Future Society

Il futuro della scuola è a portata di tutti

13 settembre 2018 | Scritto da La redazione

Un altro anno scolastico è appena iniziato e sembra un buon momento per interrogarsi su come evolverà la scuola nel futuro. La tecnologia può davvero aiutarci a imparare di più e meglio? A quali strumenti digitali ci affideremo per studiare?

“Da grande farò il dottore, ma il dottore dei robot”. Così si è sentito rispondere l’insegnate di informatica Vassilios Spachos, che nell’avanzatissima smart city di Trikala, in Grecia, dirige il primo laboratorio di informatica di una scuola pubblica greca. Se per qualcuno l’affermazione dello studente di Spachos potrebbe essere quasi visionaria, è però il sintomo di un grande cambiamento in corso: i ragazzi e le ragazze di oggi sono pronti per il futuro, e sanno che ci sono nuove opportunità pronte per essere colte all’orizzonte.

Opportunità che dovrebbero trovare terreno fertile nel mondo dell’istruzione: anche la scuola, infatti, deve fare un salto in avanti e fornire a studenti e studentesse gli strumenti più adeguati per affrontare il futuro e tutte le sfide ad esso connesse.

Un’istruzione di qualità, per tutti

Nel 2015 l’UNESCO ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un programma d’azione per l’abbattimento della povertà e la diffusione di uguaglianza e pari opportunità in tutto il mondo, che prevede un elenco di obiettivi da raggiungere nel prossimo decennio. Tra i 17 Sustainable Development Goals uno, in particolare, è dedicato a “garantire un’istruzione di qualità che sia inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento durature per tutti”. Per riuscire a raggiungere questo obiettivo, il report dell’UNESCO prevede che nei prossimi anni avremo bisogno di più insegnanti, e molto più preparati.

Non è difficile, quindi, capire l’attrattiva che i nuovi sistemi di robotica e Intelligenza artificiale possono avere in questo settore: potrebbero fornire supporto agli insegnati umani nel preparare le lezioni, individuare quali sono le materie più adatte per un’istruzione più completa, raggiungere le scuole delle comunità più remote, ma anche migliorare l’esperienza degli studenti con disabilità grazie a strumenti più adeguati.

Anche se a qualcuno i robot-insegnanti fanno ancora un po’ paura, in molti fanno notare che questi strumenti potrebbero essere estremamente utili per un’istruzione più accessibile e fruibile a tutte le latitudini del mondo. Forse invece che “rubare” il lavoro dei nostri figli, questi robot saranno in grado di prepararli per carriere che oggi noi fatichiamo ad immaginare.

Insegnanti-robot e dove trovarli

O almeno così la pensa Thomas Frey, ex ingegnere di IBM e fondatore di DaVinci’s Institute, una società di networking che promuove l’innovazione tecnica a diversi livelli. Secondo Frey, infatti, tra soli 14 anni imparare dai robot sarà pratica comune, soprattutto per i più giovani. Questo non significa che i “bot educativi” sostituiranno interamente gli insegnanti in carne e ossa ma, molto semplicemente, che il loro utilizzo potrebbe fornire nuove opportunità e risorse a tutti gli studenti per raggiungere le loro ambizioni.

Ma sicuramente avremo bisogno di umani in cattedra ancora per molto tempo: “Gli insegnanti fanno molto affidamento alle interazioni personali per fornire supporto ai propri studenti e capire di cosa hanno bisogno” – ha spiegato Rose Luckin, professoressa dell’University College London Knowledge Lab, un centro di ricerca che studia come i media digitali possono influenzare l’educazione – “Finora, nessun sistema digitale è ancora riuscito a superare gli umani in questo ambito”. Secondo Luckin in futuro ci saranno sistemi di Intelligenza artificiale che lavoreranno, piuttosto, come assistenti degli insegnanti: potrebbero gestire attività come l’elenco delle presenze, o le valutazioni degli studenti, ma anche aggiornare gli insegnanti con nuove idee per le lezioni. In questo modo, il carico di lavoro si alleggerirebbe e consentirebbe agli insegnanti di dedicare più tempo e risorse ai ragazzi.

Un primo esempio di questa tecnologia è già in sperimentazione in Nuova Zelanda, dove in una scuola primaria è arrivato Will: un avatar digitale che usa l’Intelligenza artificiale per insegnare ai ragazzi. Per ora, Will è solo un volto su uno schermo con cui gli studenti possono interagire e si focalizza su una sola materia, le energie rinnovabili. Ma questo risultato fa già ben sperare per le applicazioni future di questo strumento.

L’immancabile lato oscuro

Queste tecnologie, però, si stanno già facendo dei nemici: a cominciare dagli studenti di alcune scuole cinesi in cui sono stati installati dei sistemi di sorveglianza in grado di individuare i liceali distratti. Questo sistema, attivo da marzo nella scuola di Hangzhou nella Cina orientale, usa un sistema di riconoscimento facciale che, grazie a tre telecamere installate nella parte anteriore dell’aula, scannerizza i volti degli studenti e ne determina l’espressione facciale. Questo “occhio intelligente” avvisa l’insegnante in tempo reale se nota che uno studente appare distratto. L’insegnante può anche visualizzare un rapporto alla fine della classe che fornisce una media delle espressioni di ogni studente.

Il sistema scolastico cinese è già notoriamente molto esigente e una tecnologia come questa non fa che aumentare la pressione sugli studenti, la cui salute mentale può essere messa a rischio. Uno di loro ha spiegato: “Non oso distrarmi da quando hanno installato le telecamere nelle aule. È come se un paio di occhi misteriosi mi osservassero costantemente”.

“Gli studenti non sono macchine. Ogni essere umano può avere dei momenti in cui la sua mente vaga”, ha scritto un utente su Sina Weibo, l’equivalente cinese di Twitter.

Insomma, il riconoscimento facciale può essere d’aiuto quando si tratta di incastrare i criminali, ma è giusto usarlo per obbligare gli studenti a stare attenti a lezione? In molti sono sicuri che, quando si tratta di tecnologie applicate al mondo dell’istruzione, ci siano usi ben più utili.

La redazione
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