Cambiamento climatico e ambiente

Perché dobbiamo continuare a parlare di riscaldamento globale

1 febbraio 2019 | Scritto da La redazione

La temperatura terrestre continua ad aumentare in modo preoccupante e l’anomala ondata di freddo delle ultime settimane ne è una prova

Nelle ultime settimane, il Canada e parte delle regioni più settentrionali degli Stati Uniti si sono risvegliate con temperature minime estremamente basse, che in alcuni casi hanno raggiunto anche i -50°. Tanto è bastato perché diverse voci si alzassero per sostenere che questa è la prova dell’inesistenza del riscaldamento globale, a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che, come già diverse volte in passato, ha commentato, via tweet, l’ondata di freddo sminuendo la gravità del cambiamento climatico in atto.


In realtà, non solo il freddo anomalo di questi giorni non è la prova dell’inesistenza degli effetti del riscaldamento globale, ma, piuttosto, ne è una delle conseguenze: secondo gli scienziati, infatti, le temperature gelide registrate recentemente sarebbero il risultato di un’estensione anomala del vortice polare, l’ampia area di bassa pressione che si trova al di sopra del Polo Nord, che potrebbe essersi spinto così a sud proprio a causa di alcuni cambiamenti nella distribuzione dei venti, dovuti a una temperatura troppo alta dell’atmosfera.

I dati. C’è un dato che, più di tutti, dovrebbe farci riflettere sul fatto che il cambiamento climatico sta mutando per sempre, e in peggio, il volto della Terra: nel 2019 nessuna stazione meteorologia ha ancora registrato un record di freddo. Secondo il climatologo Maximiliano Herrera, intervistato da New Scientist, questo è un dato che non ha precedenti in questa fase dell’anno. Al contrario, ben 33 stazioni nell’emisfero sud del pianeta hanno registrato picchi di temperature ai massimi storici. Per esempio, a Noona, nel Nuovo Galles del sud Australia, lo scorso 17 gennaio la temperatura notturna è rimasta sopra i 35,9°: la notte più calda della storia dell’Australia.

In generale, tutto il pianeta sta diventando più caldo: nel corso del 2018, sono state 430 le stazioni a registrare temperature massime, ma solo 40 hanno riportato minimi storici. Una tendenza che riguarda anche l’Italia, come confermano anche i dati dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, diffusi in una nota del climatologo Michele Brunetti: “Il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia. Con una anomalia di 1,58°C sopra la media del periodo di riferimento dal 1971 al 2000, ha superato il precedente record del 2015 (1,44°C sopra la media)”.

Giovani attiviste crescono. Se è vero che di cambiamento climatico si parla sempre più spesso, il discorso però ha forse bisogno di nuove voci: come quella della sedicenne svedese Greta Thunberg, paladina dell’ecosostenibilità diventata celebre negli ultimi mesi per il suo impegno a favore di nuove politiche ambientali, che durante l’ultima edizione del World Economic Forum a Davos è salita sul palco per denunciare gli effetti devastanti del cambiamento climatico. Al pubblico composto dai grandi dell’industria, della finanza e dell’economia mondiale, Greta ha indirizzato un discorso durissimo: “La nostra casa è in fiamme”, ha coraggiosamente ribadito la giovanissima attivista.

 

L’ammonimento di Greta arriva dopo un altro discorso che la sedicenne ha pronunciato a Katowice, in Polonia, durante la COP24, la conferenza internazionale sul clima, in cui ha sottolineato come nessuna delle misure adottate finora sia stata efficace per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Il discorso a Davos è stato il punto di approdo di un lungo percorso che ha portato Greta a diventare arcinota per il suo impegno per l’ambiente: già da mesi, infatti, tutti i venerdì ha iniziato a manifestare contro la mancanza di politiche ambientali adeguate recandosi davanti alla sede del Parlamento svedese con il cartello “Skolstrejk för klimatet”, sciopero della scuola per il clima. A settembre dal suo profilo Twitter (dove si definisce “attivista per il clima, sedicenne con sindrome di Asperger”) ha invece lanciato l’appello #FridaysForFuture”, i venerdì per il futuro, dando vita a un movimento mondiale fatto di giovani e giovanissimi che si ritrovano, il venerdì, per ispirare una maggiore consapevolezza riguardo al riscaldamento globale.

Una lezione che viene dal basso e che, si spera, possano imparare tutti, scettici del cambiamento climatico e twittatori seriali inclusi.

La redazione
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