Future is now

L’uomo è una tecnologia esponenziale?

10 luglio 2019 | Scritto da Tommaso Spezzacatena

L’essere umano ha impiegato milioni di anni per scoprire il fuoco e solamente 70 anni per passare dall’aereo dei fratelli Wright all’Apollo 11. Come mai? In questo articolo cercheremo di analizzare alcuni fattori che hanno contribuito all’accelerazione umana degli ultimi secoli

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad un‘importante crescita dell’innovazione e della ricerca. Questa tendenza può essere confermata analizzando il continuo trend positivo di nuovi brevetti depositati. La nascita e lo sviluppo di queste innovazioni sta completamente rivoluzionando la nostra quotidianità.

Per darvi un’idea della velocità di questo processo innovativo basti pensare che il primo Iphone è stato lanciato negli USA nel 2007 e prima di allora pochissimi potevano vantare una connessione internet sul cellulare. Oppure che Facebook è stato lanciato per scopi commerciali solo nel 2004 e 11 anni dopo aveva già raggiunto il miliardo di utenti e anche Airbnb nacque in quegli anni. L’elenco è potenzialmente infinito. È necessario fermarsi un attimo per accorgersi a quale velocità le cose stiano evolvendo.

Ma come mai l’uomo ha cominciato a correre a questo ritmo? Per rispondere a queste domande possiamo provare a immaginare l’uomo come se fosse una tecnologia esponenziale, che negli ultimi secoli ha trovato un metodo che gli abbia permesso di crescere e migliorarsi sempre più velocemente. Infatti, se consideriamo che dalla comparsa dell’uomo sapiens sulla terra circa 200/300 mila anni fa alla scoperta della ruota, avvenuta intorno al 3500 a. C., siano passati all’incirca 244 mila anni e che invece dalla scoperta della ruota alla motorizzazione di massa ne siano bastati all’incirca 5400, forse significa che qualcosa di straordinario debba essere successo anche all’uomo stesso.

 

L’esponenzialità dell’invenzioni. Provando a dimostrare questa esponenzialità dell’essere umano facciamo riferimento al bestseller dell’economista, nonché collaboratore del Financial Times, Tim Harford, “Fifty Things That Made The Modern Economy” dove ha raccolto le 50 invenzioni che secondo lui hanno rivoluzionato il mondo. Ora, prendendo le 50 invenzioni riportate nel libro e sommandone altre 13 che Harford aggiunse nel 2016 durante una trasmissione radiofonica della BBC e distribuendole nel tempo otteniamo il seguente grafico.

Come si può immediatamente notare il numero d’invenzioni attribuibili al periodo che va dal 1800 al 2000 è nettamente maggiore rispetto agli altri periodi (sebbene questi rappresentino 300 anni in più). La curva qui riportata risulta molto simile ad una curva esponenziale a base 2, a dimostrazione del notevole tasso di crescita raggiunto dall’uomo negli ultimi secoli.

Ma ora la domanda è: cos’è successo in questi ultimi 2 secoli da rendere l’umanità in grado di sostenere questo tasso di crescita? Molto probabilmente è successo che l’uomo ha più o meno compreso quale fosse la ricetta giusta per trovare, nel minor tempo possibile, una soluzione ai propri problemi. Dal XVII secolo infatti si sono create le condizioni (politiche, economiche, culturali…) necessarie per poter cambiare per sempre il corso dell’umanità.

 

Il metodo scientifico. Provando a citarne qualcuna nello specifico potremmo partire dalla figura di Galileo Galilei e dalla prima rivoluzione scientifica. Galilei, infatti, fu il primo a fornire una metodologia accurata alla ricerca scientifica, grazie al suo processo scientifico di convalida delle ipotesi pose le basi per lo sviluppo della scienza moderna. Questa ha sicuramente fornito la conoscenza teorica necessaria per poter affrontare i problemi pratici dei contemporanei e ha dato una forte spinta all’innovazione, perché come sappiamo innovazioni e ricerca scientifica di base sono beni complementari.

 

Gli aiuti giuridici. Altro fattore che si è rivelato fondamentale per la crescita dell’innovazione è l’istituto giuridico del brevetto. Quando nacque il brevetto? Un proto-brevetto sembra fosse già diffuso durante l’antica Grecia a Sibari, successivamente se ne ha traccia durante il Rinascimento, quando fu concesso a Filippo Brunelleschi per aver inventato il Badalone (chiatta fluviale per il trasporto di marmi). Ma in generale erano casi sporadici, non era una prassi istituzionalizzata. A riprova di ciò ad esempio c’è il fatto che Leonardo da Vinci fosse solito inserire volutamente piccoli errori all’interno dei suoi progetti al fine di rendere più difficile il furto dell’idea (si veda ad esempio le manovelle del “carro coperto” di Leonardo, palesemente al contrario).

Solo nel 1474, nella repubblica di Venezia, assistiamo per la prima volta alla realizzazione di una legislazione organica in tutela delle invenzioni e, successivamente, in Inghilterra grazie a Giacomo I, che introdusse l’istituto dei brevetti attraverso lo statuto dei monopoli (1623-24). Sempre in Inghilterra però bisognerà aspettare la prima rivoluzione industriale per vederne un’applicazione sistematica, in particolare Christine MacLeod, docente in Economic and Social History all’università di Bristol, notò che dal 1750 ci fu una forte e costante crescita di brevetti in campo tessile e della produzione di energia (anche se in quegli anni depositare un brevetto costava 120£ a fronte di un salario annuo medio di circa 50£).

 

La crescita dei consumi. La prima rivoluzione industriale è forse un altro tassello in questa nostra breve ricerca. Infatti, in quegli anni l’incremento tecnologico umano crebbe molto. L’incremento di reddito, seppur limitatamente ad alcuni individui, spinse i proto-industriali ad inventare e realizzare nuovi prodotti per riuscire ad aumentare la loro quota di mercato e accalappiare nuovi clienti. L’aumento di nuovi beni di consumo è confermato da Maxine Berg, docente di storia presso l’università di Warwick, che sostiene che durante la prima rivoluzione industriale circa 1/3 dei brevetti tessili fossero legati a beni di consumo.

 

La cultura. Un altro fenomeno che sta alla base del cambio di rotta dell’umanità è sicuramente il diffondersi dei circoli culturali e delle idee positiviste nonché l’alfabetismo di massa che ha dato la possibilità a numerosissimi individui di formarsi tramite la lettura di manuali e temi specialistici, come spiega lo storico Joel Mokyr nel suo libro “The Gifts of Athena: Historical Origins of the Knowledge Economy”. La diffusione dell’istruzione ha poi, stravolto completamente la ricerca, che oggi viene spesso fatta da gruppi di studiosi, da pool di ricercatori (e non più da solitari geni come in passato) che insieme riescono nelle sfide dove uno solo, anche se geniale, non avrebbe modo di risolvere.

 

Le grandi imprese. Infine possiamo presumere (con riferimento alle analisi dell’economista austriaco Joseph Schumpeter) che prima delle rivoluzioni industriali ci fosse poca innovazione perché le imprese erano di piccola dimensionee, per lo più artigiane e quindi non avessero né l’interesse né le risorse finanziarie e/o tecniche per poter sostenere i costi dei processi innovativi.
Un fattore che favorì il diffondersi di grandi imprese fu sicuramente la creazione delle imprese a responsabilità limitata. Facendo riferimento agli studi condotti dalla dottoressa Kristine Bruland dell’università di Oslo, la loro introduzione consetì alle imprese di crescere di dimensione più velocemente poiché s’instituì una differenza tra i soci che investivano solamente il capitale e i soci che si occupavano operativamente dell’impresa. Questa distinzione permise a chi possedeva capitale, ma non aveva le capacità o il tempo da dedicare ad un’attività imprenditoriale, di poterlo consegnare a quei soggetti che più ne avevano bisogno, ossia le imprese, e aiutarle ad intraprendere le costose attività di R&S.

Le prime industrie a sostenere sistematicamente spese per la R&S furono infatti le grandi industrie farmaceutiche tedesche del XIX secolo, prima solo gli astati o i signori (insomma quello che è oggi il potere pubblico) potevano permettersi di investire risorse nella ricerca. Ricerca che probabilmente era ancora più costosa perché svolta da pochi individui che avevano a disposizione scarse risorse.

 

La situazione oggi. Spostandoci velocemente ai giorni d’oggi è chiaro che tutti i punti sopra citati sono oggi più sviluppati che mai, dall’investimenti pubblici nella ricerca (si veda ad esempio l’agenzia governativa statunitense DARPA o l’italianissimo CNR) all’istruzione di massa (il numero dei laureati in Italia dal 1945 al 1995 è aumentato di circa 7 volte) dalla crescita dimensionale dell’imprese (la globalizzazione ha permesso di creare veri e propri colossi mondiali) alla crescita dei consumi ecc. Tutto ciò che fu alla base dell’accelerazione tecnologica umana è ancora certamente una parte fondamentale dell’innovazione di oggi, che può essere riassunta da questi dati.

Ad esempio riferendoci ai dati storici del numero dei brevetti depositati da parte dell’ENEA, (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, possiamo facilmente notare che in 60 anni i brevetti depositati sono cresciuti di 900 volte. Oppure riferendoci al numero di brevetti depositati in Asia dal 2004 al 2015 i quali si sono moltiplicati di circa 10 volte nella sola Cina.

Tommaso Spezzacatena
Tommaso Spezzacatena

Tommaso Spezzacatena è attualmente iscritto al 3 anno della facoltà di Economia e Commercio a Torino. Da sempre appassionato di innovazione e futuro e in particolar modo al campo della robotica, Tommaso collabora con un giornale che parla di startup e nuove tecnologie. Da maggio 2018 è diventato ufficialmente Future Activist.

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