Città e Trasporti

Strade sostenibili: auto e bus elettrici triplicheranno entro il 2020

12 giugno 2018 | Scritto da Stefano Tenedini

La classifica del trasporto green vedrà in testa la Cina davanti a Europa e Stati Uniti: una rivoluzione che farà tremare i mercati petroliferi e imporrà agli Stati di cercarsi altre entrate fiscali. Ma il fabbisogno di materie prime aprirà anche un fronte etico.

 

 

Un esercito di auto elettriche (e anche autobus e camion) sta per invadere e nostre strade. E succederà prestissimo, nel giro di tre anni. Lo sostiene la IEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, che disegna un futuro prossimo nel quale Tesla, Toyota Prius o Nissan Leaf non saranno più una novità ma la normalità. Entro la fine del decennio infatti i veicoli elettrici potrebbero più che triplicare, raggiungendo i 13 milioni dai 3,7 dell’anno scorso. Secondo la IEA, che ha il compito di suggerire nuove politiche energetiche ai Paesi industrializzati, le vendite potranno salire in media del 24% di qui al 2030.

Le analisi dicono tra l’altro che mentre il sistema mondiale dei trasporti si sta spostando verso l’adozione di energia pulita, i governi sembrano concentrarsi più sulla limitazione dell’inquinamento e dei gas serra. “Nuove scelte legislative potrebbero richiamare ingenti investimenti nella produzione di batterie, facilitando la riduzione dei costi e assicurandone la disponibilità su larga scala”, ha precisato Pierpaolo Cazzola, capo analista del settore Energia e Trasporti della IEA, elencando alcuni elementi chiave.

Il mercato cinese si attesterà come uno dei principali, oltre un quarto dei suoi veicoli saranno elettrici entro il 2030 (rispetto al 2,2% del 2017) e più della metà delle vetture vendute al mondo finirà in Cina, ben più che negli Stati Uniti. Il governo cinese sta incentivando il mercato anche per ridurre l’inquinamento nelle città soffocate dallo smog: fino al 2020 sarà in vigore uno sconto fiscale per i clienti pari al 10%.

Una rivoluzione globale per il trasporto. Invece che con benzina o peggio gasolio, le auto elettriche vanno con batterie sempre più efficienti e pulite. Con una stima di 130 milioni di veicoli leggeri attesi su strada entro il 2030, la IEA calcola che non saranno più necessari oltre 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al consumo dell’intera Germania. L’anno scorso la flotta globale di veicoli elettrici ha lasciato nelle pompe 380 mila barili al giorno, metà di quanto consuma il Belgio. La precedente valutazione, secondo cui entro la fine del prossimo decennio 2,3 milioni di barili al giorno non serviranno più, è già superata.

Quando bruceremo meno petrolio, i governi dovranno trovare nuove entrate fiscali: oltre 40 miliardi di dollari di imposte mancheranno all’appello entro il 2030, precisa la IEA, e il conto potrebbe essere ancora più salato (92 miliardi) se il mercato elettrico crescerà con più vigore. In Cina nel 2017 le auto verdi hanno mandato in… rosso il fisco di 2,6 miliardi.

Non solo auto: anche gli autobus stanno diventando elettrici. Saranno 1,5 milioni entro il 2030, contro i 370 mila del 2017, anno in cui ne sono stati adottati quasi centomila nuovi. Il 99% circolano in Cina, dove ogni cinque settimane ne vengono messi in strada più di quanti ce ne siano in totale a Londra: a Shenzhen non si usano più i bus a combustibile fossile. Staccati ma ricchi di buone intenzioni i Paesi scandinavi, grazie alla consolidata tradizione di rispetto ambientale e al sostegno di considerevoli incentivi pubblici.

Tante auto elettriche richiederanno però una valanga di batterie (+15% entro il 2030): la IEA calcola che per produrle serviranno almeno dieci impianti equivalenti alla Gigafactory che Tesla sta costruendo in Nevada, in grado di alimentare mezzo milione di auto l’anno in una fabbrica sostenibile di 500 mila metri quadrati nel deserto. Metà della domanda mondiale di batterie verrà dal mercato cinese, davanti a Europa, India e Stati Uniti.

C’è però un elemento potenzialente negativo, che il mercato dovrà affrontare: la richiesta di cobalto e litio, ingredienti chiave per le batterie, potrebbe aumentare fino a dieci volte. E siccome il maggior produttore mondiale è il Congo, dove il lavoro minorile è in evidente conflitto con la sostenibilità, i produttori devono darsi rapidamente da fare per trovare un’alternativa credibile da tecnologie innovative o dall’adozione di nuove materie prime.

Di fronte alla buona notizia dello sviluppo delle auto elettriche ci sono quindi vari problemi potenziali. Un altro ostacolo è che per sostenere una forte crescita occorrerà una rete di distribuzione capillare, perché non si possano ricaricare le batterie solo comodamente di sera, a casa propria… E in viaggio? in autostrada? E se un guidatore partisse da un Paese attrezzato e si trovasse all’estero senza colonnine? Un ulteriore limite è ben più difficile da superare: da dove prenderemo l’energia elettrica con cui sostituire il petrolio? Perché se usassimo ancora fonti fossili per alimentare i veicoli green avremmo eliminato sì l’impatto su scala locale, ma quello globale rimarrebbe invariato. Per non finire con una vittoria di Pirro è necessario quindi aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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