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La carne del futuro? Sarà stampata in 3D

19 marzo 2019 | Scritto da Adriano Fontanari

Abbiamo intervistato Giuseppe Scionti, bioingegnere e CEO di NovaMeat, che ha brevettato un sistema per produrre e stampare carne vegetale in 3D

Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale nel 2050 salirà ai 9,7 miliardi di persone, con un conseguente aumento del fabbisogno di cibo che sarà difficile da fronteggiare. Per quanto riguarda la carne, per esempio, l’attuale sistema di allevamento non riuscirà a soddisfare la domanda dei consumatori. A ciò si aggiunge l’insostenibilità dei prodotti di origine animale in termini di utilizzo di terre coltivabili, di consumo di acqua e di emissioni che vengono prodotte.

Per risolvere questo problema, ricercatori e imprese di tutto il mondo stanno lavorando a soluzioni alternative alla carne “tradizionale”, sperimentando dei sostitutivi vegetali o coltivandola in laboratorio.
La sfida, dunque, è riuscire a produrre un alimento che abbia il gusto, la consistenza e l’aspetto della carne animale, pur essendo priva di sostanze di origine animale.

Proprio a questo sta lavorando anche Giuseppe Scionti, ingenere italiano, che con la sua startup NovaMeat ha ideato un metodo per stampare carne vegetale in 3D.

Impactscool lo ha intervistato, per sapere qualcosa di più sulla sua invenzione e comprenderne impatto e applicazioni.

 

Quale è la tua invenzione e come nasce?

“L’invenzione utilizza una tecnologia di tissue engineering (ingegneria dei tessuti), in particolare la biostampa, che ho adattato per fare in modo che, invece di costruire un tessuto biocompatibile per applicazioni in ambito medico-veterinario, mi permettesse di fare tessuti commestibili con una consistenza meccanica ed una apparenza simili ad un pezzo di carne animale.

 

Come è nata l’idea?

Tutto è iniziato un giorno quando ho deciso di biostampare un orecchio in 3D e mi sono accorto che era davvero simile in termini di consistenza ed apparenza ad un orecchio vero, inoltre era composto da ingredienti naturali. Ho deciso quindi di farlo vedere ai miei colleghi e mi hanno detto scherzando che faceva un pò schifo e che non sembrava un orecchio vero. In quel momento ho capito che quello che avevo creato poteva avere altre applicazioni, diventando un modello di carne alternativa.
Mi sono quindi confrontato con importanti chef stellati (Ferran Adrià e Celler de Can Roca) per valutare idee su come applicare questa tecnologia per costruire un sostituto della carne che avesse l’apparenza, la consistenza e le stesse proprietà nutrizionali di un muscolo di animale, ma solo utilizzando ingredienti naturali di origine vegetale.
La creazione in laboratorio di un muscolo bioingegnerizzato con la capacità di contrarsi comporta un consumo energetico maggiore rispetto a quello necessario per produrre un sostituto vegetale della carne.

 

A questo proposito, cosa offre oggi il mercato?

Nel campo della carne vegetale c’è il filone degli hamburger che hanno il gusto della carne animale come gli Impossible Burger, ma non hanno la stessa consistenza fibrosa.
Diversamente, la carne di The Vegetarian Butcher, ha una consistenza fibrosa ed è basata sulla soia, con un gusto simile al pollo. Il nostro brevetto permette di avere allo stesso tempo la consistenza, l’apparenza ed il gusto della carne animale.

 

In che modo?

È possibile ottenere l’apparenza della carne animale grazie ad una tecnica presa in prestito dalla biomedicina, che permette appunto con una stampante 3D di costruire tessuti, biomimetici, che imitano la natura.

 

Quali sono le possibili applicazioni?

Si prevedono due fasi di applicazione di questa tecnologia. La prima di prototipizzazione e ricerca, riguarderà, ospedali, agenzie spaziali e ristoranti innovativi. La carne verrà stampata utilizzando diverse capsule tipo Nespresso (es. pollo, mucca tonno) e una stampante robusta. In ospedale, per esempio, sarà possibile fornire cibo con consistenza e proprietà nutrizionali personalizzate, per i pazienti e per chi soffre di disfagia (quindi con problemi di deglutizione).
Un altro utilizzo riguarda le agenzie spaziali. Gli astronauti non possono mangiare solo cibi liofilizzati o liquidi altrimenti i muscoli della masticazione, che non vengono più utilizzati, si riassorbono, diminuendo il volume anche del tessuto osseo della mandibola per mancanza di masticazione. Questo sarà un problema nel prossimo futuro per i viaggi lunghi, dove sarà necessario fornire agli astronauti una dieta variata ed equilibrata. Mescolando questa polvere con acqua e tramite una stampante sarà quindi possibile produrre cibo personalizzato.
La fase due, riguarderà la produzione di massa, cercano di utilizzare la tecnologia come alternativa alla carne animale anche nei supermercati. In questa fase non sarà possibile utilizzare le stampanti 3D attualmente in uso (essendo strutturalmente molto lente) ma occorrerà utilizzare sistemi industriali con grandi macchine e contenitori.

 

 

Quale impatto può avere questa invenzione?

L’applicazione della mia invenzione non si limita alla produzione di una valida alternativa alla carne animale, ma avrà molteplici ricadute anche sull’ambiente. L’attuale sistema di allevamento è insostenibile, non solo per questioni etico-morali ma anche per la produzione di gas serra (es. metano) che ne deriva, pari al 15% delle emissioni totali.
I terreni utilizzati potrebbero essere utilizzati per avere molte più proteine e calorie se si utilizzassero per coltivazioni di origine vegetale.
L’aumento della popolazione determinerà un fabbisogno di proteine che l’allevamento non sarà in grado di fornire, data la mancanza di terre coltivabili a sufficienza. Attualmente infatti circa l’83% di tutte le terre coltivabili riguarda l’allevamento animale. Questo problema verrebbe mitigato da una produzione di carne alternativa, tra l’altro priva di antibiotici ed ormoni.
Non è da trascurare il vantaggio di confezionare e pastorizzare la carne prodotta tramite il mio sistema. Questo sarà particolarmente utile a supporto delle popolazioni che vivono nelle zone rurali o poco accessibili del pianeta, dove è difficile trasportare i prodotti per lunghi tragitti.

 

I prossimi obiettivi?

Stiamo valutando la possibilità di produrre carne incorporando dei farmaci utili a combattere malattie endemiche ormai presenti da decenni in specifiche aree rurali del Pianeta.

Adriano Fontanari
Adriano Fontanari

Adriano Fontanari, appassionato di economia sanitaria e digital health, è studente magistrale in Innovation Management.Nel 2016 ha co-fondato un servizio di supporto e orientamento per le persone che soffrono di una malattia cronica.

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