Città e Trasporti

Drone contro Drone

7 gennaio 2019 | Scritto da Tommaso Spezzacatena

Aeroporti, carceri e proprietà private, nessuno luogo è al sicuro davanti ad un attacco drone. Quali sono i principali metodi per difendersi? Quali i migliori?

Intorno al 20 dicembre 2018 l’aeroporto londinese di Gatwick è andato in tilt a causa dell’avvistamento di due droni non identificati sulla pista d’atterraggio.Gatwick, come ogni aeroporto, è una zona interdetta al volo dei droni: per questo è presente un sistema di sicurezza anti-drone di fabbricazione israeliana: “Dome Drone”, un cannone Jammer automatico, che però non ha funzionato.
Anche per questo motivo è subito esplosa la polemica: il secondo aeroporto più grande di Londra è rimasto fermo per ben 36 ore lasciando a terra oltre 1000 voli e ad oggi non si sa ancora chi abbia compiuto questo gesto.

Gli inquirenti inizialmente avevano fermato una coppia di ambientalisti ipotizzando si trattasse di una eco-protesta, successivamente però li hanno rilasciati.

Ad oggi quindi non si sa né chi né perché abbia compiuto questo gesto (anche se si esclude il terrorismo).

Non sono mancate le discussioni anche a livello parlamentare dove il portavoce Labour per i Trasporti, Andy McDonald ha attaccato pesantemente il governo del ritardo legislativo in ambito di sicurezza di velivoli a controllo remoto.

Ad oggi i luoghi sensibili ad attacchi di droni sono diversi, dagli aeroporti, ai siti industriali, dalle proprietà private alle prigioni. Questo è l’aspetto forse più preoccupante. Infatti, sono ormai diversi i casi accertati di utilizzo di droni per rifornire di droga, armi e cellulari i carcerati. Per fare un esempio nostrano, si pensi ad esempio alla notizia del 15 ottobre 2018 riportata da “La Stampa” quando all’interno del cortile del carcere di Taranto cadde un drone che trasportava armi e telefoni.

Ma quali sono i sistemi per abbattere un drone non identificato?

Sono numerosi i sistemi ideati per abbattere un drone non autorizzato, ma essenzialmente si dividono i due grandi categorie: ostruzione fisica e ostruzione ad onde.

Ostruzione fisica

Ovvero, tutti quei sistemi che utilizzano proiettili o oggetti fisici che colpiscono il drone e lo abbattono.

Iniziamo col dire che, normalmente, oggi la prima cosa che si fa in caso di drone sospetto è chiamare i tiratori scelti che, come in una gara di tiro al piattello, spareranno fisicamente al drone abbattendolo.
In alternativa sono stati pensati e realizzati metodi alternativi più o meno fantasiosi.

Uno di questi è Skywall 100, una sorta di lancia razzi intelligente che calcolando traiettoria e velocità del drone lancia una rete che lo “cattura” e gli impedisce di proseguire il volo.

Simile a Skywall 100 è Excipio: il principio è lo stesso, ma a lanciare la rete non è un operatore da terra ma un altro drone che parte all’inseguimento di quello nemico. C’è da dire però per poter funzionare Excipio necessita di 2 operatori, uno che guidi il drone e il secondo che lanci la rete.

Un altro sistema molto eco friendly, ma anche molto costoso, è l’utilizzo di aquile e falchi addestrate che andranno letteralmente a cacciare i droni sospetti.

Infine altri due metodi degni di nota sono l’utilizzo di piccoli ed economici droni Kamikaze che urtando violentemente contro i bersagli desiderati li rendono inoffensivi e l’altro è l’utilizzo di un normalissimo elicottero, infatti questo alzandosi in volo produrrà uno spostamento d’aria tale da rendere impossibile il volo al suo fratello minore.

Ostruzione ad Onde

L’altra categoria di sistemi anti-droni è quella che utilizza onde elettromagnetiche o disturbi radio. Queste sono sicuramente i metodi più apprezzati ed utilizzati in quanto possono essere usati anche in luoghi affollati perché non sono pericolosi per gli esseri umani.

Tra i primi, e più apprezzati, che possiamo citare ci sono i fucili Jammer: questi sparano dei segnali di disturbo che riescono ad interrompere la connessione radio tra l’operatore e il drone, facendolo precipitare. Uno dei problemi di questi strumenti, però, è che disturbano ogni segnale radio dell’area colpita.

Simili ai Jammer sono i Droneblockers, anch’essi lavorano interrompendo il segnale radio dei droni ma al contrario dei Jammer riescono a riconoscere ed isolare le onde radio del drone non identificato, facendolo atterrare in tutta sicurezza.

Ancora abbiamo il DroneDefender, un fucile elettromagnetico che disturba il segnale GPS del drone costringendolo all’atterraggio. Infatti, nel caso in cui un veicolo a controllo remoto perda il segnale GPS si arresta automaticamente e atterra.

Ancora abbiamo la possibilità di hackerare i sistemi di pilotaggio dei droni, poiché il sistema di sicurezza nella maggior parte dei droni commerciali è relativamente facile da oltrepassare.

L’ultimo sistema da citare è sicuramente l’utilizzo di microonde. Le armi di questo tipo (per ora solo in dotazioni agli eserciti) sono in grado di abbattere numerosi droni contemporaneamente tramite l’utilizzo microonde che “bruciano” i sistemi elettronici all’interno dei droni abbattendoli all’istante.

Come abbiamo visto, sono numerosi i sistemi per contrastare l’utilizzo di droni non autorizzati, ma ad oggi rimangono alcuni problemi da risolvere. L’identificazione del velivolo (cioè capire quando intervenire) non sempre è un’operazione facile, come ci ha insegnato il caso londinese; i sistemi anti-drone non sono ancora così diffusi o in dotazione alle forze dell’ordine (ecco perché oggi, si chiamano sempre i tiratori scelti); infine rimane il fatto che la maggior parte di questi sistemi possono contrastare pochi droni alla volta.

Tommaso Spezzacatena
Tommaso Spezzacatena

Tommaso Spezzacatena è attualmente iscritto al 3 anno della facoltà di Economia e Commercio a Torino. Da sempre appassionato di innovazione e futuro e in particolar modo al campo della robotica, Tommaso collabora con un giornale che parla di startup e nuove tecnologie. Da maggio 2018 è diventato ufficialmente Future Activist.

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