20 minuti dal futuro

Open Innovation: aprirsi al futuro

21 maggio 2020 | Scritto da La redazione

Cosa significa oggi innovare? Ne abbiamo parlato con Alberto Onetti, imprenditore, docente e presidente di Mind the Bridge

“Open Innovation è un concetto molto di moda ma di difficile comprensione: tutti ne parlano ma in pochi sanno cosa sia e a cosa serva”. Ha esordito così Alberto Onetti sui canali di Impactscool in occasione del suo intervento a “20 minuti dal futuro”, trasmesso live martedì 19 maggio. Imprenditore, docente e presidente di Mind the Bridge, Onetti ha risposto alle domande di Andrea Dusi sul mondo dell’innovazione, offrendo diversi spunti di riflessione sul modello italiano e sugli interventi necessari per portare anche nel nostro Paese un certo tipo di cultura.

 

Startup e scaleup come vettori di innovazione. “Oggi – ci ha spiegato Onetti – le imprese fanno sempre più fatica a innovare internamente. Le finestre di mercato si stanno accorciando e c’è una diversificazione tale di piattaforme tecnologiche da rendere irrealistico per un’azienda l’obiettivo di dominarle internamente. Delle necessità bisogna fare virtù e quindi guardare all’esterno, favorendo partnership e collaborazione con questi nuovi vettori di innovazione: startup e scaleup”.
Ma chi pensa che questo sia un problema italiano si sbaglia. “Si tratta di un problema globale, è impossibile riuscire a innovare internamente su tutto. L’importante, però, è avere la consapevolezza di ciò: in Silicon Valley, la fucina dell’innovazione nel mondo, questo concetto è chiarissimo”.

 

Sistema italiano delle startup. “In Italia – spiega Onetti – siamo partiti molto molto tardi, il mondo dell’innovazione di porta a raccogliere solo dopo tempo quello che hai seminato. Più tardi parti e più tardi raccogli frutti. In Silicon Valley questo sistema è partito 40-50 anni fa. Da noi è un sistema ancora nella sua infanzia, ancora fragile”.
A mancare, in Italia, sono anche gli investimenti: “Se parti dopo e corri più piano degli altri è difficile riuscire a vincere. Lavoriamo a un decimo di capitale rispetto a Francia e Germania, che a loro volta investono metà del Regno Unito, in cui si investe un quarto di quanto avviene negli Stati Uniti”.
Alla base di tutto e al centro del sistema, italiano ma non solo, ci devono essere le persone: “Rispetto a qualche anno fa, credo che oggi ci sia il riconoscimento della qualità delle nostre persone, delle risorse umane italiane. Su questo non c’è niente da invidiare a nessun altro Paese del mondo”.

 

“Give Back”.  “Negli Stati Uniti – racconta Onetti – tutti fanno il tifo per tutti, mentre da noi c’è la cultura del tifare contro. Quello che percepisci in Silicon Valley è che le persone si aiutano senza chiedere niente in cambio, solo perché è nell’interesse dell’intero ecosistema. Si chiama “give back”. Qualcosa torna, perché ti trovi su una torta più grande: avere una fetta più piccola di una torta grande è meglio di avere il 100% del niente. Sembra semplice, ma forse abbiamo problemi di matematica”.

 

Guarda l’intervista completa a Alberto Onetti:

 

La redazione
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