Robotica e AI

Storia dell’immaginario robotico

18 marzo 2020 | Scritto da Alberto Laratro

Nel 1920 veniva pubblicata l’opera teatrale RUR dell’autore cecoslovacco Karel Čapek che coniò il termine robot. A 100 anni di distanza ripercorriamo la storia di come abbiamo immaginato, e quindi creato, gli esseri meccanici

Macchine per impastare e tini per il trattamento del protoplasma chimico sono al lavoro per dare la vita al primo robot. È così che vengono creati i protagonisti dell’opera RUR, Rossumovi univerzální roboti, traducibile come “I robot universali di Rossum”, l’opera teatrale fantascientifica dell’autore cecoslovacco Karel Čapek che ha recentemente compiuto cento anni e ha coniato il termine robot. Nell’opera il nome usato è “robota”, che in ceco indica “lavoro forzato” o “schiavitù”, poi inglesizzato in robot e diffuso in tutto il mondo. Nell’opera i robot sono, in realtà, di natura organica, generati tramite processi chimici, biologici e frutto di biotecnologie. Sarebbero più simili, quindi, ai replicanti di Blade Runner che ai robot positronici di Asimov. La loro storia li porta a diventare da schiavi dell’umanità a nuovi dominatori di un mondo dove l’essere umano si è estinto.

Da allora la narrazione degli uomini meccanici ha passato innumerevoli fasi, da prodigi della meccanica e simbolo della lotta di classe a terribili macchine assassine e misteriose intelligenze altre. Abbiamo provato a ripercorrere la storia di come abbiamo immaginato, e quindi creato, i robot, sottolineando quelli che per noi sono i passaggi chiave.

 

È una questione terminologica. Prima di addentrarci nella storia dei robot è importante capire cosa è un robot: definire nello specifico cosa sia è un compito non poco semplice. Non esiste un consenso, infatti, su una sua definizione. Un’auto autonoma è un robot? E un braccio industriale? In generale possiamo dire che è un robot una macchina in grado di accettare un qualche tipo di programmazione, che sia capace di elaborare dati o percezioni esterne elettronicamente, operare autonomamente in una certa misura, muoversi, operare parti fisiche di sé stesso o processi fisici, rilevare e manipolare il proprio ambiente ed esibire comportamenti intelligenti, in particolare comportamenti che imitano gli esseri umani o altri animali. Una definizione forse un po’ larga che ne definisce più le aree d’azione che la natura vera e propria. Per capire però come è nato il concetto di robot forse ha più senso ricalcarne la storia.

I robot antichi. Esseri artificiali fanno parte dell’immaginario umano dagli albori dei tempi. Gli antichi greci immaginavano un aiutante meccanico per Efesto, la tradizione ebraica ha i Golem, esseri di creta piegati al volere del proprio creatore, simili ai giganti di creta della mitologia norrena. I primi oggetti che, a posteriori, possiamo definire robot risalgono addirittura all’antica grecia: nel 290 a.C. l’inventore e matematico greco Ctesibio creò un orologio ad acqua capace di muovere diverse parti. Nel 300 d.C. nel testo taoista Lieh Tzu viene descritto un uomo meccanico capace di muoversi e dotato addirittura di organi funzionanti. Nel 1300 lo scienziato musulmano Ismail al-Jazari costruì un pavone meccanico.

 

Le prime figure umane meccaniche appaiono con l’arrivo degli automata, robot dall’aspetto antropomorfo capaci di compiere una sequenza di azioni complesse, come scrivere o suonare uno strumento, completamente meccanici. Un intricatissimo sistema di ingranaggi e leve permetteva il movimento di questi robot antesignani che venivano usati per stupire le corti già a partire dal primo millennio. Uno dei più famosi automata è probabilmente quello di Maillardet in grado di disegnare e scrivere poemi, preregistrati su speciali cilindri dentati, come un complesso carillon.

I robot moderni. Eccoci arrivati quindi alla nascita di quelli che possiamo considerare i primi robot, con l’arrivo dell’opera di Čapek del 1920 nasce anche il termine che li descrive e la loro fama, nell’immaginario collettivo, si diffonde a macchia d’olio. Nel 1921 in Italia viene girato il film “L’uomo meccanico”, uno dei primi film di fantascienza italiani a mostrare una battaglia fra robot.

I primi robot autonomi elettronici con comportamento complesso furono creati da William Gray Walter del Burden Neurological Institute di Bristol, in Inghilterra, nel 1948 e nel 1949, ed erano in grado di trovare  da soli la strada verso una stazione di ricarica quando si esaurivano le batterie.

Con l’arrivo della storia contemporanea i robot diventano non solo un soggetto comune per storie e racconti ma anche una parte sempre più concreta della tecnologia umana: i video dei robot della Boston Dynamics invadono i social network, in casa i Roomba puliscono i nostri pavimenti, nelle fabbriche e negli impianti industriali sistemi robotici guidati da intelligenza artificiale sempre più complessi svolgono un ruolo sempre più importante e diversi Stati stanno sviluppando robot bellici in grado di combattere le guerre del futuro per noi. I robot che immaginiamo dagli albori dei tempi sono ormai realtà e, nel bene e nel male, sono qui per restare e diventare sempre più complessi. Ciò che è essenziale è capire come gestire al meglio la loro esistenza e la convivenza con l’uomo per non correre il rischio di fare la fine degli umani di RUR.

Alberto Laratro
Alberto Laratro

Laureato in Scienze della Comunicazione e con un Master in Comunicazione della Scienza preso presso la SISSA di Trieste ha capito che nella sua vita scienza e comunicazione sono due punti fermi.

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