Future Society

“Rinnovarsi per innovare”, una nuova prospettiva nella formazione

22 gennaio 2019 | Scritto da Giovanna La Vecchia

Abbiamo intervistato Danilo Carboni, con cui abbiamo parlato di formazione, neuroscienze e cambiamento

Il mondo del lavoro cambia ad una velocità che possiamo definire esponenziale. In questo contesto la formazione e l’acquisizione di competenze trasversali diventano fondamentali.
Danilo Carboni, coach e facilitatore, professionista nell’ambito della formazione comportamentale, da oltre vent’anni si occupa delle “persone”, da ogni angolazione, con differenti metodologie che utilizza, affiancandole ad uno studio ed un approfondimento costanti. Uscire fuori dagli schemi più o meno consolidati per rinnovare vecchie impostazioni ormai superate e non più efficaci. Questa, in sintesi, la nuova prospettiva. Ma analizziamo come realizzarla.

La sperimentazione, la curiosità, la ricerca ed uno spirito vivace, oltre ai risultati conseguiti nel tempo, hanno “stimolato” Danilo Carboni a “stimolare”, “perché se è pur vero che io trasmetto in poco tempo più informazioni possibili, il mio compito principale è realizzare in ognuno dei miei interlocutori la capacità di produrre loro stessi risultati e vantaggi. Potrebbe sembrare semplice, oggi poi con tutte le tecnologie a disposizione molti penseranno che non sia neppure necessaria una figura “umana” di riferimento. E invece non è così”.
Dalle modalità innovative nella gestione delle aule (non più la classica aula di formazione), allo studio dell’apprendimento attraverso stimoli e approcci metodologici profondamente diversi dal passato. Attività metaforiche, oltre a quelle puramente mentali, utilizzo della capacità cognitiva, ma anche di quella emotiva, studio ed analisi delle cosiddette “altre intelligenze” che vanno coordinate. L’intrattenimento è di sicuro tra le abilità del facilitatore, perché “le persone imparano meglio quando provano delle emozioni associate in contesti diversificati con molteplici sollecitazioni”.

Danilo Carboni

 

Danilo Carboni si è raccontato per i lettori di Impactscool.

“La formazione comportamentale vista come mezzo per lo sviluppo della persona a 360 gradi mi ha sempre affascinato e mi ha permesso di approfondire con grande curiosità tutte le discipline e le metodologie che ho trovato utili allo scopo. Mi sono così interessato di PNL (programmazione neuro-linguistica), Intelligenza Emotiva, Coaching, ho attinto da conoscenze derivate dalla psicologia e dalle neuroscienze integrandole e utilizzandole in ogni ambito in cui “la persona” agisce, si muove, crea, impara. E ancora ho verificato sul campo i risultati ed ho adattato la teoria alla pratica negli anni lasciandomi contaminare dal nuovo mondo in continuo movimento ad una velocità vertiginosa, consapevole del fatto che siamo responsabili di un processo necessario di adeguamento da cui dobbiamo lasciarci “aiutare” per poter “aiutare”.
Essendo una persona pragmatica e orientata all’obiettivo cerco e studio modelli che facilitano più rapidamente possibile ed in modo duraturo l’apprendimento degli adulti. Da qui i miei approfondimenti e specializzazioni nelle metodologie di formazione metaforiche ed esperienziali in modalità indoor ed outdoor. Ho partecipato alla progettazione e realizzazione di numerosi programmi innovativi per lo sviluppo delle competenze in ambito risorse umane, confrontandomi con aziende operanti in differenti settori di mercato. Credo molto nel network e nella condivisione; dal mio punto di vista tutte le occasioni di scambio sono preziose. Per questo sono anche attivo in varie associazioni operanti nell’ambito della formazione dell’apprendimento degli adulti presiedendo per diversi anni nel direttivo regionale di “AIF” (Associazione Italiana Formatori).

La formazione con quali obiettivi per il mercato?

Mettere al centro l’uomo; questa deve essere la parola d’ordine anche e soprattutto nel mondo della formazione. Le persone sono passate in secondo piano rispetto al lavoro, ai processi e ai risultati di business e questo sistema a lungo andare non può che collassare. Alcune società se ne stanno accorgendo puntando su sistemi di welfare interno e di valorizzazione dell’individuo. Uno di questi è la formazione, ma di quale tipo di formazione parliamo?
La formazione che io propongo vuole promuovere la cultura del rinnovamento partendo dall’uomo. La formazione del capitale umano è ancora il fattore vincente nei processi di innovazione aziendale. È   necessario riscoprire il valore dell’essere umano e del suo cammino verso la propria realizzazione altrimenti non c’è più futuro per noi. L’apprendimento vero e duraturo delle persone sarà basato sul coinvolgimento di tutte le dimensioni umane. Mente, cuore, corpo, spirito, pensiero, sentimento, azione, relazione, sensi.

Neuroscienze e nuove conoscenze sul funzionamento dell’essere umano. Quanto è importante nel processo di formazione?

Gli adulti imparano quando siamo in grado di stimolarli attraverso nuovi punti di osservazione della realtà in modo significativo e credibile per loro.
L’Andragogia, disciplina che studia l’apprendimento degli adulti, ha già teorizzato tutto questo e le neuroscienze oggi, svelando scientificamente il funzionamento del nostro cervello, stanno confermando alcuni concetti teorici e facendo nuovi approfondimenti. Ad esempio oggi si sa con certezza che l’essere umano presenta cellule neuronali anche in altri organi che non sono il cervello. Abbiamo neuroni anche nel cuore e nell’apparato digerente. Dunque le nostre decisioni ed i nostri comportamenti sono la risultanza della combinazione di informazioni che provengono da ‘centri di pensiero’ diversi e con caratteristiche differenti.

Qual è l’impatto dei cambiamenti sul nostro cervello?

Ci sono cambiamenti innescati dalla globalizzazione, dalle nuove tecnologie ed i canali di comunicazione. Tutto sta cambiando esponenzialmente e anche il nostro cervello cambia. La neuroplasticità del cervello permette un adattamento continuo, soprattutto nelle giovani età. Questo vuol dire che anche i sistemi e metodi legati all’educazione ed alla formazione devono cambiare perché rischiano di essere inadeguati al nuovo fruitore. Questa sarà la sfida del formatore/facilitatore/coach del futuro. In 20 anni di esperienza a contatto con il mondo della formazione ho assistito da una parte ad una profonda trasformazione dell’audience ed un’altra ad uno scarso adeguamento del comparto formativo. Per questo mi sono prodigato in associazioni e comunità di settore per avviare un processo di rinnovamento. Oggi le persone sono più orientate alla rapidità dell’informazione e sono molto più distratte. Tenerle in aula per otto ore è una violenza e soprattutto risulta poco efficace per non dire inutile. Le persone tendono a privilegiare sempre di più il canale visivo, l’esperienzialità, il coinvolgimento emotivo ed i supporti tecnologici adeguati.
Questo è quello che dobbiamo essere in grado di offrire per il futuro.

L’importanza oggi di metodologie innovative a diretto contatto con la persona. Quanto è necessario in un mercato sempre più ricco di tecnologia e strumenti di facile utilizzo?

Sono necessari nuovi approcci all’apprendimento sia in fase progettuale sia in fase realizzativa. Le domande cruciali da porsi sono:

– Qual è lo scopo della formazione oggi?

– Come deve essere la nuova formazione per assolvere al suo scopo ed essere efficace?

– Chi è il formatore? Cosa rappresenta e cosa deve essere in grado di interpretare?

  1. Oggi lo scopo della formazione comportamentale non è istruire ma facilitare l’apprendimento. Le persone sono considerate parte attiva del processo ed in grado di dare delle risposte migliori alle sfide che si pongono innanzi e che continuano a cambiare.
  2. Una formazione che tenga conto dei cambiamenti e che sia disposta a cambiare seguendo le inclinazioni sia dei singoli che del nuovo mondo.
  3. Allo stesso tempo un autore, un regista, un attore, un critico deve progettare percorsi sempre nuovi ed avvincenti, saper spiegare il progetto e condurre gli aspetti organizzativi cooperando insieme ad altre figure (HR, organizzatori, tecnici, docenti), interpretare il suo ruolo di conduttore ed intrattenere il pubblico in modo elegante e credibile. Infine deve saper trarre delle indicazioni dai risultati del suo operato per migliorarsi e migliorare il processo.
    Alcune metodologie innovative: Action Learning, E-learning, business game, uso della metafora, story telling, teatro d’impresa, teatro forum, cinema, outdoor training, brain storming, coaching, comunità di pratica, laboratori creativi…un nuovo mondo affascinante che deve essere presentato e rappresentato con vitalità e forza. Bisogna essere incisivi e attivi, non aggressivi né dominanti (come spesso accade con la tecnologia), bisogna lasciare spazio all’altro affinché si senta protagonista del suo stesso cambiamento, non utilizzato per il cambiamento, ma determinante con la sua unicità, singolarità, specificità. Questo il ruolo fondamentale del formatore.

Previsioni sul domani?

Ci potrà essere un ritorno alla persona. Non saranno i contenuti a fare la differenza, ma il modo attraverso il quale vengono serviti. Il ‘come’ sarà sempre più importante rispetto al “cosa”. La formazione prettamente tecnica, funzionale solo all’acquisizione di istruzioni specifiche operative, sarà delegata a sistemi tecnologici ed all’intelligenza artificiale. Spariranno gli addestratori/istruttori umani. La formazione comportamentale sarà mista. Una parte di acquisizione di modelli teorici e nozioni di base sarà gestita da piattaforme di e-learning e/o intelligenza artificiale e la parte pratica rimarrà in mano a facilitatori esperti che dovranno sviluppare competenze specifiche molto elevate (intelligenza emotiva, tecniche e metodologie di apprendimento). Gran parte della formazione avverrà on-line attraverso piattaforme di scambio”. Tutto questo, però, non deve far paura, mi riferisco soprattutto alle vecchie generazioni, tutt’altro, rappresenta uno stimolo incredibile, una nuova sfida, un importante traguardo, ma solo se l’insieme dei vari elementi verrà considerato come un unico complesso e ricco “pacchetto”. Bisogna imparare sempre di più ad integrare. L’errore, credo, risieda proprio in questa “mancata visione”. Il progresso, la velocità, l’eccesso e l’abbondanza di ogni cosa, ci spinge a “spacchettare” individuando di volta in volta una sola parte, delle molteplici, sulla quale concentriamo poi tutta la nostra attenzione. Non bisogna mai perdere di vista la vitalità e la grande forza racchiusa in un insieme prezioso ed indispensabile. Tutto è sano se viene compreso e vissuto nella collaborazione e nello scambio. È vita ed è futuro. Il compito della mia generazione è di saper trasmettere questo messaggio ai giovani.

Giovanna La Vecchia
Giovanna La Vecchia

Giornalista, scrittrice, capo ufficio stampa, ha studiato a Roma dove ha vissuto per trent’anni collaborando con La Repubblica nella sezione viaggi e cultura. Autrice di due romanzi (Le apparenze e Skandha) e di una silloge di poesie (Se perdo me) ha collaborato con numerose case editrici per la stesura e la pubblicazione di racconti, favole, prefazioni, recensioni e guide turistiche.

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