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Gli Emirati Arabi alla scoperta di Marte

16 luglio 2020 | Scritto da Alberto Laratro

È in partenza la missione Al Amal, Hope, la prima missione del mondo arabo che andrà a esplorare il pianeta rosso

Il mondo dell’esplorazione spaziale è in rapido cambiamento, siamo entrati in una nuova era in cui nuovi protagonisti si impegnano per ritagliarsi un ruolo nel futuro dell’uomo nello spazio. Anche il mondo arabo, rappresentato in questo caso dagli Emirati Arabi Uniti, sta per compiere un piccolo passo che lo renderà una delle nazioni con voce in capitolo nell’esplorazione spaziale. Si tratta del lancio della missione Hope, in arabo Al Amal. Obiettivo? Contribuire allo studio di Marte.

 

Nuovi protagonisti. Da qualche anno ormai le agenzie spaziali private rivaleggiano con quelle nazionali, proprio qualche mese fa due astronauti, per la prima volta nella storia, hanno raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale a bordo di un razzo e di una capsula costruiti dalla SpaceX, l’agenzia privata di Elon Musk. Non solo privati, ad affacciarsi all’orizzonte dell’orbita terreste e oltre oggi ci sono anche nazioni che storicamente non hanno mai preso parte alla corsa allo spazio ma che oggi intravedono in questo settore una possibilità di guadagno, ma anche di affermazione della propria potenza sulla scacchiera geopolitica, così come del proprio ruolo all’interno della comunità scientifica internazionale.

Ecco quindi che gli Emirati Arabi Uniti, la cui agenzia spaziale “United Arab Emirates Space Agency” è nata appena nel 2014, vogliono sottolineare il loro ruolo con la prima sonda che un paese mediorientale abbia mai inviato in direzione del pianeta rosso.

 

Speranza. La sonda si chiama Al Amal, Hope in lingua anglosassone, Speranza in italiano e partirà il 16 luglio alle 22.43 italiane dallo spazioporto di Tanegashima nel sud del Giappone. https://youtu.be/S0YFPRkvBrgAGGIORNAMENTO: il lancio di Mars Hope è stato rimandato alla finestra 20-22 luglio causa tempeste. Il vettore che verrà utilizzato, infatti, è un H-IIA costruito dalle Mitsubishi Heavy Industries. Se tutto andrà come previsto la sonda raggiungerà il suo obiettivo nel febbraio del 2021 facendo diventare gli Emirati un membro dell’esclusivo club dei Paesi che hanno raggiunto Marte, finora infatti solo USA, URSS (e poi Russia), ESA e India sono riusciti ad arrivare nell’orbita marziana.

L’obiettivo della missione è quello di studiare nel dettaglio l’atmosfera del pianeta al fine di fornire un quadro completo della dinamica che regola i cicli stagionali del clima marziano, così come, andando a integrare i dati di un’altra sonda, Maven della NASA, permetterà di svelare il mistero che lega la perdita dell’atmosfera del pianeta con la scomparsa dell’acqua dalla sua superficie. Come dichiarato dal team di ingegneri della sonda, Hope sarà il primo satellite meteorologico di Marte.

Le conoscenze scientifiche acquisite in questo modo saranno molto utili, in particolare sia per fornire nuovi dati per i modelli climatici che usiamo anche sulla Terra per monitorare e studiare la crisi legata al riscaldamento globale, sia per preparare al meglio le future missioni umane su Marte, andando a capire come gestire la presenza di persone durante le temibili tempeste di polvere che arrivano a ricoprire stagionalmente l’intero pianeta.

 

Nome omen. Il nome della sonda non è casuale. Anche se gli obiettivi scientifici sono ciò a cui punta la missione, una delle conseguenze secondarie è anche quella che più è stata voluta dalla comunità scientifica e dallo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Si tratta degli impatti sociali che questa missione si spera avrà nell’ispirare le nuove generazioni arabe nell’intraprendere carriere scientifiche. Il team che ha lavorato a Hope è infatti al 90% con un’età inferiore ai 35 anni e un terzo dell’intera squadra è composta da donne. Imprese scientifiche e tecnologiche di questo tipo sono fortemente volute dal governo che mira a preparare il Paese ad assumere un nuovo ruolo in un mondo che presto dirà addio al petrolio.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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