Giovani e futuro

Il lavoro cambia e con lui l’attività del recruiter: come si selezionano i lavoratori di domani?

13 dicembre 2019 | Scritto da Thomas Ducato

Ne abbiamo parlato con Aldo Razzino, headhunter, fondatore di Open Search Network e creatore della piattaforma Open Data Playground

Gestire il flusso della grande quantità di dati che raccogliamo, analizzarli ed estrapolare informazioni rilevanti per il proprio business. Sono queste le caratteristiche del data scientist, la figura che secondo uno studio condotto dell’Università Niccolò Cusano è in testa alla classifica dei “7 lavori più ricercati del 2020”. Il data scientist, come il data engineer e il data architect, sono professioni sempre più richieste dal mercato, ma allo stesso tempo molto specializzate, difficili da individuare, ma soprattutto da valutare.

Le gare di recruiting.  Come individuare il miglior candidato possibile, misurando le reali conoscenze e competenze? Un sistema che si sta diffondendo sempre di più nel panorama internazionale è quello delle gare di recruiting, che consentono di mettere alla prova il candidato invitandolo a risolvere un problema. In questo modo il recruiter ha la possibilità di selezionare solo persone realmente motivate e di scongiurare il rischio che la scelta possa essere condizionata da pregiudizi relativi al percorso di studi o caratteristiche personali.

Open Data Playground è una delle piattaforme che si occupano di gare di recruiting. Nata a settembre 2019, specializzata in gare per profili STEM italiani, in Italia e all’estero, ha attualmente 9 gare live, con 5 clienti differenti ed è stata utilizzata per realizzare  l’Hackathon dell’evento di Machine Learning che si è appena svolto a Genova, C1A0 Expo.

Abbiamo parlato della piattaforma e dell’evoluzione del mondo della selezione del personale con Aldo Razzino, fondatore di Open Search Network e creatore della piattaforma.

 

Hai iniziato a fare il recruiter nel 2007, quando si parlava ancora poco di professioni legate ai dati. Come hai iniziato a lavorare nel settore?

Faccio il recruiter dal 2007 e ho iniziato lavorando in Italia. Dopo 3 anni per motivi personali mi sono trasferito a Londra, dove ho continuato a svolgere questo tipo di attività, anche se con un’altra azienda. Inizialmente facevo il recruiter principalmente su profili con competenze in ambito ERP/SAP, mentre durante la mia esperienza in UK ho iniziato ad ampliare il mio focus di ricerca, pur mantenendo una specificità sui profili Technology e con il mercato italiano. Con il tempo ho iniziato a maturare il desiderio di cambiare ambiti e cercare nuovi stimoli. Forte di una serie di contatti che ho continuato a coltivare dalla mia prima esperienza in Italia e grazie all’investimento e al supporto di un cliente ho lanciato la mia società.

 

E così è nata Open Search Network…

Era il 2013 e devo dire di aver trovato un tessuto, quello di Londra, molto favorevole all’imprenditorialità. Quello dei recruiting è un settore in cui è difficile reinventarsi o creare qualcosa di completamente nuovo: ho quindi puntato ad utilizzare una strategia diversa, utilizzare un modello vincente all’estero, la specializzazione, in un mercato generalista… Ho mantenuto un focus sul mercato italiano, dove avevo mantenuto e sviluppato il mio network e ho creato una società specializzata sul mondo dei dati: nonostante eravamo una realtà piccola, e lo siamo ancora oggi, la specificità ci ha dato la possibilità di ritagliarsi la nostra fetta di mercato, offrendo garanzie e velocità che solo chi è molto specializzato può offrire.

 

Cosa significa?

Sappiamo bene chi sta cercando determinate figure e quali sono le conoscenze e competenze che cerca. È “una nicchia della nicchia”, certo, ma questo ci consente di essere un riferimento in questo settore in forte evoluzione. Il valore aggiunto di questo approccio garantisce una maggiore penetrazione nel cliente, avendo clienti fidelizzati con cui completi multipli progetti di ricerca: il cliente inizia a vederti più come un partner più che come un semplice fornitore. Inoltre, la nostra specializzazione ci ha permesso di raggiungere clienti che, partendo da solo, non avrei nemmeno immaginato.

 

Lavorate con il mercato italiano pur avendo la sede a Londra. Come mai questa scelta?

Quando sono partito nel 2013, vivevo già a Londra da 3 anni ed eravamo ancora in Europa.  Ho iniziato a contattare i miei vecchi clienti, proponendo loro un servizio dedicato a profili in ambito Advanced Analytics e per il tempo, davvero innovativo per il nostro mercato. Ai tempi non si parlava nemmeno di Brexit ed essere in UK non creava alcun problema a lavorare sull’Italia. Quello di viaggiare è sempre stato un vantaggio: mi ha permesso di confrontarmi con i diversi contesti e le figure più ricercate, rimanendo vicino al mio mercato pur vivendo “oltre manica”.

 

Quando c’è stata una svolta nella vostra crescita?

Una svolta è stata quando abbiamo deciso di abbandonare completamente i “vecchi mercati” e abbiamo iniziato a dire no ai mandati che ci venivano proposti se non erano nelle nostre aree di competenza. In questo periodo, quando siamo diventati Full Data Oriented, abbiamo avuto anche la fortuna che il nostro nome è arrivato a Diego Piacentini, che stava finendo di costruire il suo team big data in Italia. Abbiamo supportato il team Digitale ed è stata un’esperienza illuminante. 

 

Come è avvenuto, invece, il contatto con le gare di recruitment?

All’inizio abbiamo collaborato con una piattaforma che esisteva già e che ci permetteva di ospitare le gare per i nostri clienti e abbiamo testato il modello.  Qualificare un esperto in ambito dati è complesso ed è difficile verificarne le reali competenze. Come head-hunter è davvero rischioso individuare in autonomia il profilo migliore. E quando sei in una nicchia sbagliare è molto rischioso: è facilissimo compromettere il lavoro fatto, soprattutto quando i clienti iniziano a chiedere profili senior con competenze specifiche. All’inizio di Open Search Network puntavo tanto sul mio network e le competenze a me vicine, poi ho capito che ci serviva qualcosa di diverso.

 

E quello con le gare è stato un colpo di fulmine…

Organizzare una Data Challenge   è un ottimo modo per ingaggiare il candidato. Al cliente potrebbero arrivare meno CV, ma chi si propone è davvero interessato perché investono il loro tempo libero, spesso durante il week end, per risolvere il problema che gli hai assegnato. Uno degli inconvenienti dei processi di recruiting è la controfferta che viene accettata in fase finale di processo Con le gare questo rischio viene ridotto in maniera sensibile.

 

Anche qui, però, a un certo punto è maturato il desiderio di sviluppare una vostra piattaforma. Perché?

Siamo tutti società data driven, i nostri dati sono i contatti e ci siamo accorti che affidandoci a piattaforme esterne stavamo regalando valore all’esterno. Per questa ragione abbiamo deciso di realizzare una nostra piattaforma di gare, specializzata sul recruitment e in particolare, che facesse leva sulla Community STEM che abbiamo sviluppato con Open Search Network negli ultimi 6 anni. Nell’ultimo anno, quindi, è nato Open Data Playground che è andato live a settembre. Su Open Data Playground si possono organizzare data challenges per Graduate, Senior & Experts ed eventi del settore. Abbiamo già attive 9 gare, a due mesi dal lancio, con 5 diversi clienti, e abbiamo avuto l’onore di ospitare un hackathon di 24h, a Genova, il 14 novembre, dove si sono confrontanti a colpi di modelli 8 team e 38 partecipanti in totale.

 

Com’è andata?

L’hackathon era l’evento di lancio di C1A0, il primo expo internazionale a Genova sull’intelligenza artificiale, che si e svolto lo scorso 15 e 16 novembre. La gara, strutturata con IREN, lo sponsor dell’evento, è andata bene. Open Data Playground è stata utilizzata per la prima volta per un evento di 24 ore, con più team in competizione tra di loro nello stesso momento. È piaciuta la funzionalità della classifica in real time e le caratteristiche della piattaforma, funzionali anche per gare di questo tipo, oltre che per processi di recruitment.

 

Avete già altri eventi in programma sulla piattaforma?

Al momento abbiamo in fase di conclusione due gare, per un Senior Data Scientist e un Data Architect e abbiamo altre quattro competizioni in corso di svolgimento. A gennaio organizzeremo un hackathon per l’Associazione di Data Science degli Studenti Bocconi e stiamo lavorando un progetto per la primavera di cui però non posso ancora raccontarvi granchè… Posso dirvi però che sarà focalizzato su Sostenibilità e Futuro!

 

Quali sono i vantaggi per il candidato?

Fare la gara è un modo per il candidato per dimostrare le proprie competenze analitiche, su problemi reali, ancora prima di andare dal cliente; per il cliente è un modo per fare brand awareness, candidate attraction, engagement & evaluation in maniera innovativa e “gamificata”. Non tutte le corporation sono come Google, Facebook o Amazon, pronte per valutare i data expert  e utilizzando i vecchi modelli di valutazione si rischia di  i candidati migliori fossero esclusi dalla selezione per il loro percorso, a volte un po’ atipico o particolare e non per le loro competenze analitiche

 

In che senso?

A volte riceviamo delle richieste da parte di clienti che decidono di aver bisogno di un data scientist perché si muovono sulla base di quello che fanno i competitor. Ci sono percorsi che prima non venivano considerati, che a volte si discostano da quelli tradizionali, come fisica, astrofisica, neuroscienze, linguistica computazionale che sono molto adatti per determinati lavori in ambito dati, ma spesso le aziende italiane non li considerano. Fare una Data Challenge permette a tutti dimostrare le proprie capacità in ambito analisi, gestione e manipolazione dei dati. Passare da una piattaforma come Open Data Playground risolve in larga parte questo problema.

 

E anche il problema del Gender Gap può essere in qualche modo arginato?

Il problema Gender Gap c’è, in Italia come all’estero. Forse in alcuni Paesi, in Europa e del mondo, sono un po’ più aperti a uscire da alcune convenzioni. C’è più il valore del lateral thinking: chi ha un profilo differente rispetto a quello classico può portare qualcosa in più al contesto aziendale, innovazione e inventiva. Le competizioni, anzi, se strutturate in maniera classica, possono aumentare il Gender Gap. E quindi minare il principio per cui partecipare ad una gara aumenta la possibilità di essere valutati per le competenze e il potenziale. Per arginare questo problema stiamo collaborando con dei ricercatori universitari per testare il modo migliore di strutturare le competizioni.

 

Come la tecnologia ha cambiato e sta cambiando il settore?

Io ho iniziato a lavorare nel settore quando LinkedIn era ancora uno strumento giovane e poco utilizzato, soprattutto in Italia. Oggi è la piattaforma principale, come anni fa lo era Monster, ed e un esempio di come utilizziamo l’intelligenza artificiale senza nemmeno saperlo. Il recommendation system di LinkedIn che ci suggerisce dei profili, è un sistema che lavora nel backend da anni, che nel tempo migliora sempre di più. Questa è stata una prima rivoluzione. È diventato, poi, tutto molto proattivo e iperconnesso: la “caccia” viene fatta con metodi nuovi che hanno affiancato, ma non sostituito, quelli tradizionali. La tecnologia sta agevolando e velocizzando il lavoro. Ci tengo a sottolineare, però, che nonostante la tecnologia abbia un ruolo sempre più importante, ritengo che il rapporto umano rimanga insostituibile. Il network su cui basi il tuo lavoro, deve essere reale e sviluppato in maniera costante.

 

Chiudiamo con il concetto di Open, alla base (e nel nome) dei tuoi progetti. Cosa significa per te questa parola?

Il concetto di Open per noi è alla base del lavoro. Io faccio questo mestiere perché sono una persona aperta, a cui piace parlare e confrontarsi con gli altri, mettere in contatto persone. Ritengo che oggi non abbia alcun senso essere chiusi, è il mondo stesso ad essersi aperto. Questo concetto di apertura cerchiamo di portarlo nella nostra attività di ricerca, offrendo il nostro network e il nostro playground ai nostri contatti.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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