Cambiamento climatico e ambiente

Emergenza clima: la resa dei conti arriverà nel “nostro” 2050?

9 marzo 2020 | Scritto da Stefano Tenedini

L’anno che per noi di Impactscool - grazie al libro di Cristina Pozzi - è una metafora del futuro potrebbe segnare per la nostra civiltà il punto di non ritorno. Un report angosciante e realistico che lascia poco spazio alle illusioni: se continuiamo così non ce la faremo.

“L’unica incertezza è quanto a lungo resisteremo. Non abbiamo fatto nulla per affrontare il riscaldamento globale e adesso, nel 2050, sappiamo che tra 50 anni il mondo sarà invivibile, bollente, con 3 gradi in più del 2015. L’aria è inquinata, pesante e irrespirabile. Ormai poche persone lavorano all’aperto, asfissiate dagli scarichi di autoveicoli e riscaldamenti. Il pianeta sta diventando inospitale, con intere aree quasi inabitabili: abbiamo condannato campagne, acque e foreste, soffocandole sotto i gas serra. E nessuno sa quanto desolate saranno per i nostri nipoti e i loro discendenti, e cosa sarà della civiltà che abbiamo conosciuto: forse gli umani finiranno a vivere in piccole tribù, aggrappati a un ultimo pezzo di terra”.

È un racconto drammatico e inquietante, un grido di impotenza e disperazione che ci arriva, brutale, da un domani che ci riguarda tutti: e ancora di più noi di Impactscool. Perché quella data, scelta da Cristina Pozzi per il suo libro “Benvenuti nel 2050”, è il simbolo di un futuro al quale guardiamo con fiducia, con consapevolezza, con le armi del cambiamento e della scienza. Per mostrare gli impatti del nostro comportamento e riflettere sulla responsabilità e sulle opportunità che oggi abbiamo per costruire un domani migliore. E invece…

E invece, secondo la descrizione immaginata (ma non troppo) da Christiana Figueres e Tom Rivett-Carnac nel libro “Il futuro che scegliamo: sopravvivere alla crisi climatica”, saremo alla resa dei conti. Ce l’abbiamo il fegato di immaginare le piaghe che affliggeranno la Terra? Nella sua campagna per aprire gli occhi di chi si sforza di non vedere, non capire e non agire, The Guardian ha dedicato al libro questo estratto. Leggetelo, fa paura.

 

Uragani, tempeste tropicali, inondazioni, innalzamento del livello dei mari. Ma anche siccità e migrazioni bibliche di popoli che cercano di sopravvivere. Agricoltura al collasso. Malattie dilaganti come malaria, dengue, colera, malnutrizione colpiranno 2 miliardi di persone nelle zone più calde del mondo. Ovunque guerre per l’acqua potabile, scontri tra poveri, carestie e un commercio sempre meno globale e basato solo sulla difesa delle risorse. Anche il costo psicologico sarà insostenibile: di fronte al collasso ormai certo la speranza scivola via. Prima della scomparsa della specie umana per molti il suicidio diventerà una via d’uscita.

In questi giorni di coronavirus ci siamo improvvisamente resi conto di quanto siamo fragili. Ecco, tenete presente che – nonostante i disagi, i morti e la recessione che sarà lo spin-off dell’epidemia – gli effetti dell’emergenza climatica saranno (anzi, sono già) molto peggio.

Perché anche se stiamo tutti i giorni con le orecchie tese e gli occhi aperti nell’attesa di un mutamento di strategie, o di iniziative e investimenti per invertire gli effetti ormai innegabili del riscaldamento globale, non cambia niente. ZERO. Una crescente percentuale di persone adotta comportamenti più sostenibili, ricercatori e agenzie internazionali analizzano trend e spiegano cosa andrebbe fatto. Ma i governi (generalizzo, ma insomma) non fanno nulla di concreto. Lo chiamano Green New Deal ma è solo chiacchiere e distintivo: chi ci crede più?

In attesa che qualcosa cambi dobbiamo accontentarci di qualche buona notizia raccolta qua e là nel mondo. Purtroppo sono scelte comuni, di buon senso, o solo inziative di singoli, per quanto potenti e determinanti. Ne abbiamo scelte alcune tra le più positive, che riguardano i bambini, l’economia e finanza e i “grandi vecchi” della politica mondiale. Vediamole.

 

Anche i bambini vogliono sapere che cos’è l’emergenza climatica, ma è difficile da spiegare. Sì, bisogna consentire loro di capire i cambiamenti, ma anche come possono dare una mano. Sono molti i libri che li aiutano a crescere, a prendersi cura del pianeta, con messaggi positivi sulla natura, la sostenibilità, le azioni a favore dell’ambiente: regaliamoli e leggiamoli con loro. Ma affrontare questo tema può anche generare ansia, senso di perdita e disperazione: per questo bisogna preferire i libri che ispirano impegno, e non tristezza: devono sapere di poter essere utili già con le loro piccole mani, per fare la differenza una volta grandi.

 

Forse perfino in banca qualcosa sta cambiando: alla Bank of England, almeno. Il governatore Mark Carney ha avvertito la City che le aziende devono fare di più per il clima, a cominciare da una corretta informazione sulle proprie azioni. “Gli investitori devono poter confrontare il modo in cui industrie e finanza affrontano la sfida ambientale”, ha spiegato, annunciando che varerà una serie di regole prima del vertice sul clima Cop26 di novembre a Glasgow.

E alcuni “ex” importanti della diplomazia mondiale esortano i leader ancora in carica a “fare un passo indietro dal precipizio” ambientale. Mentre i governi si preparano a negoziare con l’Onu un accordo politico, 23 ex ministri degli Esteri (compresi il segretario di stato Usa – con Clinton – Madeleine Albright e il collega inglese Malcolm Rifkind) hanno lanciato un appello per un intervento immediato. “L’umanità rischia la perdita irreversibile di biodiversità e una crisi che mette in pericolo le generazioni future. Bisogna agire con audacia, e agire ora”.

 

Ma basta con le buone notizie: in Australia, ad esempio, gli incendi boschivi non sono l’unico dramma. Il continente si sta riscaldando più velocemente della media globale (+1,4 gradi da inizio Novecento) e aumentano i giorni con temperature estreme. Per i medici ci sono più morti da surriscaldamento perché anche le patologie meno gravi diventano potenzialmente letali, ora che le ondate di calore si susseguono con maggior frequenza. E qui il cerchio si chiude: vediamo già oggi ciò che non vorremmo immaginare nel 2050. Ci basterà per agire?

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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