Robotica e AI

I robot sono già attorno a noi e non ce ne siamo accorti

11 luglio 2019 | Scritto da La redazione

Quando parliamo di robot immaginiamo, forse perché un po’ viziati dal cinema e dalla fantascienza, cyborg umanoidi intelligenti al nostro servizio. La robotica invece, anche se non ce ne accorgiamo, è già tutta intorno a noi

Ricordate il fantastico Johnny 5? È il simpatico robot protagonista del film Corto Circuito del 1986 entrato nel cuore di molti appassionati. Johnny 5, insieme a Terminator, Bender del cartone animato Futurama e ai droidi di Star Wars ha creato un immaginario viziato della figura del robot: tendiamo, infatti, a immaginarli sempre con caratteristiche umanoidi e capaci di fare praticamente tutto e di più. Forse proprio questa aspettativa ci porta a ignorare i robot che già ci circondano e che sono praticamente ovunque.

 

Un robot a casa.  La nostra casa è il nostro regno, sarebbe strano se non ci accorgessimo di chi ne varcasse i confini per stabilirsi fra le sue mura, eppure nelle abitazioni in cui viviamo si trovano già moltissimi robot, semplicemente non li riteniamo, forse sbagliando, tali. I più inflazionati, probabilmente già presenti in casa nostra da anni, sono i famosi robot da cucina, macchine in grado di seguire molti degli step intermedi di una ricetta facilitandoci il lavoro di preparare i pasti. Ma in un robot, oltre alla capacità di svolgere semplici compiti ci aspettiamo un minimo di intelligenza e innovazione e un frullatore che ci ha creduto troppo non sempre rientra in questi parametri.

Ci basterebbe abbassare lo sguardo, però, per incrociare un robot ben più sofisticato a cui abbiamo fatto già l’abitudine: il Roomba e gli altri robot aspirapolvere. Nonostante il compito tanto semplice quanto, dal nostro punto di vista, ingrato, questi robot sono un concentrato di innovazione:  sono infatti in grado di tracciare i confini delle stanze, orientarsi, capire da soli quando è il momento di pulire e quando è giunto quello di tornare a ricaricarsi, il tutto con la capacità di reagire ad imprevisti come ostacoli lungo il percorso o gatti che preferiscono non essere mossi dal loro posto.

 

Il mio collega robot. Il mondo del lavoro per forza di cose ha un rapporto più stretto con l’innovazione e quindi anche con la robotica. Sono anni, se non decenni, che vediamo, soprattutto nel settore industriale, robot in grado di assemblare automobili o sistemi per manipolare merci, ma se una volta si trattava di macchine relativamente semplici, oggi questi cobot, ovvero collaborative robot, sono stati progettati per occuparsi di compiti ripetitivi, particolarmente difficili o pericolosi, in maniera intelligente.

I cobot sono specializzati nello svolgimento di compiti specifici che “imparano” direttamente sul campo. Possono essere più o meno autonomi e, a differenza dei robot industriali tradizionali che per funzionare hanno bisogno di essere programmati, i cobot in genere apprendono memorizzando e replicando le manovre che gli sono state mostrate pochi minuti prima dal “collega” in carne e ossa. Tra i due non c’è nessuna separazione fisica: possono lavorare a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Una convivenza resa possibile dal fatto che i robot collaborativi sono dotati di sofisticati meccanismi di sicurezza, basati sul controllo della forza e sul costante monitoraggio di quanto avviene attorno a loro.

 

La nostra salute in mani robotiche. L’operato dei robot non si ferma nelle fabbriche, un posto di lavoro in cui li ritroviamo sempre più spesso e in cui il loro aiuto si sta rivelando prezioso è il campo medico. Sistemi robotizzati per la chirurgia sono sempre più diffusi permettendo operazioni sempre meno invasive e rischiose. Questi robot, per quanto avanzati, sia nell’aspetto che nelle funzionalità, si comportano, però, più come assistenti e estensioni delle capacità umani che come entità autonome.

Diverso è il discorso per Moxi, l’infermiere robot: ruote al posto di piedi, un braccio per interagire con l’ambiente e un volto amichevole animato su uno schermo. Il suo compito è quello di trasportare materiale medico e campioni in giro per l’ospedale.

 

Sono simili a noi. Per andare incontro alle nostre aspettative bisogna dire che esistono anche robot umanoidi, macchine che, più o meno, cercando di replicare l’aspetto degli umani, chi in maniera inquietante, chi in maniera “carina e coccolosa”. Un esempio è iCub, il robot bambino dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, o Asimo, robot umanoide che corre e batte i calci di rigore. Si tratta di macchine avanzate capaci di imparare e migliorarsi ma che trovano un’applicazione per lo più nella ricerca e non nella commercializzazione – visto anche il prezzo proibitivo.

I robot sono ovunque, macchine intelligenti che svolgono i compiti più disparati, se però le nostre aspettative sono ancora disilluse è dovuto forse al fatto che sono troppo elevate: per vedere robot davvero intelligenti, capaci di compiere tantissimi compiti per cui non sono stati programmati e magari anche con un aspetto vagamente umano c’è ancora da aspettare. In compenso c’è chi, come la Boston Dynamics, sta lavorando per portare un assaggio della robotica così come ce la immaginiamo nelle nostre case: il robot quadrupede multifunzione Spot infatti è appena stato messo in commercio.

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La redazione
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