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Obiettivi Onu 2030: a che punto siamo con lo sviluppo sostenibile

19 luglio 2018 | Scritto da Stefano Tenedini

Povertà, fame, ambiente, energia, acqua, salute: a tre anni dal lancio dei 17 progetti per lo sviluppo sostenibile il progresso è ancora lento. E le Nazioni Unite si affidano ai giovani e alla rete globale per non perdere l’entusiasmo e attivare i cambiamenti.

Tre anni fa le Nazioni Unite hanno fissato con entusiasmo 17 obiettivi destinati a cambiare radicalmente l’approccio con il futuro e la crescita. Ed entro il 2030, seguendo la tabella di marcia fissata dagli SDG, i Sustainable Development Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, dovremmo avere compiuto passi importantissimi per porre fine alla povertà e diffondere uguaglianza e pari opportunità nel mondo. Ma non ci riusciremo. Non al ritmo attuale. E non solo in molti degli obiettivi i progressi sono lenti e disomogenei tra le varie regioni del pianeta: a volte la situazione sta addirittura peggiorando, stiamo perdendo colpi. Certo, in molti ambiti la situazione sta migliorando, ma non si percepisce la concreta accelerazione del cambiamento in cui i promotori speravano.

“La trasformazione sta avvenendo troppo lentamente: i mutamenti climatici e i conflitti violenti degli ultimi anni hanno contribuito a peggiorare le crisi alimentari e aumentare il numero di abitanti delle zone più povere costretti a spostarsi”, ha detto Francesca Perucci, responsabile dei servizi statistici dell’Onu presentanto i dati nella relazione sugli SDG. Di contro, anche nelle aree in cui i progressi ci sono, il loro ritmo non è sufficiente per stare al passo con gli obiettivi. È presto per alzare bandiera bianca, ma si può fare di più?

Gli obiettivi sono oggettivamente molto ambiziosi, perché non si limitano ad annunciare la lotta senza quartiere alla povertà, ma la sua eliminazione, “ovunque e in ogni sua forma”, così come “la fine della fame nel mondo, il raggiungimento della sicurezza alimentare, un miglioramento della nutrizione e la promozione dell’agricoltura sostenibile”. Inoltre l’Onu si è impegnato a migliorare istruzione, salute e accesso all’acqua pulita. Ma anche lavoro, eguaglianza di genere, infrastrutture, energia pulita, produzione sostenibile, giustizia… un progetto straordinario o un libro dei sogni?

 

 

In molti settori i progressi non sono sufficienti, in particolare per i più poveri e le persone vulnerabili. C’è stato qualche sviluppo per le donne (i matrimoni precoci in Asia sono calati del 40% dal 2000), ma resta aperta la sfida delle sfide: la lotta alla povertà. Le popolazioni denutrite stanno aumentando. Nel 2015 non ricevevano abbastanza cibo circa 780 milioni di persone, salite a 815 l’anno dopo. I giovani disoccupati sono tre volte più degli adulti e tre persone su dieci non hanno accesso all’acqua potabile.

Insomma, si risolvono vecchi problemi e se ne affacciano altri: cambiamenti climatici, crisi economica e crescente urbanizzazione stanno frenando il raggiungimento dei target. Ma il traguardo non è perso: sono diminuite le famiglie costrette a vivere con meno di 2 dollari al giorno, la povertà assoluta è in lento ma costante calo e si fanno passi avanti nell’accesso alla sanità, con il tasso di mortalità materna e infantile che si è ridotto di oltre un terzo.

L’Onu deve però trovare in fretta un modo perché l’entusiasmo per il progetto SDG 2030 non si spenga. Perciò ha creato un network informativo per raccogliere e diffondere dati sull’andamento dei 17 obiettivi e stimolare soprattutto i giovani, che saranno i principali protagonisti e beneficiari di un futuro che sia davvero sostenibile ma pure di crescita.

Fra i vari strumenti c’è SDG Tracker, che presenta i dati di tutti gli indicatori disponibili sui database Onu e traccia i progressi verso gli SDG: cittadini più consapevoli potranno così spingere i propri governi ad agire. C’è l’Help Desk SDG, un accesso online per strumenti, notizie, esperienze, consulenze e occasioni di apprendimento e azione. Invece la misura della distanza tra obiettivi e traguardi raggiunti la fornisce Dashboard 2018, che aiuta a identificare le priorità e fa la classifica dei Paesi in base alle prestazioni. Infine è stata lanciata una vera e propria call to action a tre anni dal via, con l’obiettivo di sfidare organizzazioni, governi e istituzioni, influencer e cittadini a darsi da fare per accelerare la traformazione.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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