Future Society

The Circle non parla del nostro futuro, ma del presente

3 novembre 2017 | Scritto da Cristina Pozzi

(English) The movie The Circle, released in April 2017, poses us moral questions centuries’ old, and the time has come to try and answer them.

Il film The Circle, uscito in Aprile 2017, ci pone interrogativi morali vecchi di secoli e a cui è arrivato il momento di provare a rispondere

Ve lo presenteranno come un film fantascientifico perchè è così che è stato classificato anche il libro da cui è tratto, scritto nel 2013 da Dave Eggers ed edito in Italia da Mondadori. Ma non fatevi ingannare: The Circle non parla del futuro ma del nostro presente.

Sono passsati solo pochi mesi da quando Mark Zuckerberg ha lanciato il suo manifesto per un mondo migliore e il film The Circle non poteva uscire in un momento più azzeccato per porre l’attenzione su quello che davvero c’è scritto in quelle pagine.

La visione di Facebook sulla trasparenza come mezzo per far sì che le persone si trasformino in una versione migliore di sè non è una novità: nel libro di David Kirkpatrick edito da Hoepli nel 2011, nel capitolo dedicato al tema della privacy, si legge, citando un’intervista del 2009:

Come alcuni dei suoi colleghi, Zuckerberg ritiene anche che contruibiremo a creare una società più sana, se riconosciamo apertamente chi siamo e se ci comportiamo alla stesso modo con tutti i nostri amici. In un mondo più “aperto e trasparente”, le persone dovranno rispondere delle conseguenze delle loro azioni e sarà più facile che agiscano in mondo responsabile. “Portare la gente a quel livello superiore di apertura è una grande sfida” dice Zuckerberg “ ma penso che ci riusciremo. Credo però ci vorrà del tempo. L’idea che il mondo sarà un posto migliore se condividiamo di più è un pensiero che suona strano a molte persone, ed entra in conflitto con i timori sulla privacy”.

Se il film di The Circle non è ancora nelle sale (possiamo averne un assaggio nel trailer), il libro ci offre parecchi spunti di riflessione sul nostro presente toccando un tema sul quale ci interroghiamo da secoli e al quale abbiamo applicato le più diverse soluzioni .

La domanda viene posta nel libro in modo molto chiaro: “Chi commetterebbe un reato sapendo di essere sorvegliato in ogni momento, dappertutto?”. E ancora: “Ma il mio punto è: e se ci comportassimo tutti come se fossimo osservati? Porterebbe a un modo di vivere più morale. Chi farebbe qualcosa d’immorale o di illegale se sapesse di essere osservato? O che l’illegale trasferimento di denaro è facilmente rintracciabile? O che la telefonata del ricattatore viene tempestivamente registrata? O che l’assalto alla stazione di servizio è filmato da una dozzina di videocamere, e le retine dei malviventi identificate durante la rapina? Oche il comportamento del donnaiolo è documentato in una dozzina di modi?”

Tuttavia la risposta è molto meno chiara e scontata: si va dall’ottimismo estremo di chi è convinto che la tecnologia possa essere la risposta a tutti i nostri problemi (“[…], questo sarà l’inizio di una nuova età dell’oro per i giovani. Un’età senza preoccupazioni.”) all’allarme di chi ritiene che gli uomini non siano destinati a conoscere tutto e che finiremmo ad essere falsi in ogni singolo gesto della nostra giornata, che non tutte le nostre attività possano essere oggetto di controllo e misurazione e che sia profondamente sbagliato andare in questa direzione, considerando che, oltre a tutto, sistemi come Facebook non sono davvero della collettività, ma sono in mano a privati che hanno potenzialmente la capacità di manipolare le informazioni e presentare una realtà filtrata ai loro utenti.

Non è la prima volta che veniamo posti di fronte a questo tema che, anche se con sfumature diverse è il centro attorno a cui gira la prima puntata della terza serie di Black Mirror, serie TV dedicata e tutti i lati oscuri della tecnologia, così come nel grande classico “1984” di Orwell.

Si tratta però di un dilemma antico che ci poniamo da diversi secoli, scatenando discussioni sulla vera natura dell’uomo.

Già nel V secolo a.c., il sofista Crizia ci parlava dell’invenzione degli dei come forma di controllo sulle azioni umane, laddove le leggi e le istituzioni non potevano arrivare: solo con l’idea che ci sia qualcuno che vede tutto quello che facciamo saremmo portati a seguire le regole morali che permettono alla società di vivere in armonia, andando contro alla nostra vera natura. Gli dei sarebbero quindi un’invenzione geniale che permette di raggiungere questo obiettivo.

Oggi viviamo in un mondo in cui, con la tecnologia, possiamo arrivare davvero a controllare tutto quello che succede e alcuni ritengono che con essa, possiamo sostituirci a quel dio, come collettività. Sempre nel libro di Eggers si recita:

“Ora tutti gli esseri umani avranno gli occhi di Dio. Conoscete questo passo? “Tutte le cose sono nude e aperte sotto gli occhi di Dio”. […] “Ora tutti siamo Dio. Presto ognuno di noi potrà vedere e giudicare tutti gli altri. Vedremo ciò che vede Lui. Articoleremo il Suo giudizio. Incalaneremo la Sua ira e concederemo il Suo perdono. A un livello globale e costante. Tutte le religioni aspettavano questo momento, il momento in cui ogni essere umano diventa un diretto e immediato messaggero della volontà di Dio. […]”.

E poi apriamo i giornali, oggi, e troviamo notizie sconcertanti. Leggiamo di individui e gruppi di persone, che commettono delitti atroci e lo fanno alla luce del sole, lo filmano, e lo mettono online, sfidando le regole del buon senso. Assassini, stupratori, molestatori: non hanno nessuna remora a uscire allo scoperto e caricare su Facebook o altre piattaforme le prove schiaccianti della loro colpevolezza, quasi a volerci sbattere in faccia il fatto che la punizione non è un deterrente per le loro azioni, che essere visti e controllati non cambia il modo in cui si comportano e può, anzi, diventare uno strumento per consegnare al mondo, amplificandolo, il loro folle messaggio. Ci sbattono in faccia la nostra ignoranza, la nostra incapacità di comprendere l’animo umano e di trovare il modo di essere una società che condivde regole e valori, interiormente e non solo online.

Così fa anche Eggers, che ci pone davanti una realtà non molto diversa da quella attuale, dove chi lavora a The Circle è convinto che “TUTTO QUELLO CHE SUCCEDE DEVE ESSERE CONOSCIUTO”, dove la trasparenza diventa un valore tale per cui non solo cambia totalmente il concetto di privacy, ma, si arriva a ritenerla un danno nei confronti di coloro che ci stanno accanto, esprimendo questo concetto con lo slogan: “La privacy è un furto”. In questo mondo tutti condivono tutto quello che fanno, dicono e pensano. La verità vive solo online: se vai a una festa e non lo condividi sui social è come non essere andato. Tutte le nostre azioni, anche quelle più intime si misurano sulla base delle reazioni degli altri, in base a una review, a un punteggio.

Siamo sicuri di voler vivere in un mondo così? Siamo sicuri di voler dare più peso alla sfera esteriore del nostro agire, dimenticando totalmente quella interiore? Siamo sicuri che sia giusto sostituire la nostra fiducia nelle religioni o nelle istituzioni con una fiducia sfrenata nei confronti delle tecnologia e degli strumenti che ci mette a disposizione? A me, personalmente, piace pensare che quello che alberga dentro di noi sia degno di essere al centro, che le nostri doti umane siano quello che definisce chi siamo più di qualunque punteggio o review, e che sia necessario trovare un nuovo equilibrio che tenga conto di entrambe le sfere, quella collettiva e quella individuale che oggi si è rotto e rischia spaccare in due la società, tra chi abbraccia il nuovo mondo tecnologico e chi no.

Cristina Pozzi
Cristina Pozzi

Contributor

Cristina Pozzi è imprenditrice nel settore profit e no profit, speaker, advisor e angel investor. Su Impactscool Cristina scrive di innovazione e di tecnologia, con particolare attenzione alle possibili implicazioni morali e filosofiche.

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