Giovani e futuro

La rivoluzione dell’educazione: verso l’edtech

20 aprile 2020 | Scritto da Cristina Gardenghi

Il mondo del lavoro cambia e con esso le competenze considerate necessarie: come deve trasformarsi il mondo dell’educazione?

A seguito del World Economic Forum Annual Meeting 2020, tenutosi in gennaio, Saadia Zahidi, managing director, dichiara che a causa della rivoluzione 4.0, ovvero la tecnologizzazione della sfera socio-lavorativa, ci sarà bisogno di un cambiamento delle skills lavorative perché la produzione possa continuare a prosperare. Entro il 2022 ci si aspetta il cambiamento del 42% delle competenze centrali nei lavori d’oggi, cambiamento che entro il 2030 dovrà coinvolgere più di un miliardo di persone: parallelamente, tra soli due anni si stima ci saranno 133 milioni di professioni oggi ancora non esistenti, cifra che sale a più di un miliardo entro 10 anni. Come fronteggiare questa “reskilling emergency”? La risposta è nell’educazione.

 

Edtech: non solo lavagne elettroniche. Quando si parla della Education Technology, o EdTech, si fa genericamente riferimento all’incontro tra tecnologia e educazione. In particolare, consiste nell’introduzione delle tecnologie più innovative nelle aule scolastiche al fine di facilitare l’apprendimento di materie tradizionali da un lato, e dall’altro di legarlo all’acquisizione di conoscenze tecnologiche utili al futuro inserimento nella sfera socio-lavorativa. Si va dalle piattaforme di coding “creativo” come Scratch, dove i bambini imparano a programmare le loro storie e i loro giochi, a Minecraft, che permette l’esplorazione di mondi virtuali, sino a LEGO MINDSTORM, uno dei sistemi “di gioco” che insegna a costruire e a programmare robot. Ma queste sono solo la punta di un iceberg, che comprende al suo interno non solo una vastissima gamma di tecnologie, ma anche tutte le skills che ruotano attorno al loro corretto funzionamento e al loro “governo”.

L’EdTech quindi, nonostante faccia spontaneamente pensare alla semplice introduzione di discipline quali la storia della robotica o la programmazione base, fa invece riferimento a un processo di rielaborazione dell’insegnamento e dell’apprendimento in toto.

 

Reskilling emergency: nuove scuole, nuovi individui. Quando il World Economic Forum parla di reskilling emergency non fa riferimento solo alla necessità di imparare ad utilizzare e a gestire le tecnologie, ma ad una vera e propria rivoluzione dell’educazione. Sebbene ingredienti quali il pensiero computazionale o la programmazione siano, insieme ad altri, al centro della questione, si tratta di rivedere le modalità, oltre ai contenuti insegnati. Se ci si affida alla sola lezione frontale, tenuta con lavagna e gessetti, come si può pretendere di catturare l’attenzione di bambini immersi in un mondo interattivo, pieno di stimoli veloci e digitali? Metodi educativi tradizionali ieri, sono oggi già obsoleti, incapaci di mediare con la stessa efficacia della tecnologia, che comunica in modo cangiante, inedito e immediato. Per questo motivo la si inserisce, insieme con il gioco, nella lista degli strumenti fondamentali per innovare e potenziare le modalità di apprendimento, rendendole più accattivanti.

Il gap che si vuole evitare non è solo quello presente tra la tecnologizzazione dei lavori e l’assenza di skills dei più adulti: si tratta di evitare che la scuola rimanga un’isola di “tradizionalismi” mentre il mondo esterno viaggia veloce, trasportato dal progresso. Se si fallisse l’obiettivo, provocando un disallineamento delle capacità dei giovani di oggi rispetto al mondo di domani, il costo sarebbe enorme: nei soli Stati membri del G20 una mancata risposta all’emergenza di ristrutturare le competenze metterebbe a rischio, nella prossima decade, 11.5 trilioni di dollari di potenziale crescita del PIL. Per evitare ciò, non basta inserire un corso di robotica un’ora alla settimana: la riforma dell’educazione è un processo che coinvolge l’individuo a livello olistico.

La tech-revolution è in atto nel mondo esterno non solo in ambito lavorativo, ma anche in quello sociale, delle relazioni, dell’arte, e della cultura: un cambiamento globale, che necessita di un “aggiornamento” del soggetto altrettanto globale. È in gioco la creazione di una nuova forma mentis, adatta non solo al contatto con le nuove tecnologie, ma anche con la società che esse strutturano: innovazione, creatività, collaborazione e comunicazione sono skills trasversali utili non solo nell’ambito lavorativo, ma più in generale nel mondo che risulta dalle tecnologie e dalla conseguente globalizzazione.

 

Tutto di guadagnato quindi? Sembra ci si stia muovendo, già da un po’, nella strada del progresso a un’unica corsia: quella della tecnologizzazione che, per avanzare in modo totale, ha ora coinvolto anche l’educazione. Ma siamo sicuri che non sia il caso di controllare, cammin facendo, cosa stiamo lasciando indietro? Saremo capaci di trattenere, in questo nuovo modello educativo, tutte le capacità cognitive sviluppate sino ad ora?

C’è chi dice di no, come il filoso francese Bernard Stiegler nel suo “Il chiaroscuro della rete” secondo cui l’uso massiccio di tecnologie sin dalla più tenera età sembra andare a svantaggio di abilità quali l’immaginazione o la produzione grafica, sostituite dall’immediata disponibilità di giochi già pronti e immagini già create. Altro rischio della sovrastimolazione a cui ci sottopongono le tecnologie è quello del deficit di attenzione: perennemente intrattenuti da stimoli mutevoli, ci si disabitua all’attenzione verso stimoli apparentemente “statici”, quali quelli offerti da un semplice libro.

La sfida educativa è complessa, e nel fronteggiarla è bene valutare se siamo pronti agli scenari futuri che porta con sé: la presenza di nuove skills, ma anche la scomparsa di abilità che hanno contribuito a costruire il nostro passato artistico-culturale.

Cristina Gardenghi
Cristina Gardenghi

Collaboro come ricercatrice presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l'Università di Ferrara; allo stesso tempo frequento un master presso l'università degli studi Europea di Roma "Diritto ed etica delle tecnologie emergenti". Il mio obiettivo è studiare e analizzare criticamente le implicazioni socio-economiche delle nuove tecnologie.

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