambiamenti epocali: come affrontare un futuro dirompente? 1

Ad esempio: una persona che “vive in un’altra epoca” sarebbe figurativamente qualcuno che ci pare non comprendere il mondo come lo comprendiamo noi. Dunque, quando parliamo di singolarità tecnologica, potremmo dire che i sintomi e la descrizione siano molto simili a quelli di un passaggio di epoca?

In effetti abbiamo due ingredienti fondamentali in comune: un passaggio dirompente che crea una discontinuità e la nostra incapacità a confrontarci con una realtà nuova di cui non conosciamo le regole.
Possiamo quindi imparare dal passato e dalla nostra capacità, come specie umana, di far fronte a cambiamenti dirompenti?

Un membro della corrente del transumanesimo qui ci risponderebbe, non a torto, che i cambiamenti cui assistiamo oggi per via di alcune applicazioni di tecnologie e scienza arrivano molto più velocemente rispetto al passato e che quindi non avremo il tempo di adattarci se non iniziando a preparaci subito. Quello che metterei in dubbio è la conseguente necessità di trascendere la nostra umanità trasformandola intenzionalmente.

Singolarità tecnologica e cambiamenti epocali: come affrontare un futuro dirompente? 2

Arriviamo quindi al secondo punto cruciale: davvero fonderci con le macchine sarebbe l’unica possibile soluzione?
Il nodo del discorso gira attorno ai termini coscienza e intelligenza. Senza passare da una chiara definizione di questi non possiamo dare risposte. La vera questione è, infatti, se un’intelligenza artificiale sia davvero paragonabile a quella naturale. E se lo fosse, possiamo dire che una macchina sarà pensante e cosciente? Solo dopo aver risposto a queste domande potremo chiederci se la singolarità che ci aspettiamo per il 2045 sia davvero affrontabile solo tramite la fusione uomo-macchina. Su questo tema avremo modo di fare un approfondimento in uno dei prossimi articoli.

Per concludere, io credo che dovremmo, prima di prendere qualsiasi posizione, rifarci allo studio del passato e alla filosofia. Dovremmo impegnarci nell’esercizio di spirito critico e assumere un atteggiamento di dubbio verso la realtà. Dovremmo allenare il più possibile il nostro ragionamento e sviluppare la capacità di distinguere tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale, riconoscendo la meravigliosa complessità dell’intelletto umano, prima di assumere che sia riducibile alla pura logica di una macchina.

In questo contesto è essenziale restare aggiornati, conoscere ed esplorare con spirito critico le scoperte tecnico-scientifiche e le loro possibili applicazioni così come pensare al futuro e imparare a immaginare le sue possibili evoluzioni creando così dei modelli da utilizzare come strumento decisionale.

E tutto questo è particolarmente importante dal momento che abbiamo una grandissima responsabilità: vivere in un momento storico di passaggio come quello attuale ci permette, infatti, di scrivere insieme le regole della prossima epoca.

Cristina Pozzi
Cristina Pozzi

Contributor

Cristina Pozzi è imprenditrice nel settore profit e no profit, speaker, advisor e angel investor. Su Impactscool Cristina scrive di innovazione e di tecnologia, con particolare attenzione alle possibili implicazioni morali e filosofiche.

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