Robotica e AI

Oltre la tecnologia: come prepararsi al successo nell’Era dell’IA

5 giugno 2019 | Scritto da Thomas Ducato

Una ricerca realizzata dalla Dale Carnegie fotografa il rapporto tra mondo del lavoro e intelligenza artificiale, offrendo numerosi spunti di riflessione sul futuro di questa tecnologia.

L’intelligenza artificiale è tra noi e sta entrando in misura sempre maggiore nella vita dei cittadini e nei processi delle aziende. Ma come reagiscono le persone ai progressi dell’IA? Se lo sono chiesti alla Dale Carnegie, punto di riferimento nel campo della formazione aziendale e individuale, che ha fotografato la situazione attraverso uno studio. La ricerca, in particolare, ha analizzato atteggiamenti e aspettative di lavoratori provenienti da diversi settori e da aziende con dimensioni differenti, coinvolgendo oltre 3.500 persone, dai CEO ai collaboratori esterni, di 11 Paesi, Italia compresa.

Ottimismo, ma con riserva. Nonostante a un primo sguardo sembri prevalere l’ottimismo verso l’intelligenza artificiale, i dati raccontano di una situazione ben più complessa. Se, da un lato, il 44% degli intervistati concorda sul fatto che l’intelligenza artificiale porterà impatti positivi, dall’altra quasi due terzi sono almeno un po’ preoccupati di perdere il lavoro nel prossimo futuro a causa dei progressi tecnologici. Per alcuni, però, la rivoluzione è già iniziata: il 23% degli intervistati ha dichiarato che l’intelligenza artificiale e l’automazione stanno già influenzando i loro ruoli e un altro 44% si aspetta che questo avvenga nei prossimi 1-5 anni.

Fiducia nella leadership dell’azienda, trasparenza e consapevolezza nei propri mezzi. Lo studio ha identificato tre elementi che aiuterebbero i collaboratori a sentirsi più positivi riguardo all’IA: fiducia nella leadership dell’azienda; trasparenza che si traduce in una chiara comprensione di ciò che fa l’intelligenza artificiale; certezza di possedere tutte le abilità per affrontare la transizione verso l’adattamento ai cambiamenti portati dall’IA. In questo ultimo aspetto, in particolare, giocheranno un ruolo fondamentale alcune soft skills come creatività, abilità comunicative, spirito critico, lavoro di squadra.

Abbiamo chiesto a Mark Marone, direttore dell’istituto di ricerca di Dale Carnegie Training, di commentare per noi i risultati di questa ricerca.

 

Come è nato questo studio?

Alla Dale Carnegie Training conduciamo ricerche su argomenti importanti per i nostri clienti e l’intelligenza artificiale è qualcosa su cui molti di loro stanno lavorando: quasi un terzo degli intervistati in questo sondaggio ha affermato che la loro azienda sta già utilizzando in qualche modo l’intelligenza artificiale. Secondo uno studio di PwC, questa tecnologia avrà un impatto economico di 15,7 miliardi di dollari nell’economia mondiale da qui al 2030. Ovviamente, in Dale Carnegie Training, il nostro focus non è sulla tecnologia alla base dell’IA, ma sulle dinamiche umane che influenzeranno la sua implementazione nel mondo del lavoro.

 

In Europa e nei Paesi scandinavi sembra esserci una minore consapevolezza sull’impatto che l’intelligenza artificiale avrà nei prossimi anni e, allo stesso tempo, una minore apertura verso questa tecnologia. Secondo voi perché?

La consapevolezza e l’apertura verso l’intelligenza artificiale sono fortemente correlate. Per tutti gli esseri umani è più facile fidarsi di qualcosa che capiscono. Più le persone hanno familiarità con la tecnologia, più le loro aspettative nei confronti del suo impatto saranno positive. Questa è una delle osservazioni chiave che abbiamo tratto dai dati raccolti e suggerisce che i leader dovrebbero rendere prioritaria la formazione dei loro dipendenti sui sistemi di IA che intendono utilizzare e sul loro funzionamento.

 

Dall’indagine emerge chiaramente come, per convivere con l’IA, sia necessaria una maggiore comprensione della tecnologia stessa. Come intervenire in questo senso?

Le persone non si aspettano di capire ogni dettaglio tecnico. Vogliono solo essere sicure che l’IA stia prendendo decisioni corrette e che sia in grado di spiegarle. Ciò non significa che le aziende debbano rivelare il codice sorgente per ogni algoritmo o evitare l’uso del deep learning. Significa, piuttosto, che gli esperti dovrebbero sviluppare tecnologie in grado di spiegare la relazione tra input e risultati, evidenziando i fattori che guidano le decisioni dell’intelligenza artificiale. Questo diventa fondamentale quando l’IA viene utilizzata per prendere decisioni che influiscono direttamente sulle persone, come per esempio selezionare il personale o valutarne produttività e prestazioni.
L’altro aspetto chiave sarà il modo in cui saranno comunicate queste decisioni. Le persone possono dare risposte diverse se sono a conoscenza del fatto che una decisione è stata presa una macchina e non da un essere umano. Più la decisione è sensibile, più importante sarà per le persone che questa venga comunicata da persone fidate e qualificate.
Quindi, anche se l’intelligenza artificiale suggerirà decisioni per noi sulla base dei dati, i leader umani dovranno valutare se considerare tali indicazioni ed eventualmente comunicarle in modo chiaro, empatico e convincente al lavoratore.

 

Un altro aspetto che permetterebbe di accettare più facilmente la tecnologia è legato alla capacità di adattarsi a questo cambiamento. Che ruolo dovrà avere la formazione continua in questo contesto e quanto sarà importante sviluppare le cosiddette soft skills, anche attraverso percorsi mirati?

Le persone devono sentirsi sicure di poter sviluppare le competenze necessarie ad adattarsi ai nuovi ruoli. Questo è fondamentale per le aziende perché le macchine non possono fare tutto da sole, uomini e tecnologia dovranno collaborare.
I sistemi di IA superano già gli umani nell’esecuzione di molti compiti di routine e la gente lo percepisce. Il 68% degli intervistati nel nostro sondaggio ha affermato che ottenere una formazione aggiuntiva sarebbe molto o estremamente importante per evitare di perdere il proprio posto di lavoro.
In futuro gli umani saranno ancora necessari per gestire la tecnologia stessa, ma lo saranno anche in situazioni non di routine e per svolgere compiti che richiedono alti livelli di intelligenza sociale e creativa. In questo senso le aziende dovrebbero prendere in considerazione il rafforzamento della creatività, del pensiero critico e delle abilità sociali dei propri dipendenti, un elemento che è stato confermato nel nostro sondaggio. Più di 7 intervistati su 10 hanno ritenuto che le competenze trasversali, piuttosto che le competenze complesse (come scienza, matematica, tecnologia e ingegneria) saranno fondamentali per essere competitivi e necessari. Le aziende che aiutano i lavoratori a sviluppare queste abilità avranno non solo dipendenti più capaci, ma anche l’opportunità di aumentare la fiducia della propria forza lavoro nei loro confronti.

 

Quanto influisce la questione della privacy sulla mancanza di fiducia in questa tecnologia?

L’IA porta una serie speciale di preoccupazioni quando si tratta di fiducia. La privacy è una di queste. Nel nostro sondaggio, il 63% degli intervistati è almeno moderatamente preoccupato per problemi di privacy e il 67% è preoccupato per problemi di sicurezza informatica. I dipendenti devono essere sicuri che le informazioni contenute nelle loro comunicazioni non verranno utilizzate in modo inappropriato.
Le violazioni dei dati, che hanno già colpito così tante aziende, richiedono un trattamento delicato e spesso hanno effetti negativi persistenti e percezioni sull’affidabilità di un’organizzazione.

 

Fiducia nell’azienda (e nella leadership) e intelligenza artificiale: come si legano questi aspetti?

La fiducia è un problema centrale ed è una questione più complicata di quanto potesse apparire. In effetti, abbiamo scoperto che la fiducia dei dipendenti nei confronti delle decisioni riguardo l’implementazione dell’IA ha una relazione inversa rispetto alla posizione occupata nella gerarchia organizzativa. Solo circa un quarto dei dipendenti afferma di avere un alto livello di fiducia nella propria leadership, dato che si attesta a poco meno del 50% per i manager. I dirigenti hanno molta più probabilità di fidarsi degli altri dirigenti, rivelando una potenziale disconnessione tra la leadership e il resto della forza lavoro. Se c’è un problema di fiducia all’interno di un’organizzazione è probabile che implementare l’intelligenza artificiale (o qualsiasi altra iniziativa strategica che viene percepita come una minaccia per i dipendenti) comporti un ulteriore rischio di fallimento.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

leggi tutto