Big Data

Le tecnologie sono esponenziali, le innovazioni sono fattoriali

20 marzo 2018 | Scritto da Luca Tiraboschi

Le tecnologie esponenziali stanno rivoluzionando la nostra vita. Il loro impatto è ulteriormente amplificato dal lavoro di ricerca e scoperta dell’uomo che, per ottenere risultati e novità, ha imparato a “ricombinare” con l’innovazione anche le tecnologie che esistono già.

 

Il mondo moderno, per un appassionato di tecnologia, è il paese dei balocchi. Basta una semplice ricerca su Google per scoprire oggetti, già disponibili sul mercato, capaci di lasciare senza fiato.

Buona parte del merito va attribuito alle cosiddette “tecnologie esponenziali“, cioè quelle tecnologie che non crescono in maniera lineare, ma che sono caratterizzate da rapide accelerazioni alimentate dei risultati raggiunti progressivamente. Stiamo parlando, ad esempio, di robotica, genetica, blockchain, stampa 3D, intelligenza artificiale.

Non dobbiamo però dimenticare che la tecnologia esiste grazie ad un’abilità essenziale e peculiare dell’uomo: la capacità di generare innovazione, che è descritta in questo modo dal Dizionario Treccani: “L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzioni”.
Si tratta di un atto generativo (rileggete quante volte compare la parola “nuovi” nella definizione della Treccani) che può partire da elementi semplicissimi, ma che per essere tale deve portare ad applicazioni concrete: innovazione e invenzione non sono sinonimi.

Le innovazioni, infatti, non hanno di per sé necessità della tecnologia, ma la combinazione dei due fattori è esplosiva. L’uomo, quando ha cominciato a intrecciare a mano i fili per creare tessuti su misura e produrre i propri vestiti, ha sicuramente innovato rispetto a quando utilizzava solo le pelli di animali. Quando la tecnologia ha sviluppato i primi telai, il miglioramento è stato notevole. E quando, per muovere i telai, l’uomo ha iniziato a utilizzare prima l’energia idraulica, poi l’energia elettrica, il salto in avanti è stato ancora più importante. E così via.

La forza incredibile del progresso, inoltre, è insita nella capacità innovativa di combinare le tecnologie tra di loro, creando configurazioni sempre nuove e diverse che possono dare luogo a loro volta a nuove tecnologie.

Come sostiene Schumpeter nella sua “Teoria dello sviluppo economico”: “Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose o le stesse cose in maniera differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa”.

Per capire la forza di questa combinazione d’innovazione e tecnologia, possiamo usare la matematica: ipotizziamo di partire da 3 tecnologie diverse (A-B-C) e innovare combinandole in tutti i modi possibili.

Stiamo facendo un calcolo che i matematici definiscono “fattoriale”, in altre parole identifichiamo quante sono le combinazioni possibili: il fattoriale di 3 (scritto 3!), è 6, cioè il valore di quante sequenze si possono creare partendo da 3 elementi diversi, nel nostro esempio:

ABC – ACB – CAB – CBA – BAC – BCA

Siamo quindi partiti creando innovazione con 3 tecnologie (A-B-C) e abbiamo “innovato” nuovamente, combinando le 3 tecnologie in 6 modi diversi. Se poi consideriamo ogni nuova combinazione creata (ABC, ACB, ecc..) come una nuova potenziale tecnologia a sé stante, potemmo “innovare” di nuovo, combinando a loro volta queste 6 tecnologie e ottenendo 720 combinazioni (6!).

È chiaro che solo una parte delle innovazioni saranno in qualche modo sensate o almeno utilizzabili: alcune potrebbero essere dannose, o economicamente insostenibile, ma la progressione che abbiamo individuato è comunque potentissima e ci dà l’idea dell’accelerazione possibile.

La ricombinazione a volte porta a risultati straordinari: nel libro “La nuova rivoluzione delle Macchine” Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee spiegano come la tecnica per replicare le sequenze dei nucleotidi del DNA, che è valsa il premio Nobel al chimico Kary Mullins, non sia stata frutto di una teoria totalmente nuova ma sia in sostanza una ricombinazione di tecniche ben consolidate in biochimica. Ciò non toglie nulla al valore immenso dell’intuizione di Mullins, che anzi trae la sua grandezza proprio dall’aver saputo ricombinare in modo innovativo qualcosa già esistente.

Un altro bellissimo esempio di ricombinazione, semplice ma dirompente, è citato da Alec Ross nel suo libro “Il nostro futuro”: in Africa le distanze sono immense e difficilmente i presidi medici riescono a raggiungere la popolazione rurale, ma abbinando una tecnologia di base (nello specifico, un sistema ottico basato su una lente economica in plastica) a una più complessa ma recente (uno smartphone) è stato creato un innovativo sistema di autodiagnosi diffuso, utilizzabile per rilevare problemi di presbiopia, miopia e astigmatismo anche in località remote.

Il mondo moderno sta diventando un contesto fertile, che spinge verso la “ricombinazione” delle innovazioni. È quindi importante, nel rispetto delle proprietà intellettuali, rendere condivisibili queste innovazioni, in modo che le persone abbiano la possibilità di “combinare i diversi mattoncini” creando e innovando.

Sempre Brynjolfsson e McAfee scrivono: “La teoria dell’innovazione ricombinante conferma quanto sia importante avere più occhi per studiare un problema e più cervelli che pensano a come risistemare i mattoni per risolverlo. Questa teoria sostiene, inoltre, che la gente recita una parte essenziale anche nella selezione e nel miglioramento delle innovazioni altrui”.

Se pensiamo agli ultimi anni, possiamo sostenere che lo stesso concetto di condivisione ha avuto un andamento esponenziale, caratterizzando l’approccio sia delle persone (i social sono indubbiamente condivisione) che delle aziende.

In ambito business possiamo pensare al sito Innocentive, attraverso il quale sono lanciate sfide per risolvere problemi che le aziende potrebbero superare solo con investimenti molto elevati.

Il futuro è una sfida: una sfida aperta a cui tutti potremo (dovremo) contribuire, approcciandoci alle tecnologie esponenziali anche con spirito critico.

Attraverso la forza della condivisione saremo chiamati a valutare la ricombinazione delle diverse tecnologie, per adottare quelle innovazioni che rappresenteranno vero valore per l’umanità.

Luca Tiraboschi
Luca Tiraboschi

Ambassador

Luca Tiraboschi è Ambassador e Contributor di Impactscool. Ha lavorato per molti anni in ambito Marketing e Servizi e ora si occupa di progetti omnicanale per un importante retail di consumer electronics.

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