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Crisi climatica: i punti di non ritorno

14 febbraio 2020 | Scritto da La redazione

La complessità dell’ecosistema terrestre è un equilibrio delicato, basta poco per modificarne le caratteristiche, e una volta che questo succede è impossibile tornare indietro

Si chiamano Tipping Points, punti di rottura. È un po’ come la storia del macigno che rotola sul piano inclinato. All’inizio procederà lentamente ma pian piano prenderà velocità e anche se si dovesse riuscire a fermare, riportarlo in cima alla salita, alla condizione iniziale, è praticamente impossibile. Lo stesso accade per l’ambiente. Da decenni l’uomo emette in atmosfera enormi quantità di CO2 e altri gas serra, andando a spingere con sempre più forza questo macigno, che ormai sta già rotolando.

Gli equilibri degli ecosistemi. Gli effetti della crisi climatica colpiscono tutto il pianeta, indiscriminatamente, ma in alcuni luoghi, più sensibili ai cambiamenti, gli effetti possono essere rapidi e importanti e, soprattutto, la loro modifica va a inasprire la situazione. È il concetto del feedback loop, un processo che si rafforza da solo. E questo è particolarmente vero per alcuni ecosistemi. Il momento in cui a causa della variazione delle condizioni climatiche la loro natura cambia, da foresta, ad esempio, a prateria, è detto tipping point.

 

I 9 tipping point. Ricercatori e scienziati di tutto il mondo stanno con occhi e orecchie aperte in particolare per 9 di questi ecosistemi, zone delicate in cui gli effetti dei cambiamenti climatici sono già visibili e hanno avviato un processo di trasformazione che potrebbe rivelarsi già irreversibile e che potrebbe aumentare la quantità di CO2 e di altri gas serra in atmosfera.

Si trovano in tutto il mondo e sicuramente ne avrete già sentito parlare, dalla foresta amazzonica, devastata qualche mese fa da terribili incendi, e che se perdesse le sue particolari condizioni climatiche da foresta pluviale si trasformerebbe in una, decisamente più arida, savana, alle barriere coralline, un ecosistema che rischia di sparire e portare con sé un’enorme fetta della biodiversità marina.

Ma anche i ghiacci continentali, che se finissero in mare potrebbero alzare i livelli marini di metri, con seri danni alle coste di tutto il mondo. Il più preoccupante di tutti, forse, è il permafrost, il terreno perennemente ghiacciato che copre moltissime zone settentrionali dell’emisfero boreale. Questo terreno contiene al suo interno quasi il doppio di tutta la CO2 attualmente presente in atmosfera, se dovesse fondere le conseguenze per il clima sarebbero catastrofiche.

 

Scopriamo insieme quali sono nello specifico questi punti di rottura e quali sono i loro potenziali impatti:

 

La redazione
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