Robotica e AI

Giornalismo e AI: un rapporto complicato ma inevitabile. E utile.

20 febbraio 2019 | Scritto da Stefano Tenedini

Veloci, efficienti, sempre più bravi a scrivere: tra un po’ non capiremo più se quella notizia l’ha scritta un reporter o un algoritmo. La tecnologia non si ferma, quindi sta ai professionisti dell’informazione capire e favorire un’evoluzione di segno positivo.

Futuro del giornalismo

Quanto silenzio nelle redazioni del futuro, anzi, già oggi. I giornalisti tacciono, non telefonano, sono sparite perfino le tastiere dei pc, tanto il software va online da solo a pubblicarsi gli articoli. “È la stampa. Anzi, l’intelligenza artificiale, bellezza, e tu non ci puoi fare niente”, direbbe oggi un Humphrey Bogart sovrastando lo sferragliare delle rotative. Le notizie vengono prodotte automaticamente dagli algoritmi invece che da giornalisti (più o meno) umani: i programmi organizzano, interpretano e presentano i dati in modo narrativo, con una qualità via via sempre più raffinata. L’AI analizza una miniera di dati, sceglie da una liberia la struttura giusta per l’articolo, mette in ordine punti chiave, dettagli, nomi, luoghi, numeri, statistiche e rilascia l’articolo. Niente male, ammettiamolo.

Opportunità o richio? Questo giornalismo starebbe a meraviglia ne “I Pronipoti” di Hanna e Barbera, e dobbiamo abituarci. Forse i testi generati dalla macchina non possono ancora aggiudicarsi il Pulitzer, ma il confine tra umani e bot si confonde sempre più. E le criticità? C’è chi lo considera un modo per liberare i redattori dal lavoro di routine per dedicarsi agli approfondimenti, chi vede un miglioramento nei costi e nell’efficienza. Ma l’informazione-robot minaccia anche l’autorevolezza e la veridicità delle notizie, e rende precario il lavoro in un settore già in affanno per le news gratis (anche se spesso fake) fornite dai social.
Non sono timori campati per aria. Secondo Wired “per il giornalismo il 23 gennaio 2019 è stato un Black Wednesday”. Solo negli Usa BuzzFeed ha licenziato il 15% della forza lavoro, 220 persone, e Verizon (proprietaria di Huffington Post, Yahoo News e molte altre testate) ha annunciato il taglio di circa 800 impieghi: un migliaio di posti andati in fumo. L’impatto dell’automazione però sarà comunque limitato: per ora un algoritmo può solo combinare dati e cifre e comporre articoli sintetici che seguono uno schema rigidamente predefinito. L’informazione richiede indagini, analisi, interviste, elaborazioni e riflessioni: può nascere esclusivamente da un umano, e sarà così ancora per moltissimo tempo.

Una convivenza inevitabile. Il rapporto tra media e intelligenza artificiale è Insomma complicato, ma anche inevitabile e utile. Se si affronteranno i potenziali rischi etici e deontologici, il giornalismo stesso se ne potrà avvantaggiare. Occorre però che i reporter non voltino le spalle e prendano un ruolo attivo in questo contesto. Chiediamoci che cosa vogliamo che l’AI faccia per noi giornalisti: come pensiamo che possa aiutarci a far meglio il nostro lavoro? Come vogliamo che sia il giornalismo di domani? Si pensa poco al vero problema, le competenze: è già dura capire l’informatica, figuriamoci ragionare di intelligenza artificiale. Resta solo il sensazionalismo: “Terminator è tra noi, i computer governano il mondo, moriremo tutti, fermiamoli!”
Il giornalista deve capire le logiche dell’AI per venire ancora coinvolto nella produzione di notizie. E deve anche saper spiegare ai lettori che dati alimentano i sistemi, chi li raccoglie, come vengono aggregati, ricombinati e messi a frutto. Non è un lusso: Netflix ci propone certi film e non altri, la banca decide se darci un prestito in base a queste analisi su di noi.

Il futuro del giornalismo. Le redazioni devono imparare a usare l’intelligenza artificiale anche perché “è in gioco la funzione del giornalismo e la sua autorevolezza”, dicono all’Associated Press. Gli algoritmi possono aiutare i reporter a trovare ed elaborare le notizie più velocemente. L’agenzia nel 2019 punta a generare almeno 40 mila notizie a partire da modelli automatici, soprattutto nei settori dell’economica e dello sport, e sta valutando come operare con le immagini. I giapponesi di NHK pensano a conduttori virtuali nei tg, e l’agenzia finlandese STT mette già online news internazionali tradotte in automatico in pochi secondi. I reporter investigativi possono setacciare montagne di dati, e chi segue la politica intercetta i trend fra migliaia di tweet e di post. Alleati dell’AI, saremo “sul pezzo” come sempre, e forse anche meglio.

Infine. Certo, i “cattivi” usano l’AI per creare e diffondere disinformazione. Ma i giornalisti possono usare gli stessi strumenti per combatterli. Basta ricordare che per ora i robot non sono i giornalisti del futuro, ma i loro assistenti (anche se svegli e veloci). Spetta a noi la scelta se le innovazioni di oggi e quelle ancora da inventare ci sostituiranno o ci saranno di supporto in sfide imprevedibili. Ci giochiamo “banalità” come la fiducia nel giornalismo, la credibilità delle notizie e opinioni che ci cambiano la vita: come cittadini e professionisti.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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