Cambiamento climatico e ambiente

Global warming: trovata l’intesa, ma l’azione non abita (ancora) qui

15 gennaio 2019 | Scritto da Stefano Tenedini

Sappiamo che la Terra muore di caldo eppure, anche a un mese della COP24, il compromesso al ribasso frena ogni mossa concreta. Per i giovani come Greta Thunberg è la solita delusione: “Ci state rubando il futuro”.

È passato un mese dalla conclusione della COP24 in Polonia e, analizzando a freddo la situazione, possiamo dire che alla fine è stata un mezzo fallimento, ma tocca anche essere contenti perché l’alternativa poteva essere un disastro totale. È ciò che pensa chi, senza essere un esperto, è abbastanza attento da pensare qualcosa, invece di limitarsi a gradire i tiepidi autunni e le calde estati. Il riscaldamento globale è il cancro del pianeta, lo abbiamo detto, scritto e spiegato in tutti i modi. Eppure chi sperava in un’intesa decisiva e in decisioni drastiche e immediate è rimasto deluso una volta di più. Flop. Plop.

Certo, ci diranno che aver adottato il Regolamento per l’Accordo di Parigi è un successone, perché adesso tutti potranno misurare e verificare gli interventi in modo uniforme. E quali interventi? Boh. Se ne riparlerà tra qualche mese o qualche anno, tempo che abbiamo già sprecato. Diranno anche che il mondo è pronto ad affrontare la sfida globale di mantenere l’aumento di temperatura entro gli 1,5 gradi che sono il punto di non ritorno. Peccato che la scienza non conosca le mediazioni, e le leggi della fisica non possano essere negoziate.

Sarà riuscita Greta Thunberg, una ragazzina svedese di 15 anni, a far sentire in colpa tutti quei leader mondiali accusandoli di aver rubato il futuro ai suoi coetanei tirandola in lungo senza prendere decisioni? Macché, le vecchie sfingi della diplomazia delle virgole non sono così sensibili, mentre lei ci ha messo tanta di quella chiarezza, maturità e consapevolezza da farmi venir voglia di chiederle scusa. No, Greta: i compromessi di Katowice non aiutano il mondo a evitare le catastrofi del cambiamento climatico. Se ci va di lusso con gli impegni attuali il riscaldamento salirà via via fino a +3 gradi. Meglio di nulla, il solito compromesso al ribasso. È la nostra condanna, come spiegherei a chiunque volesse ascoltarmi.

Ci hanno abituati a sperare nel taglio delle emissioni, nel passaggio alle fonti rinnovabili, a trasporti e riscaldamento meno inquinanti… tutto bello e tutto vero. Ma intanto i flussi di CO2 aumentano anno dopo anno, facendo impennare la curva della temperatura globale. A Parigi tutti i Paesi avevano promesso di darci dentro già dal 2020, ma l’Onu rivela che siamo ancora lontani anche dagli obiettivi di minima e litighiamo pure su come analizzare i dati. E i produttori di petrolio, Usa e Russia compresi, fanno finta di vivere altrove.

Eh sì: Paesi grandi e piccoli non hanno lo stesso peso. Sorpresi, vero? Uno non vale uno qui in Italia, figuriamoci quando si gioca globalmente sul serio. Washington dice che si ritirerà dall’accordo. La UE come al solito parla tanto e smuove le coscienze, ma non conta nulla. E la Cina si fa corteggiare, da seconda economia mondiale ma principale inquinatore: ascolta i Paesi poveri o che rischiano di finire a mollo e promuove un modello di rendicontazione e contabilità. Gli arabi e i russi fanno direttamente finta di non sentire. Si ripropone la solita guerra tra ricchi e poveri, col risultato che noi ricchi moriremo di caldo, come i poveri.

Alla fine che cos’ha capito l’uomo della strada? Che a chiacchiere siamo tutti d’accordo nel salvare la barriera corallina, i ghiacciai dell’Artico, piazza San Marco, le Maldive e un paio di miliardi di persone, ma che nessuno è disposto concretamente a fare qualcosa. A meno che non accettiamo, grazie a improbabili interventi divini, che il global warming è il solo, vero, urgente e letale problema di un mondo in cui l’inquinamento non rispetta i confini. Come ha detto Greta, “Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi”.

La kermesse di Katowice è stata dura: come invitare a cena 200 amici con un menu unico. Che non è piaciuto a tutti, anche se tutti l’hanno mandato giù. Di certo l’intesa non guarda abbastanza lontano: ha riconosciuto che gli scienziati hanno ragione a dire che il clima si è deteriorato, ma è mancata e continua a mancare l’azione. Se non altro c’è di buono che sono emerse nuove voci. Giovani entusiasti e competenti che speriamo spazzino via l’arte del compromesso, quella che dopo anni esprime gli stessi vecchi concetti con le stesse vecchie parole. Ormai però in tanti, anche giù al bar, capiamo che se vogliamo respirare bisogna cambiare aria.

È passato un mese dalla conclusione della COP24, ma l’unica temperatura che pare essersi abbassata è quella dell’interesse generale, dei governi e dell’opinione pubblica, per il clima e l’ambiente.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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