Robotica e AI

Conosciamo Claire, il futuro europeo dell’intelligenza artificiale

14 marzo 2019 | Scritto da Gaetano Fabiano

Una comunità unificata di ricercatori ed esperti di IA, che mette in primo piano i valori umani

Rappresenterà per l’intelligenza artificiale quello che il CERN di Ginevra rappresenta per la fisica nucleare. Ha il nome di una donna ed è sostenuta da ben 2750 esperti ed il suo compito è quello di mantenere l’Europa nella scia dell’innovazione che oggi è trainata da Cina e Stati Uniti, ma non solo. Stiamo parlando della Confederation of Laboratories for Artificial Intelligence Research in Europe, Claire appunto, che avevamo presentato in un articolo di qualche settimana fa.

Durante il simposio del 27 febbraio al Consiglio Nazionale delle Ricerche è emersa la volontà dell’Italia di proporsi, con una città meridionale della Magna Grecia, di ospitare l’hub di Claire riscoprendo così un baricentro dell’innovazione nel mezzo del mediterraneo. È ancora presto per fare previsioni sulla località ma l’Italia ha una importante rappresentanza nella lista dei sostenitori a dimostrazione della forte competenza e dell’interesse in materia.

Boi Faltings, professore di intelligenza artificiale presso l’ École Polytechnique Fédérale de Lausanne, afferma che: “L’intelligenza artificiale avrà un’enorme influenza sulla nostra società e lo sviluppo è attualmente guidato da obiettivi commerciali e militari. Nell’ambito dell’iniziativa CLAIRE, si lavora per spostare l’agenda della ricerca enfatizzando i valori europei di correttezza, veridicità e privacy.

L’obiettivo è, quindi, realizzare un network di centri d’eccellenza dislocati in tutta Europa per evitare supremazie dell’innovazione da chi potrebbe anteporre i propri interessi ai valori etici.

Claire si propone come ecosistema necessario che pone al centro l’uomo, all’avanguardia sui temi etici e sociali che queste nuove tecnologie comportano: Human-centered AI, dunque, in un ambiente multiculturale e multi-stakeholder.

 

Claire abbraccia la vocazione scientifica Europea. Claire si propone come struttura internazionale e multidisciplinare per facilitare la collaborazione scientifica e per fornire a ricercatori specializzati le più avanzate strumentazioni. Inoltre, il laboratorio avrà il compito di ideare, programmare e realizzare progetti di ricerca in collaborazione con università, aziende ed enti a livello nazionale ed internazionale, favorendo così iniziative congiunte.

“Quello che è emerso in modo importante dal simposio di Claire al CNR – spiega Cristina Pozzi, CEO e Co-founder di impactscool che ha partecipato all’incontro – è questa volontà di far convergere sforzi ed energie, creando una collaborazione che vada al di là della politica comunitaria, come dimostra il coinvolgimento del Regno Unito nonostante la complessa situazione della Brexit. Mi auguro che Claire possa contribuire allo sviluppo tecnologico, ma anche alla definizione di principi etici e morali e all’aggiornamento del quadro normativo”.

Rappresenta uno di quei nodi della rete di conoscenza che l’Europa tesse pensando al bene degli individui e della società, sostenendo e promuovendo per scopi esclusivamente pacifici, la cooperazione tra gli Stati europei nella ricerca e nell’innovazione. Claire per l’intelligenza artificiale, il CERN per la fisica nucleare, il Laserlab-Europe per la rete Europea dei laboratori laser o ancora l’Agenzia Spaziale Europea, sono esempi di come si può operare nella vocazione collaborativa favorendo la partecipazione a laboratori, strutture ed istituti dislocati su tutto il territorio Europeo.

Cooperando in maniera congiunta, come l’Europa propone, possiamo spingerci verso orizzonti ambiziosi come, ad esempio, lo Human Brain Project che, sotto la stessa bandiera HUMAN-AI di Claire, rappresenta una delle sfide più straordinarie della scienza moderna, un progetto multidisciplinare che mira a realizzare entro il 2023 una simulazione del funzionamento completo del cervello umano.

 

Perché Claire nasce oggi? Il dibattito sembra essersi vivacizzato negli ultimi anni, fino a portare un’imponente comunità scientifica a rispondere con un’iniziativa importante come Claire. L’intelligenza artificiale, però, è argomento di discussione da diversi decenni: è del 1950, infatti, un articolo dal titolo “Computing machinery and intelligence” in cui Alan Turing proponeva il quesito “Can machines think?”.

Ma allora perché abbiamo iniziato a parlarne così tanto solo oggi?

Molte tecniche di AI sono basate sui dati: per essere bene addestrate, verificate o sperimentate necessitano di grandi quantità di informazioni, sempre più generati dagli utenti. Solo alcune grandi aziende possono disporre dei dati realmente utili per migliorare lo sviluppo della propria intelligenza artificiale. Si pensi, ad esempio, al riconoscimento facciale: chi possiede foto per oltre un miliardo di volti utili per l’addestramento automatico? La disponibilità di grandi quantità eterogenee di dati, Big Data, generati dagli utenti è il vero punto di rottura tra le possibilità della ricerca accademica e quelle della ricerca industriale, per questo oggi le aziende riescono a fare evolvere rapidamente determinate tecnologie rispetto agli enti di ricerca, ed è per tali ragioni che serve un riequilibrio.

Ma l’intelligenza artificiale non è, e non può diventare, solo ciò che le aziende riescono a confezionare. Claire si propone per un equilibro etico necessario sull’intelligenza artificiale facendo confluire nella propria rete menti brillanti e finalizzando le ricerche per obiettivi di pace e benessere per l’umanità, appunto come il CERN di Ginevra.

Gaetano Fabiano
Gaetano Fabiano

Gaetano Fabiano è appassionato di innovazione, tecnologie emergenti in ambito Big Data e Intelligenza Artificiale. Vive a Firenze, dove lavora come consulente per sviluppare soluzioni nella sfera della digital trasformation.

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